«C’è la ripresa»: governo fischiato dai commercianti

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Più della sfilata delle panciere rosse messa in scena domenica da Maurizio Landini (Pancho Pardi, Franco Piperno, Oreste Scalzone, Vittorio Agnoletto, Valentino Parlato: le avanguardie di Coalizione Sociale sono queste) sono i fischi che i commercianti hanno tributato ieri a Federica Guidi, ministro senza infamia e senza lode del governo Renzi, che debbono preoccupare il premier. Che i reperti archeologici del comunismo armato e pacifista gli si oppongano fa gioco a Matteo Renzi: se l’alternativa a lui fossero loro, milioni di italiani firmerebbero subito il contratto per morire renziani. Ma quando a contestare è quel ceto di produttori che dovrebbe costituire il valore aggiunto del Partito della Nazione rispetto al Pd, il discorso cambia.

Il ministro dello Sviluppo Economico nonché figlia di Guidalberto Guidi, patron di Ducati Energia, non è certo accusabile di essere ostile verso l’imprenditoria privata. Né durante il proprio mandato ha fatto qualcosa di particolare per meritarsi quei fischi. Semplicemente, ha fatto poco o niente come tutto il governo. Lei, anzi, a differenza degli altri, ha avuto il buon gusto di tenere un profilo basso (sin troppo, dicono a palazzo Chigi), astenendosi da slogan abuonmercato ehashtaggio-vanilistici. Come tutti gli altri ministri, però, copre un ruolo di risulta ai margini del one-man-show renziano: quando va bene splende di luce riflessa, quando va male succede quello che si è visto ieri.

All’assemblea di Confcommercio, a Rho, la platea si è sollevata proprio quando il ministro si è messo a scimmiottare il premier, intonando la litania della «ripresa» che è partita e della recessione che ormai sta «alle spalle». Disapprovazione anche quando ha provato a rivendicare gli effetti positivi delle poche cose fatte dal governo: «Con gli 80 euro e il taglio dell’Irap abbiamo contribuito alla ripartenza dei consumi e a rendere meno distorsivo il sistema tributario per le imprese».

Chi tira i conti a fine mese sa che le cose non stanno così, e ha reagito fischiando. Non erano fischi solo per la Guidi, ma per Renzi e tutto il governo. Il Centro studi di Confcommercio ha ricordato che a maggio la fiducia delle famiglie e delle imprese è diminuita. La crescita economica, che grazie al deprezzamento dell’euro e del petrolio è confermata, sarà comunque poca cosa (1,1% nell’anno in corso e 1,4% nel 2016) e consentirà solo «un moderato recupero di quanto perso negli anni della recessione». Di questo passo, avverte Confcommercio, ci vorranno quindici anni per tornare ai livelli di vita del 2007.

Sul governo, soprattutto, pesa la responsabilità di non aver riformato il fisco, di non aver saputo tagliare la spesa pubblica e di non aver rimosso lo spettro delle clausole di salvaguardia, che rischiano di far salire di tre punti l’aliquota Iva nei prossimi anni: il modo perfetto per strozzare nella culla una ripresa appena nata.

Le aspettative erano molto diverse. Un anno fa Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, salutava l’arrivo di Renzi come la svolta attesa da tanto: «La nuova stagione politica del presidente e del suo governo ha convinto molti che l’avvio delle riforme è veramente dietro l’angolo. L’idea di aver imboccato la strada giusta ha fatto crescere fiducia e speranza in famiglie e imprese». Ieri, più mestamente, Sangalli ha detto che la ripresa «è come un temporale di cui sentiamo i tuoni e vediamo i lampi, ma qui la pioggia, per molte imprese, non è arrivata. Abbiamo un Paese in un certo senso “sospeso”».

L’incantesimo si è rotto, la stagione degli entusiasmi è finita così. I fischi che i commercianti hanno riservato alla povera Guidi non sono diversi dalla scelta di metà degli elettori di non votare alle Regionali, colpendo soprattutto ilPd: è la “narrazione” renziana che non funziona più, e questi sono solo i primi segnali.

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