Boschi chiude ai sindacati: scrutini a rischio

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La difficoltà del governo sulla scuola la si percepisce dal fatto che è stata riesumata la “Sala Verde” quella dei mega-incontri sindacali. Convocati dal governo e alla presenza dei ministri Stefania Giannini, Maria Elena Boschi, Graziano Delrio e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, i sindacati c’erano proprio tutti. Perfino i radicali Cobas con il loro leader Piero Ber-nocchi e un’autoconvocata di Bologna che non si è capito come fosse arrivata fin lì.

LA DIFFICOLTÀ del governo, “l’affanno” come lo chiama il M5S, si vede anche dal fatto che il premier ha mandato la fidata Boschi a gestire la riunione e a dettare la linea. La ministra delle Riforme ha infatti tenuto un discorso completo tanto da far dire a Susanna Camusso: “Si vede che si è preparata”. Un intervento “ruffiano”, secondo qualche partecipante, che chiude all’ipotesi di “stralcio con decreto delle assunzioni” e che ribadisce il cuore della riforma, il potere ai dirigenti scolastici: “Come fate a non fidarvi dei presidi” ha spiegato la ministra renziana, “io li conosco bene visto che anche mia madre lo è”. Da qui, una dissertazione sulla filosofia di fondo della riforma, sull’importanza della formazione legata al lavoro, del rapporto dei presidi con il territorio, dell’importanza di sganciare il merito dei docenti alle logiche di categorie e a quelle sindacali. Qui, lo scontro più diretto con i rappresentanti degli insegnanti che percepiscono, ad esempio nell’introduzione di un Comitato di valutazione dei docenti, formato da genitori e studenti, la messa in discussione del ruolo di maestre e professori.

Se Maria Elena Boschi, quindi, ha guidato l’offensiva “culturale” esprimendo un discorso completo, il sottosegretario De Vincenti ha provato a gestire la parte più pratica. Il governo ha cercato di blandire i sindacati offrendo come tavolo di confronto la discussione al Senato dove il provvedimento dovrà trasferirsi dopo il 19 maggio, giorno in cui sarà approvato alla Camera. Da qui, l’enfasi posta alle audizioni che si faranno nella commissione Cultura del Senato, peraltro già ampiamente previste. Il sottotesto dell’offerta, però, è che se qualche modifica potrà esserci, si farà in quella sede. E a non disperare che una modifica possa essere ottenuta è la Cisl che con Annamaria Furlan ha apprezzato molto il fatto che il governo sia stato disposto a dialogare. Anche in Cgil, del resto, si sottolinea che per la prima volta, dopo tempo, si è avviata una più o meno classica trattativa sindacale.

II modo in cui ci si è arrivati però non è proprio lineare. Al momento dei saluti il sotto-sgretario De Vincenti ha congedato tutti rinviando agli incontri al Senato. Solo la protesta di Camusso, a riunione terminata e con tutti i partecipanti in piedi, ha preteso e ottenuto un nuovo incontro nei prossimi giorni dei sindacati di categoria con la ministra Giannini e, dopo la discussione al Senato, un nuovo tavolo a palazzo Chigi.

Quanta disponibilità a modificare le norme e quanto gioco al rinvio ci sia in tutto questo lo diranno i fatti. Renzi con il solito tweet, ha dichiarato che il “dialogo su #labuonascuola è utile. Nei prossimi giorni faremo su questo un #matteorispon-de”. Lui ha in mente la scadenza elettorale del 31 maggio e da quella dipenderanno le scelte future.

N ELL’INCONTRO DI IERI, in

ogni caso, il “dialogo” non si è visto. I sindacati rimangono contrari agli eccessivi poteri ai presidi in termini di assunzione e gestione dei docenti ma hanno chiesto anche di rivedere le norme per gli inserimenti in ruolo dando una prospettiva certa a quanti rimarranno fuori dalle 100 mila assunzioni promesse dal governo (le stime parlano almeno di 180 mila persone).

Dal governo, però, non è venuto nulla. Se le cose rimarranno in questi termini, si potrebbe arrivare alla protesta più dura, quella del blocco degli scrutini alla fine dell’anno che manderebbe in fumo la normale attività scolastica. L’annunciano con decisione i Cobas, ma ne parlano anche la Cgil e lo Snals, il sindacato autonomo molto forte nella categoria. La Cisl e la Uil si sono mantenute più generiche ma non escludono l’ipotesi. Il portavoce dei Cobas, Piero Bernocchi, che ha avuto un duro scambio di battute con la ministra Boschi, che  si è detta “turbata” per le sue parole “irrispettose”, continua a proporre una giornata di manifestazione nazionale il 7 giugno: “Di domenica, dice al Fatto, perché dobbiamo dimostrare che insegnanti, genitori e studenti sono uniti” mentre il governo punta a vantare il sostegno degli “utenti” contro i docenti troppo sindacalizzati. Una protesta già effettuata è comunque quella di ieri contro i test dell’Invalsi. Oltre allo sciopero proclamato dai Cobas c’è stato il boicottaggio da parte degli studenti, “almeno uno su tre”. Boicottaggio definito “inaccettabile” dalla ministra Giannini eppure già esso dimostrazione di uno scontro nel quale il governo s’è infilato e da cui, al momento, non sa come uscirà.

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