Borse giù ma i titoli di Stato reggono

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Banche greche chiuse per una settimana e Banca Centrale Europea di nuovo in prima linea per fermare un eventuale contagio verso gli altri Paesi periferici dell’Euro-zona, che potrebbe essere innescato dal fallimento definitivo di Atene. Ieri Piazza Affari ha perso oltre il 5,1% dopo una giornata partita male e che stava prendendo una piega migliore fino al rosso di Wall Street, che con un doppio contagio ha di nuovo fatto precipitare le Borse globali. Madrid arretra in chiusura del 4,43%, Londra perde l’1,97%, Francoforte il 3,56% e Parigi il 3,74%.

Una buona notizia è arrivata invece dagli andamenti dei titoli di Stato. In primis il Btp, che ha tenuto botta. La differenza tra Btp e Bund da principio è volata a un soffio da quota 200 punti, per poi chiudere a 159. Anche qui tutto è dipeso dall’intervento di Mario Draghi e dal quantitative easing della Bce.

Secondo diversi analisti, la Bce per mantenere la stabilità dei mercati in questa fase di alta volatilità dovrebbe aumentare il ritmo degli acquisti di titoli di Stato attraverso il piano di quantitative easing, attualmente a 60 miliardi di euro al mese almeno fino a settembre 2016, e attivare contemporaneamente anche l’Omt, uno scuso salva euro, mai lanciato prima.

Temi questi che saranno certamente discussi dal Board Bce di domani nella riunione del consiglio direttivo. Nella realtà in molti sperano che oltre agli strumenti finanziari da Mario Draghi possa arrivare una mediazione politica in grado di far superare l’impasse e trovare in qualche modo una soluzione prima che si arrivi al fatidico referendum di domenica.

D’altronde Atene potrebbe comunque avere ancora un po’ di tempo prima di dichiarare bancarotta. Secondo indiscrezioni, a Bruxelles si starebbe discutendo di un accordo col Fondo Monetario Internazionale e il Fondo Salva-Stati (Efsf) affinchè non pretendano rimborsi immediati. Tutto ciò sebbene la premesse sembrino portare altrove.

Ieri fonti vicine al dossier fanno sapere che se la Bce da un lato sta mediando dall’altro si trova a far rispettare lo statuto (e aggiungiamo noi anche il buon senso). Ha infatti respinto la richiesta della Banca di Grecia di aumentare di 6miliardi il tetto ai fondi di emergenza destinati alle banche greche, pur mantenendo attiva l’attuale linea di finanziamento fino al referendum del 5 luglio.

La corsa a prelevare i contanti dalle banche greche si è intensificata dopo l’annuncio a sorpresa del premier greco Alexis Tsipras dell’intenzione di indire un referendum sulla proposta di assistenza finanziaria offerta dai creditori internazionali.

Preoccupata per i deflussi (i depositi sono crollati dai 120 miliardi di novembre agli attuali 44), la banca centrale greca ha chiesto un secondo paracadute da aggiungere all’attuale di circa 89 miliardi di euro, per coprire l’ammanco previsto. Dimenticando che solo domenica Tsipras aveva provato a rifilare tutte le colpe alla Bce che da sola ha tenuto in piedi per oltre un mese l’economia ellenica.

Intanto, a Borse chiuse, l’agenzia Standard & Poor’s ha di nuovo tagliato il rating di Atene. Secondo S&P’s il default della Grecia è probabile nei prossimi sei mesi. Non a caso ieri si è mosso Barack Obama in prima persona e dalla Cina è arrivato un messaggio univoco. «Abbiamo piena fiducia nell’Ue e siamo pronti a giocare un ruolo costruttivo», ha detto il premier cinese, Li Keqiang.

Come dire, troviamo subito una soluzione prima che la Grecia esploda del tutto.

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