Charlene di Monaco prega e spera in un altro miracolo

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Ci pensò che la conversione dell’allora signorina Wittstock fosse solo forma e non sostanza, espii la sua colpa con quattro Avemaria. Il passaggio dal protestantesimo al cattolicesimo è coinciso nella vita di Charlene con un profondo cambiamento spirituale, fatto di ore di preghiera e lettura, di una frequentazione assidua, se gli impegni lo consentono addirittura quotidiana, con l’eucarestia. Una fede profondamente abbracciata, e non solo per via dello status di principessa di uno di quei pochissimi Paesi al mondo che ancora riconoscono il culto di Santa Romana Chiesa come religione di Stato.

Guardate queste foto, guardate la partecipazione con la quale Sua altezza serenissima segue la cerimonia liturgica del Corpus Domini all’interno della corte d’onore del Palais in compagnia del ciambellano Laurent Soler, lì a fare le veci del principe Alberto impegnato a Marsiglia con il presidente francese François Hollande per un incontro sulla situazione climatica nel Mediterraneo. Charlene, compita e attenta, assiste dalla Galleria di Ercole, che corre intorno alla corte, all’arrivo della processione partita dalla cattedrale di Notre-Dame-Immaculée, poi si inginocchia quando l’arcivescovo di Monaco monsignor Barsi chiama al raccoglimento. Infine lo riceve e parla con lui, prima di sparire negli appartamenti privati dove ad attenderla c’erano Gabriella e Jacques, i gemellini nati sei mesi fa.

E proprio dalla loro nascita la principessa si è mostrata in pubblico quasi esclusivamente per presenziare a funzioni religiose, limitando al massimo gli appuntamenti mondani evidentemente meno forieri di gioie rispetto a pappe e pannolini. Esemplare l’ultimo Ballo della Rosa, che Charlene ha bucato non senza clamore, salvo comparire una manciata di ore dopo alla messa per il venerdì santo. Cui hanno fatto seguito quelle di Pasqua, la commemorazione per il decennale della scomparsa di Ranieri III, la ristrettissima cerimonia durante la quale anche uno dei suoi due fratelli, Gareth, ha aderito alla religione cattolica, percorso obbligato per poter fare da padrino di battesimo a Gabriella il 10 maggio.

Spesso sola, la principessa è stata vista entrare alla parrocchia di Saint Charles, il cui curato Bill McCandless è originario di Philadelphia e proviene dall’entourage della famiglia Kelly, quel ramo materno cui il principe Alberto è ancora legatissimo. Nelle difficoltà di una corte rivelatasi persino ostile, con il problema di una lingua che ha fatto non poca fatica a imparare, e che ancora non padroneggia bene, l’ex nuotatrice sudafricana ha potuto contare sull’appoggio sincero e disinteressato di padre Bill, che si è rivelato amico e confessore, un punto fermo nella vita monegasca della principessa. Un po’ l’identico copione di Grace, che nel 1956 si ritrovò in una Montecarlo molto meno cosmopolita di oggi in cui a parlare inglese erano proprio pochi: suo marito Ranieri III, il padre di Fanny Ardant, che era a capo del Palazzo, la giovane Louisette Levy Sous-san Azzoaglio, che infatti divenne la sua segretaria personale per meriti linguistici. E padre Francis Tucker, il consigliere spirituale del principe che un ruolo centrale ebbe nel convincere Ranieri a sposare la cattolicissima miss Kelly, sua conterranea. Una figura assai romanzata nel film Grace con Nicole Kidman, ma che tanto fece per alleviare la solitudine iniziale della diva prestata all’aristocrazia europea.

Nel caso di Grace, i figli arrivarono subito a riempirle la vita, a scandire i ritmi del giorno e a divorare il suo tempo. Per Charlene ci sono voluti tre anni, un’attesa che ha contribuito ad aumentare l’ansia da prestazione, la pressione su un ruolo che ha il suo compimento in quello, nella genesi dell’erede al trono. Mesi di chiacchiere e pettegolezzi sulla solidità del matrimonio princiario e sulla fertilità della sposa che hanno messo a dura prova la bionda atleta, abituata ai rigori e agli sforzi dell’agonismo ma non ai veleni di palazzo. Mesi in cui le parole di padre Bill sono state unguento prezioso. E proprio l’annuncio della gravidanza tanto sperata ha ancor più legato Charlene alla fede. «Ringrazio il Signore per la fortuna che ho: un marito felice, due figli in salute», furono le prime parole pronunciate da mamma. Una riconoscenza per la grazia ricevuta, il desiderio, ora che il dovere di Stato è adempiuto, di mettersi tranquilla e concentrare ogni attenzione sui suoi affetti, Alberto, Gabriella e Jacques in primis, l’adorato chihuahua Monte rimasto da poco solo dopo la morte accidentale dello yorkshire Carlo, e sulla Fondation Princesse Charlene attenta ai minori disagiati. Il desiderio, tra qualche mese, di un terzo figlio.

La maternità ha infatti indicato a Charlene la sua dimensione ideale, e ora che la tenuta di Roc Agel poco fuori Monaco è pronta ad accogliere la famiglia dopo gli importanti lavori di ristrutturazione – non veniva toccata dai tempi di Grace – la principessa è felice come mai prima. Agli intimi ha confidato di non volersi affatto fermare a due, il sogno di una casa piena di giochi e risate. Un sogno che qualcuno da lassù è pregato con fervida devozione di portare a compimento.

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