Caccia al killer, campi rom setacciati «Si costituisce», ma è un’altra bugia

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La caccia all’uomo nei campi rom della Capitale è serrata. I poliziotti cercano ancora i due minorenni che, mercoledì sera, in una folle corsa in auto, hanno falciato nove persone a Boccea, uccidendo la colf filippina Perez Corazon Abordo. Gli agenti hanno setacciato l’insediamento tollerato della Monachina, dove vivono i due fuggiaschi, e perquisito le baracche del vicino via Cesare Lombroso. Dei due zingari, però, nessuna traccia.

Ieri sembrava che la svolta fosse vicina, perché la sorella di uno dei ricercati aveva rassicurato tutti. «Mio fratello si consegnerà oggi pomeriggio», aveva detto in mattinata, indicando addirittura l’orario, tra le 16 e le 17. Ma nessuno si è mai costituito, né lui né il suo compare. Gli investigatori sanno chi sono, hanno le loro foto. Uno dei fuggiaschi è Antony Halilovic, 16 anni e marito di Maddalena, la 17enne già in carcere. L’altro è un fratellastro del rom, che un mese e mezzo fa era stato arrestato per furto e liberato dopo solo 48 ore. Grazie a tanti alias da lui utilizzati è riuscito, nelle ore successive alla strage, a creare scompiglio sulla sua vera identità e sull’età. E forse a guadagnare tempo prezioso per la fuga.

I due zingari pare siano svaniti nel nulla ma i poliziotti sono convinti che qualcuno li stia aiutando a sottrarsi all’arresto e, dopo una serie di accertamenti, sono scattati anche alcuni controlli mirati in appartamenti nella zona di Roma Nord, a poca distanza dai campi nomadi. Gli abitanti della Monachina sono stati nuovamente ascoltati e un minore è stato portato in Questura per verifiche. Sono al vaglio pure i filmati di una telecamera in via Battistini.

Per i tre pirati della strada l’accusa è pesantissima: concorso in omicidio volontario. Al momento l’unica in carcere è Maddalena, moglie di Antony e madre del loro figlio di 10 mesi. La bosniaca ieri sera è stata ascoltata dal gip del Tribunale dei minorenni, Anna Maria Caruso, che ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare nel penitenziario minorile di Casal del Marmo.

«È scossa e si sente responsabile dell’accaduto, anche se non era lei alla guida della macchina», hanno detto i suoi avvocati, Valentino Brunetti e Carola Gugliotta. Maddalena, comunque, non si è sbottonata, continua a non dare dettagli su chi era in auto con lei quella tragica sera. Così come stanno facendo i familiari dei fuggiaschi, che non solo cercano di proteggere i due presunti assassini, ma stanno addirittura mettendo in atto una serie di depistaggi.

All’indomani della strage la madre di Antony aveva prima fatto un appello al figlio: «Torna, sei minorenne, non ti può succedere niente. Andiamo dal magistrato e deciderà cosa fare». Per poi dare invece la colpa al marito quando s’è resa conto che il figlio non intendeva tornare: «Guidava mio marito, andavano dal medico con Antony e mia nuora, corre sempre. lo dico che quello è scemo. Chiedo perdono alle vittime». Nel tentativo di rafforzare la fantasiosa ricostruzione rom proprio il consorte, Bahto Halilovic, era apparso in serata in tv per prendersi la colpa: «Ero io alla guida, mi sono fermato a bere in due o tre bar, come fanno i rom, fanno festa. Ero ubriaco e sono scappato dalla polizia».

Peccato per lui, rimasto fino

a tarda sera in Questura senza essere creduto dagli inquirenti che ora potrebbero accusarlo di favoreggiamento. Mapecca-to soprattutto per Antony, che gli agenti avessero già le idee ben chiare sul fatto che il padre non fosse con lui sulla vettura nel momento dell’incidente.

Ieri una nuova commedia, probabilmente architettata con la convinzione di far guadagnare più tempo ai fuggitivi. All’ora di pranzo la sorella del 16enne ha annunciato: «Mio fratello si consegnerà nel pomeriggio». Avrebbe dovuto costituirsi tra le 16 e le 17 in Questura, ma non s’è mai visto. Thess, la sorella della vittima, ha lanciato un appello:«Se ha un po’ di umanità, si consegni alla polizia. Forse, se si costituisse, un giorno potremmo perdonarlo». Intanto i poliziotti continuano a presidiare il campo, anche per evitare ritorsioni. Gli abitanti temono rappresaglie: «Abbiamo paura che qualcuno possa passare qui sulla strada e lanciarci qualche molotov dentro», hanno detto. Tant’è che, dei circa 20 bambini che frequentano la vicina scuola «Nando Martelli-ni», ieri solo cinque erano presenti. Anche perché, nelle ore della fiaccolata e a poca distanza dal luogo dell’incidente, sono state trovate 4 bottiglie incendiarie, con all’interno benzina e la miccia già pronta. Sarebbero state lasciate da alcuni ragazzi, forse pronti ad usarle contro gli zingari. Ma i carabinieri le hanno sequestrate in tempo.

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