Chiamparino graziato Per le firme false del Pd pagano solo i consiglieri

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Sì, la lista provinciale del Pd di Torino è piena di vizi di forma, cioè falsa, ma Sergio Chiamparino può comunque rimanere al suo posto. Non si andrà a nuove elezioni in Piemonte. Così ha deciso il Tar con una sentenza che per il leader del Carroccio, Matteo Salvini, grida vendetta: «Il Tar salva Chiamparino e il Pd. Che schifo. Le firme false, se sono di sinistra, sono meno false? Alla faccia della giustizia. Ma non finisce qui», ha scritto il leghista su Facebook. Brucia, infatti, la disparità di trattamento rispetto al precedente governatore, Roberto Cota (nonostante nel collegio ci fosse uno dei giudici che aveva decretato la decadenza dell’ex presidente).

Anche allora c’era stato un ricorso da parte dell’opposizione per alcune firme giudicate non autentiche in liste di appoggio al candidato della Lega e il processo penale è stato lampo, come la condanna. Cota non fu salvato dai giudici, ma anzi costretto a fare le valigie. Stavolta, invece, pur con 15 indagati Pd e un’indagine penale in corso, il tribunale amministrativo ha stabilito che ilrenziano Chiamparino può andare avantiperché dei4ricorsipre-sentati dall’ex consigliera leghista, la pasionaria Patrizia Borgarello, 3 non sono ammissibili. Ne resta uno che sarà discusso in autunno. Soprattutto, ha deciso la prima sezione del Tar piemontese, non è stato accolto il ricorso relativo alla lista regionale “Chiamparino presidente”, il cosiddetto listino, e questo ha salvato il governatore e i suoi: l’accoglimento del ricorso sul listino, infatti, avrebbe comportato automaticamente la caduta della giunta intera e allora tutti a casa. Per questo, il Chiam-pa nei giorni scorsi ha dichiarato all’universo mondo che se dal Tar fosse uscito un verdetto a lui ostile, si sarebbe dimesso per non ricandidarsi più, seminando il panico al Nazareno. Ieri, invece, appena tirato un sospiro di sollievo e incassata la telefonata di congratulazioni di Matteo Renzi e dei due vicesegretari Pd, ha convocato la stampa per dire che lui va avanti. «Nessun dubbio sulla legittimità della mia candidatura e quindi della mia elezione», ha esordito l’ex sindaco di Torino. «Continuo il mio lavoro perché non voglio tradire il mandato ricevuto da oltre un milione di piemontesi».

Il via libera del Tar, però, è definitivo solo al 75 per cento. Respinte le istanze dell’opposizione sul listino, lista Pd di Cuneo e lista Monviso, rimane in piedi ancora il ricorso sulla lista provinciale di Torino del Pd con un numero rilevante di firme contestate e almeno otto consiglieri dem in bilico. Per giunta, personaggi di peso nel centrosinistra piemontese, visto che rischiano lo scranno il presidente del consiglio regionale Mauro Laus, il capogruppo e segretario regionale del partito, Davide Gariglio, l’assessora Gianna Pentenero, Nino Boeti, Andrea Appiano, Raffaele Gallo, Elvio Rostagno e Daniele Valle. Ma se la ricorrente Borgarello vorrà proseguire la partita dovrà presentare una querela di falso davanti al tribunale entro 60 giorni.

Chiamparino ostenta sicurezza perché la maggioranza che lo sostiene dovrebbe comunque rimanere salda, ma è probabile che molto cambierà nei futuri assetti del consiglio regionale. Tradotto: il centrosinistra manterrebbe la maggioranza a Palazzo Lasca-ris con 27 esponenti contro i 24 dell’opposizione. Uno scarto di appena tre consiglieri. Ai grillini arriverebbe un eletto in più, ai Pensionati pure, due a Forza Italia e uno in più rispettivamente a Lega e Fdi. Una redistribuzione che fa già cantare vittoria il M5S, che invoca le dimissioni di Chiamparino, e tutto il centrodestra.

Inoltre, osserva l’avvocato Sara Franchino, difensore dei cittadini Onorato Passarelli, Sabrina Margherita Giovine e Sebastiano Trigila firmatari di un altro ricorso, «con il Pd di Torino azzerato non capisco proprio con che faccia Chiam-parino possa dire che si sente legittimato a governare».

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