Campania a rischio ingovernabilità

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La decisione finale è stata a lungo meditata e a determinarne l’esito travagliato, pare, sia stato l’intervento felpato del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, contrario a un provvedimento ad personam. Così Matteo Renzi, che pensava di “salvare” per decreto il suo candidato in Campania dalla cosiddetta legge Severino, si è trovato costretto a firmare la sospensione di Vincenzo De Luca dalla carica di presidente. Un’altra via sarebbe stata possibile, un provvedimento che indicasse un percorso per la governabilità della Regione, come suggerito dall’Avvocatura dello Stato: un atto che designasse una figura terza per uscire dall’impasse, il più votato o il più anziano dei consiglieri a fare le veci del presidente interdetto.

Ipotesi esclusa, pare, dallo stesso De Luca, che ha preferito la sospensione e adesso spera, con un ricorso urgente al Tribunale, di ottenere in fretta una sospensiva, come accaduto per De Magistris. La partita torna alla magistratura, perché con le opposizioni pronte a impedirgli l’ingresso in aula domani, sarebbe un altro pasticcio se De Luca, destituito dalla legge, nominasse un vice e la giunta, come suggerisce il premier. La decisione del Tribunale, d’altra parte, è tutt’altro che scontata e se il ricorso venisse respinto, Renzi si troverebbe a firmare quel decreto che era già stato pensato, individuando una figura che possa sostituire per 18 mesi il “suo” governatore. Sempre in attesa che la Consulta si pronunci sulla legge del 2012.

LO SCENARIOIl decreto che sospende De Luca è già stato notificato agli uffici del Consiglio regionale della Campania. Domani alle 10, dopo l’insediamento dei consiglieri e la nomina dell’ufficio di presidenza, anche l’Assemblea ne prenderà atto. Ma lo scontro è annunciato: Forza Italia e M5s stanno organizzando manifestazioni per impedire a De Luca l’ingresso. E invece il presidente destituito, e sospeso anche dal ruolo di consigliere, si presenterà. Sembra escluso, che, sulla base possa davvero nominare la giunta. Perché l’avvocato dello Stato Massimo Masella nel parere chiesto da Renzi ha citato una sentenza della Consulta che lascia pochi margini: «È indubbio che la sospensione obbligatoria e di diritto integra gli estremi di un vero e proprio impedimento del presidente, che gli preclude l’esercizio delle attribuzioni connesse alla carica per tutto il periodo della sospensione». Non è invece esclusa l’ipotesi di rinviare la prima seduta del Consiglio, in attesa della decisione sulla richiesta di sospensiva relativa al decreto prefettizio. Gli avvocati di De Luca sono già al lavoro. Studiano il ricorso d’urgenza al Tribunale civile.

IL RICORSOAncora una volta l’ultima parola spetterà alla magistratura. Nel caso di De Magistris, il sindaco di Napoli sospeso dopo la condanna, il Tribunale ha scelto di non entrare nel merito di una questione già affrontata dal Tar e ha concesso una nuova sospensiva del provvedimento firmato dal prefetto di Napoli. Ma nell’ordinanza i giudici hanno detto con chiarezza che l’esito non sarebbe stato scontato se avessero dovuto affrontare la questione ex novo. Un dettaglio che non sfuggirà certo ai legali di De Luca. Si legge nel provvedimento: «Nel processo riassunto la rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione di costituzionalità è stata già affermata e il giudice della cautela, pur a seguito della translatio iudicii, non può compiere una diversa valutazione. Il provvedimento in corso di causa dà vita infatti a un subprocedimento incidentale, come tale privo di autonomia rispetto alla causa di merito già pendente e la situazione che si viene a delineare, a seguito della translatio iudicii, è ben diversa rispetto a quella che si verifica quando, sollevato l’incidente di costituzionalità nel corso di un giudizio, nell’ambito di un diverso processo si ponga la questione dell’applicazione delle stesse norme ritenute da altro giudice non costituzionali».

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