Ci mollano i clandestini (e altri profughi)

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di Andrea Morigi (Libero) . La montagna europea ha abortito un topolino. Al vertice dei ministri dell’Interno dei 28 Paesi Ue, riuniti ieri a Bruxelles, non si è raggiunto un accordo sulla redistribuzione dei migranti. Per ora, soltanto parole. Si è discusso di ricollocare, ma nei prossimi due anni, untotale di 40mila richiedenti asilo siriani ed eritrei arrivati da aprile in Italia e in Grecia. In ogni caso la questione dovrà riesaminata a dicembre. Cioè quando il numero di persone sbarcate sulle coste settentrionali del Mediterraneo sarà verosimilmente raddoppiato.

Benché si trattasse di un Consiglio straordinario sull’immigrazione, di eccezionale c’è soltanto l’incapacità dei partner comunitari di condividere con Italia e Grecia il carico dell’accoglienza. L’obiettivo indicato dalla Commissione europea era fissato a 60mila richiedenti asilo, divisi fra 40mila da Italia e Grecia e 20mila dai campi profughi fuori dalla Ue, ma ci si è fermati alla cifra di 32.256 persone sbarcate sulle coste italiane e greche e di 22.504 dai campi profughi. In ogni caso l’eccedenza sul ricollocamento, circa 2.500 persone, saràtra-sferita sulla redistribuzione, che arriverà quindi a quasi 35mila persone.

Fra i Paesi che si sono rifiutati di accettare i rifugiati da Italia e Grecia ci sono Austria e Ungheria, mentre Regno Unito e Danimarca, secondo i Trattati europei, sono escluse dall’ob-bligo di accoglienza. L’Irlanda, invece, che beneficia dello stesso diritto, ha deciso di accogliere 600 persone. La Germania riceverà 10.500 rifugiati, la Francia 6.752 e i Paesi Bassi 2.047.

Spagna e Polonia sono i Paesi che più degli altri hanno criticato il piano. Il ministro dell’Interno iberico, Jorge Fernandez Diaz, arrivato alla riunione senza aver prima comunicato all’Unione europea il numero di migranti che sarebbe disposto ad accogliere, assicura che il Paese sarà «responsabile e solidale» e presenterà una cifra per non bloccare il processo, sottolineando però il fatto di essere in disaccordo con il sistema. Madrid si oppone, in particolare, alla proposta dell’esecutivo Ue di ripartire i migranti sulla base di quattro criteri: il Pil (40%), la popolazione (40%), la disoccupazione (10%) e gli sforzi fatti precedentemente dalPa-ese in materia di accoglienza (10%). Secondo questi calcoli, la Spagna dovrebbe ricevere 4.288 dei 40mila richiedenti asilo da redistribuire per contribuire ad alleviare la crisi provocata dal massiccio afflusso dipersone dal Mediterraneo.

L’Ungheria, critica perché l’Unione non contrasta l’invasione dei suoi confini dal Kosovo, dichiara un contributo pari a«zero».

Un mezzo accordicchio si è raggiunto invece sul ricollocamento di 20mila persone attualmente nei campi profughi fuori dall’Europa. Ma suona come una nuova beffa per l’Italia, che si troverà a ospitare altre 1.989 persone in più, mentre 1.600 andranno in Germania e 2.375 in Francia. Molti Stati, indisponibili sulla redistribuzione, si sono invece dimostrati generosi sul ricollocamento, come il Regno Unito (2.200), Au-stria(1.900), Spagna (1.449), Paesi Bassi e Danimarca (1.000). Parteciperanno anche Paesi extra Ue, come Norvegia (3.500), Svizzera (519), Islanda (50) e Liechtenstein (20).

Se ne esce con un risultato «ridicolo», per dirla con le parole di Gianni Pittella, presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, che osserva come «dopo 5 mesi, gli Stati membri dell’Unione europea non siano riusciti a trovare un accordo sul trasferimento di appena 40.000 rifugiati». La sua accusa, proveniente dallo stesso partito del premier Matteo Renzi, è durissima: «La quantità di tempo ed energia politica sprecata su questo tema è francamente farsesca. Mentre alcuni Stati Ue discutono sull’accogliere 200 o 500 rifugiati, Turchia, Libano e Giordania ne hanno accolti oltre 3 milioni e mezzo. Questo è sia una testimonianza dell’umanità e della solidarietà di questi Paesi che un atto di accusa nei confronti dell’Europa, che non sa essere né umana né solidale. Come possiamo pretendere ancora di avere la leadership umanitaria nel mondo di fronte a questi numeri?», aggiunge Pittella, auspicando «un meccanismo permanente volto a fronteggiare il crescente numero di rifugiati», altrimenti «questa farsa continuerà. I governi nazionali egoisti devono smettere di vedere i rifugiati come un mezzo per guadagnare consensi anziché come essere umani che hanno bisogno della nostra protezione». C’è da mandare in soffitta anche «il sistema di Dublino», perché «non è più adatto allo scopo. I singoli Stati membri non possono più affrontare da soli il significativo aumento di rifugiati. Dobbiamo mostrare maggiore solidarietà Ira di noi e creare un vero e proprio sistema di asilo europeo. Indipendentemente dal continuo egoismo di alcuni Governi, la Commissione deve presentare entro la fine dell’anno proposte per un meccanismo permanente di ripartizione». Oppure, conclude Pittella, «continueremo a perdere tempo ed energie per discutere anziché per salvare vite umane».

Ufficialmente, il governo italiano, si esprime attraverso il titolare del Viminale, Angelino Alfano, secondo il quale «abbiamo avuto molto di più di quello che tutti i governi precedenti avevano mai pensato di avere», salvo poi ammettere che «noi non abbiamo avuto quello che avevano stabilito i capi di stato e di governo, ma io ricordo tutto il dibattito sul burden sharing e l’equa distribuzione dei paesi che portò a nulla i precedenti governi: oggi possiamo dire che siamo andati avanti e il primo anno l’abbiamo completato».

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