Caso Marò italiani: fallita la via diplomatica, si va verso l’arbitrato internazionale

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Dopo mesi di contatti e trattative tra il governo italiano e quello indiano riguardo il caso dei due Marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che ricordiamo furono arrestati con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani durante una missione nel 2012, adesso essere arrivata la svolta decisiva. La via diplomatica sembra non aver sortito alcun risultato ragion per cui l’Italia avrebbe deciso di procedere con un arbitrato internazionale per stabilire dove si dovrà celebrale il processo, ovvero se in India o se in Italia o addirittura in un terzo Paese.

La notizia è stata riportata nella giornata di ieri da Danilo Taino, sul Corriere della sera, notizia che qualora venga confermata non farebbe altro che segnare un ennesimo fallimento politico del governo che fino a poco tempo fa parlava di soluzione politica.

Sostanzialmente è questo il pensiero del Movimento Cinque Stelle o meglio dei deputati del M5s delle Commissioni Esteri e Difesa. Purtroppo qualora l’Italia dovesse realmente intraprendere questa via, ovvero dell’arbitrato internazionale i tempi si allungherebbero ulteriormente. “Siamo a una svolta se nel giro di pochi giorni Delhi non darà una risposta chiara all’offerta italiana, il caso prenderà la forma di un confronto pubblico e internazionale. Si sono create le condizioni migliori che ci siano mai state per procedere all’arbitrato”, questo quanto riportato nel Corriere della Sera. Sostanzialmente le opzioni possibili al momento sarebbero due, almeno secondo quanto dichiarato dagli esperti di diritto internazionale, ovvero l’arbitrato classico e quello obbligatorio, previsto dalla Convenzione sul Mare e in capo al Tribunale di Amburgo. Nel primo caso, è indispensabile ottenere il consenso dell’India; non soltanto all’arbitrato ma anche alla costituzione ed alle regole di funzionamento del collegio arbitrale e questo comporterebbe dei tempi davvero lunghissimi.

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