Bruxelles e Berlino costrette a trattare ancora con Tsipras

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Costretti a trattare. A Bruxelles l’aria è pessima. Mentre si delinea la vittoria netta di Tsipras, fonti Ue lasciano trapelare lo sconforto: “La verità è che tutti, a cominciare da Angela Merkel, si aspettavano una vittoria del Sì. Non c’era una strategia alternativa”. Nel pomeriggio Merkel vola a Parigi per incontrare il presidente francese Francois Hollande e impostare una linea tutta da costruire (dove l’Italia, di nuovo, non ha voce in capitolo) e in settimana un Eurogruppo con i ministri della moneta unica (i capi di Stato e di governo si vedranno invece domani). Il colpo a sorpresa ha spiazzato i funzionari di Bruxelles. Nessun meeting d’emergenza era stato fissato per oggi. “I ministri non saprebbero di cosa discutere”, sintetizza un funzionario europeo. Il tempo di reazione si misurerà già in mattinata con il verdetto dei mercati, che si preannuncia doloroso.

LA VERA débacle per il Brussels group (come si chiama ora la Troika) è il rapporto di forza con i negoziatori greci. Ieri il governo di Atene ha teso la mano, ribadendo di voler compiere “tutti gli sforzi per chiudere un accordo in 48 ore”. Anche “in 24” per il ministro delle Finanze Yanis Va-roufakis. Bruxelles ha sperato fino all’ultimo di impiccarlo, insieme a Tsipras, al bluff del referendum: ora sarà costretta a trattare con un team pienamente riconfermato. Perfino il fronte interno anti-Syriza si è sfaldato: l’ex premier conservatore Antonis Samaras si è dimesso da Nea Demokratia, mentre i moderati di To Potami, gli alleati di Tsipras che lo avevano invitato a farsi da parte, hanno scelto il silenzio.

IL TENTATIVO di spingere il premier greco a mollare era partito il 29 maggio: l’accordo di massima c’era, poi nell’Eu-rogruppo del giorno dopo – ha rivelato al Financial Times – ai negoziatori greci arriva una bozza rivista e corretta, che ricalca tutta la linea della Troika. A quel punto Tsipras ha sparigliato le carte. Ora si riparte da capo.

Stavolta però l’Ue non ha una linea comune. “Tsipras ha distrutto l’ultimo ponte verso un compromesso”, ha spiegato il nervoso vice cancelliere tedesco (Spd) Sigmar Gabriel. Merkel preme per il piano respinto dal premier greco, che ieri ha alzato la cornetta è chiamato mezza Europa, dal presidente della Bce Mario Draghi ad Hollande, che spinge per una linea più moderata. L’Italia ha mostrato la sua insofferenza con una velina velenosa del Tesoro: “La priorità è la crescita. Un problema più urgente per un paese come la Grecia”. A Bruxelles si sommano i distinguo. Il presidente del parlamento, il tedesco Martin Schulz, volato ad Atene a sostenere il Sì, attacca T-sipras. Il Commissario agli affari economici, il francese Moscovici ha sbottato: “È insopportabile che la Commissione tenga per mano i governi, credendo di essere legittimata a farlo, con riforme burocratiche, che sono più o meno sempre le stesse. Quanto sono più dettagliate, tanto più si dirigono verso la loro destinazione legittima, che è il cestino”. Un segnale chiaro agli uomini del negoziato, fronte Ue: il presin-dente della Commisione, Jean-claude Juncker, del consiglio europeo, Donald Tusk e dell’Eurogruppo Jeroen Dijs-selbloem. Tutti e tre, ieri, sono rimasti in silenzio.

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