Christopher Lee: È morto il Conte Dracula Ma questa volta per davvero

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L’attore inglese (ma di origine italiana) Christopher Lee è deceduto ieri per insufficienza respiratoria. Aveva 93 anni. Era in cinema dal 1949 e da allora non s’era mai fermato (l’ultima apparizione era stata in Lo Hobbit). Era diventato un divo nel 1958 con Dracula il vampiro nel ruolo del titolo. Aveva ricoperto la parte in altri dieci film, diventando il volto per antonomasia per il famigerato conte dei Carpazi.

Stavolta è morto davvero. Ogni volta che vestiva i panni di Dracula finiva impalato, incenerito, imprigionato dai ghiacci. Ma a ogni nuovo capitolo risorgeva. E ogni nuovo compleanno lo festeggiava con due tre nuovi film nel suo sterminato curriculum. Giocando spesso in serie A (nel cast del Signore degli anelli dove era lo stregone cattivo entrò da attore-icona e non da «has been» da pensionato della fama). E a ogni compleanno ci assaliva il sospetto che Lee fosse immortale come il suo personaggio. Se n’è andato anche lui e abbiamo fatto una fatica boia a ricostruire la sua filmografia (oltre 150 film).

Prima di arrivare a Dracula (cioè a 36 anni) Lee aveva girato più di venti pellicole. Generalmente in costume. Suggerite dall’alta statura (1,94) e dalla splendida disponibilità del proprio corpo (aveva iniziato come ballerino). Christopher ha già più di 30 anni quando entra nella «stock company» della Hammerfilm, la casa inglese che dedica l’intera produzione alla riesumazione dei classici dell’horror. Lee non può fare granché (perché afflitto da un trucco infelicissimo) come mostro di Frankenstein, ma appena indossa il mantello di Dracula piomba nella gloria. Il malefico conte nelle precedenti versioni era stato mostruoso anche di fuori, ma alla Hammer hanno l’idea di farne un bel tenebroso, un letale seduttore, che per sedurre non ha bisogno di affondare i bianchi canini nel collo delle signore. Gli basta comparire, lugubre e invincibile e la signora si scorda subito che c’è il marito nella stanza accanto. Da quel momento il ruolo è suo. Dracula nel mezzo secolo successivo compare spesso sullo schermo, ma funziona solo se ha l’allure di Lee, il suo corpo interminabile, i suoi occhi dai lampi luciferini. Lee riesce a non cadere nel ridicolo, anche quando è costretto a vedersela con Renato Rascel, con Adriano Celentano, con gli Ercole dei «peplum» (tutte situazioni assurde in cui si caccia per le buone paghe e in cui si salva per via del suo professionismo a prova di bomba). Tra una saga vampiresca e l’altra, Christopher ha non di rado l’occasione per dimostrarsi attore sul serio. Per quattro volte è Sherlock Holmes e viene puntualmente indicato come il migliore dagli sher-lockiani di stretta osservanza. È il dottor Jekyll, Scara-manga l’avversario di 007 in L’uomo dalla pistola d’oro, Rochefort, il sicario di Richelieu in tre film sui Moschettieri, per finire alla grande vita e carriera col mago Sauron del Signore degli anelli. Qualcuno magari si chiederà, ma ha sorriso mai Christopher in un suo film (un sorriso cordiale, non il solito ghigno sinistro)? Sì, ma una sola volta. Da giovanissimo, in un ruolo di playboy parigino in Moulin rouge.

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