Bruxelles non chiude la porta ad Atene, ma per i leader Ue il tempo stringe

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BRUXELLES – Dopo il grande ‘no’ della Grecia alle offerte europee (al referendum di domenica sulle proposte dei creditori gli ‘Oxi’ sono stati il 61,3%, contro il 38,7%), l’Eurozona si risiede al tavolo con Atene, ma il tempo sta ormai per scadere. E mentre Jean-Claude Juncker “non esclude” più un’uscita di Atene dall’euro, il clima che domina gli incontri è carico di sospetto e sfiducia.

Nessuno vorrebbe la Grecia fuori dell’euro, ma allo stesso tempo nessuno ha intenzione di fare troppe concessioni ad Alexis Tsipras che ieri, mentre questo giornale andava in stampa, ha parlato all’Europarlamen-to. All’indomani del referendum da lui stesso promosso, il premier greco si è presentato martedì a Bruxelles senza un piano, ma con una richiesta: un prestito ponte di 7 miliardi per arrivare a fine mese saldando i debiti con Bce e Fmi, e poi negoziare con calma un terzo programma. Ma su questo già arriva il primo ‘no’ dell’Eurogruppo, che aspetta in queste ore, mentre scriviamo, una richiesta formale di aiuti al fondo salva-Stati europeo, per poterla valutare. Ma bisogna fare in fretta: la procedura per richiedere gli aiuti è complessa, perché Atene deve concordare la lista di riforme prima di vedere l’esborso, che serve entro il 20 luglio (quando dovrà restituire 3,4 miliardi alla Banca centrale europea) per evitare il default. Un nuovo vertice è quindi in programma domenica quando, come ha annunciato la cancelliera tedesca Angela Merkel, si riuniranno tutti e 28 i membri dell’Unione. Sempre la Merkel ha ribadito che serve prima una “prospettiva a lungo termine, e quando questa sarà definita allora potremo parlare del breve periodo”, chiudendo così, di fatto, alla richiesta del prestito ponte.

“Non ho mai parlato di scadenze, ma oggi (martedì per chi legge, ndr) dico che abbiamo solo cinque giorni per trovare l’accordo finale, tutti hanno responsabilità di trovare una soluzione”, altrimenti le conseguenze comprendono “il fallimento della Grecia e delle sue banche”, ha detto il presidente dell’Ue, Donald Tusk. E il presidente della Commissione Ue, Jean-Clauda Juncker, dal canto suo spiega: “Non escludo alcuna ipotesi”, al punto che “abbiamo preparato uno scenario di ‘Grexit’ alla Commissione Ue, così come uno di aiuti umanitari, ma quello che preferisco è uno scenario per mantenere la Grecia nell’euro-zona”. “Voglio evitare la Grexit, sono contrario, cercherò di evitarlo fino alla fine”, aveva detto sempre Juncker nel suo primo intervento ufficiale dopo il referendum.

“Se entro domenica non ci sarà un accordo sul nuovo programma di aiuti alla Grecia si andrà verso la Grexit con un programma di accompagnamento” e aiuti umanitari: “non c’è un’altra opzione”, ha detto anche il presidente francese Francois Hollande, che lunedì ha avuto all’Eliseo un faccia a faccia con Angela Merkel.

Nel frattempo il governatore della Bce, Mario Draghi, ha garantito ai leader della zona euro che l’istituto farà tutto il possibile per sostenere le banche greche sino al summit di domenica. Lo ha annunciato la can-celliera tedesca dopo l’Eurogruppo di martedì, sottolineando che al vertice non si è parlato della possibilità della creazione di una moneta parallela.

Da Atene nuove aperture: “Sono pronto a fare uno sforzo per arrivare ad un accordo che garantisca un’uscita dalla crisi” e per questo la nuova proposta del governo greco “include riforme credibili”, ha detto al termine dell’Eurogruppo il premier ellenico Tsipras, aggiungendo che la discussione a Bruxelles “è stata positiva, l’obiettivo è concludere il processo entro domenica”. La nuova proposta di Atene è attesa entro oggi, per essere discussa domani da un ennesimo Eu-rogruppo. L’Eurozona è interessata a trovare una soluzione anche perché il pressing Usa è sempre più forte: “Sono negoziati complicati. Ma per raggiungere un’intesa è necessario essere costruttivi. Il successo è nell’interesse di tutti”, è il nuovo appello inviato dalla Casa Bianca.

Il Fondo monetario internazionale intanto assicura di essere pronto a dare aiuto tecnico alla Grecia, ma non potrà fornire nuovi fondi ad Atene se prima non saranno onorati i debiti preesistenti. E’ la posizione espressa da Chistine Lagarde al premier greco.

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