Catania, esami falsificati a pagamento: dipendenti Unict condannati

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Condannati a diversi anni di carcere e licenziati due impiegati che lavoravano all’Università etnea e che in cambio di somme di denaro avrebbero fatto superare ben 19 esami a uno studente iscritto alla facoltà di medicina e che si è laureato nel 2013, laurea ovviamente annullata; la somma pagata dallo studente si aggira intono ai 3000 euro, coinvolto anche un altro ragazzo che ha pagamento gli è stato fatto superare un esame.

Le sentenza, emessa con il rito abbreviato, dal gup Alessandro Ricciardolo, ha fruttato sei anni e otto mesi di detenzione a Giovanbattista Luigi Caruso e cinque anni e otto mesi a Giuseppe Sessa con l’accusa comprovata di falso in atto pubblico e corruzione. Assolti invece dal reato di accesso abusivo a sistema informatico; i due impiegati truffaldini inoltre hanno subito anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e e estinto senza diritti aggiunti il rapporto di lavoro con l’amministrazione dell’ateneo.

Le indagini della Guardia di Finanza del Nucleo di Polizia tributaria di Catania hanno appurato che gli studenti si sarebbero rivolti a Sessa l’intermediario di Caruso, che utilizzando la propria password nel centro elettronico dell’Ateneo, avrebbe registrato gli esami in coincidenza con le varie sessioni, e attribuendogli valore aggiunto.

Il rettore Giacomo Pignataro dell’ateneo ha cosi commentato:  “L’entità delle pene nella sentenza di primo grado evidenzia la gravità sociale dei reati contestati. Pur nel rispetto della presunzione d’innocenza dovuta agli imputati sino al passaggio in giudicato, l’Ateneo prende atto del dispositivo emesso dal giudice per le indagini preliminari, davanti al quale il processo si è celebrato col rito abbreviato e ricorda di avere tempestivamente operato per stroncare questo deplorevole episodio di falsificazione annullando i titoli conseguiti abusivamente, trasmettendo gli atti all’Autorità giudiziaria e costituendosi per il risarcimento dei danni prodotti dal reato. Diritto al risarcimento che è stato riconosciuto dalla sentenza e che sarà successivamente quantificato”.

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