Cibo rubato ai poveri offerto in cambio di voti Cinque arresti in Sicilia

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Generi alimentari destinati ai poveri usati come merce di scambio per comprare voti, rapporti con iboss, assunzioni, promesse di incarichi e altri favori per ottenere preferenze elettorali. C’è tutto questo nell’inchiesta della procura di Palermo che sta scuotendo i palazzi del potere in Sicilia. La bufera giudiziaria si è abbattuta soprattutto sull’Ars, il parlamento siciliano, già in passato oggetto di altre inchieste per le “spese pazze” dei gruppi parlamentari.

All’alba di ieri sono finiti agli arresti due deputati regionali, con l’accusa di corruzione elettorale. Si tratta di Nino Dina, eletto nell’Udc e attuale presidente della commissione Bilancio, e di Roberto Clemente, esponente del Pid-Cantiere popolare di Saverio Romano, consigliere comunale, divenuto anche deputato all’Ars nell’ottobre del 2012. Analoga sorte è toccata a Franco Mineo, ex parlamentare regionale, ricandidatosi (ma non rieletto)con Grande Sud di Gianfranco Miccichè e oggi transitato in Forza Italia. Per i tre sono scattati i domiciliari. A far loro compagnia c’è Giuseppe Bevilacqua, pure lui del Pid-Cantiere popolare, risultato il primo dei non eletti alle Comunali di tre anni fa, e l’ispettore della Guardia di finanza, Leonardo Gambino.

L’inchiesta ruota tutta attorno a Bevilacqua, che, oltre ad avere intrattenuto relazioni pericolose con diversi esponenti mafiosi, pur di ottenere i tanto sperati consensi elettorali, avrebbe regalato con disinvoltura o venduto a prezzi stracciati pasta e altri generi alimentari destinati aipoveri del Banco opere di carità, a cui aveva accesso grazie alla propria attività nel mondo del volontariato. Lo stesso Bevilacqua, non eletto alle comunali ma detentore di un cospicuo pacchetto dipreferenze, sarebbe stato destinatario della promessa di due consulenze ben retribuite, che gli sarebbe stata fatta da Nino Dina, alla vigilia delle regionali del 2012.

In quella tornata elettorale, però, Bevilacqua avrebbe anche fatto confluire un pacchetto di voti su Roberto Clemente, già consigliere comunale, con la promessa, poi non mantenuta, che se questi fosse divenuto deputato regionale, si sarebbe dimesso dallo scranno municipale, per far posto allo stesso Bevilacqua, che era, appunto, risultato il primo dei non eletti.

C’è poi Franco Mineo, già in passato condannato perpeculato e intestazione fittizia di beni. Secondo l’accusa, avrebbe pure lui ricevuto voti dall’onnipresente Bevilacqua, promettendo in cambio incarichi alla Regione e l’aggiudicazione di un appalto in favore di un’associazione rappresentata dalla sorella di quest’ultimo.

Così come per Mineo, nemmeno per Nino Dina e Clemente si tratta della prima disavventura giudiziaria: il presidente della Commissione bilancio dell’Ars in passato era stato accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, ma il l’ipotesi di reato era stata archiviata. Clemente, invece, alcuni mesi fa sarebbe stato sorpreso in compagnia del boss Filippo Bisconti.

L’azione dei magistrati, coordinati dal capo della procura di Palermo Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Vittorio Te-resi, è partita grazie ad alcune microspie, piazzate per ricostruire i nuovi equilibri mafiosi del capoluogo siciliano. Fra le conversazioni intercettate, a un certo punto è spuntato il nome di Bevilacqua, sul cui ruolo hanno puntato le successive indagini.

Ieri mattina, intanto, dopo l’esecuzione degli ordini di arresto, blitz dei militari della Guardia di finanza a Palazzo dei Normanni, sede del parlamento regionale, dove le fiamme gialle hanno passato a setaccio gli uffici della Commissione presieduta da Dina, sequestrato i computer e portato via diversi documenti.

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