Cambiare sesso adesso si può senza operarsi

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In un’Italia dove la conquista dei diritti è storicamente una impresa, ci pensa la Cassazione ad aggiungere un po’ più di democrazia nel nostro Paese. Sul tavolo un tema socialmente decisivo: il cambio di sesso. La questione, fino a ieri, era graniticamente radicate all’interno della legge 164 del 1982, che subordina il cambio di sesso sulla carta d’identità all’operazione chirurgica. Ora la giurisprudenza indica un’altra strada. I supremi giudici, infatti, accogliendo il ricorso delle rete Lenford per conto di una persona trans di 45 anni hanno stabilito che per ottenere il cambio di sesso all’anagrafe non serve più entrare in sala operatoria.

SVOLTA STORICA per l’Arcigay. Che potrebbe aprire un nuovo percorso (molto più semplice) ai matrimoni gay. Solo un’ip ot e si , ma credibile secondo Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell’Associazione avvocati matrimonialisti Italiani. “Questa sentenza – ha spiegato – potrebbe rappresentare un escamotage per superare gli ostacoli dei matrimoni gay. Ma se così fosse si dimostrerebbe l’ennesima ipocrisia italiana”.

Il verdetto della Cassazione parte da un caso particolare. La ricorrente aveva già ottenuto nel 1999 una sentenza che l’autorizzava all’intervento chirurgico. Nonostante questo aveva rinunciato all’operazione chirurgica, avendo raggiunto nel tempo un equilibrio psicofisico, e vivendo ed essendo socialmente riconosciuta come donna da ormai 25 anni. Ma sia il tribunale di Piacenza che la corte d’appello di Bologna, a cui si era rivolta per ottenere la rettifica dello stato civile in assenza dell’intervento, avevano respinto la richiesta aderendo alla giurisprudenza prevalente. La Cassazione, però, ha scritto il contrario, sostenendo che “la percezione di una disforia di genere determina l’esigenza di un percorso soggettivo di riconoscimento di questo primario profilo dell’identità personale né breve né privo d’interventi modificativi delle caratteristiche somatiche ed ormonali originarie”. E ancora: “Il desiderio di realizzare la coincidenza tra soma e psiche è, anche in mancanza dell’intervento, il risultato di un’elaborazione sofferta e personale della propria identità di genere realizzata con il sostegno di trattamenti medici e psicologici corrispondenti ai diversi profili di personalità e di condizione individuale”. Insomma, d’ora in poi il giudice, a cui comunque bisogna chiedere il cambio di sesso, non può più imporre l’intervento chirurgico. Se questo influenzerà la questione dei matrimoni gay è tutto da capire. Secondo Porpora Marcasciano presidente del Mit (Movimento identità transessuale) “la sentenza elimina un blocco enorme per le persone trans”. Sul tema esiste già un precedente in cui un uomo, dopo aver cambiato sesso, è riuscito a mantenere in piedi il matrimonio con sua moglie. E questo dopo una battaglia legale, vinta grazie a un verdetto della Cassazione che nell’apr ile scorso le ha restituito i diritti legali persi dopo che il comune di Finale Emilia e quello di Bologna avevano imposto il divorzio.

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