Cominciano a spuntare i campi profughi per italiani

694

Dormono in tenda e mangiano in macchina. I biberon scaldati alla bell’e meglio per creature che hanno pochi mesi e dovrebbero riposare in una culla invece che sui sedili di una vecchia utilitaria scassata sui fianchi. Di igiene, poi, è meglio non parlare: si fa come si può, bisogni en plein air tra le frasche e meno male che si avvicina l’estate. Benvenuti nel primo campo profughi per cittadini italiani: una vergogna che dovrebbe indignare il mondo e prima di tutto inostri amministratori, il Comune di Roma, il municipio, le autorità tutte a vari livelli.

Sorge a Roma nord, in una zona quasi al confine con la campagna, circoscrizione XIV, guarda caso a 50 metri da una struttura dove la prefettura vorrebbe mandare un centinaio di profughi e i residenti si sono rivoltati. Le telecamere de La Gabbia di Gianluigi Paragone hanno filmato la realtà tragica di queste 35 famiglie, tutte italiane, senza lavoro e senza casa, senza mezzi e privi di tutto, ma non della dignità.

Dicono: «Abbiamo fatto richiesta di un immobile di edilizia residenziale pubblica ma non abbiamo ottenuto nulla» e da allora hanno deciso che una tenda sulla strada doveva diventare il loro giaciglio. Dormono perfino in tre, in uno spazio piccolissimo, che sarebbe proibitivo anche nelle migliori e più goderecce vacanze on the road. È la povertà che ha spinto queste famiglie di Roma, per lo più coppie giovani con figli piccoli a carico, a munirsi di un materassino e di un ricovero di fortuna e di stabilirsì lì in attesa di tempi migliori, di una casa soprattutto, con gas, luce e acqua per non dovere più scaldare il biberon con una coperta. «È la politica che vuole che scoppi una guerra tra poveri», dice uno del primo “campo profughi per italiani” (come è scritto in stampatello su un cartone esibito davanti alle telecamere de La7). E un’altra signora, che non vuole essere inquadrata, aggiunge: «I migranti? O li aiuti ai Paesi loro oppure qui non c’è spazio».

Il problema è che proprio a due passi da quelle tende colorate in mezzo al verde pubblico, c’è il casale di San Nicola che ospita l’ex scuola Socrate, una struttura scelta dalla prefettura come nuovo centro per i richiedenti asilo in arrivo nella Capitale. Struttura privata però data in affitto a una cooperativa, Isola Verde, incaricata di fornire assistenza e cure agli oltre cento profughi destinati a questa parte della città.

Poiché Roma Nord soffre già di situazioni critiche, a livello di stabili occupati ed emergenza abitativa, i residenti hanno alzato le barricate contro l’arrivo dei nuovi “vicini”. In municipio si è fatto sentire più di tutti il capogruppo di Fdi, Fulvio Accorinti, che ha denunciato parecchie irregolarità amministrative nei lavori del casale. L’altro giorno la polizia municipale ha posto i sigilli allo stabile che risulta essere sottoposto a vincolo daparte della Soprintendenza: alcuni lavori di scavo sono stati effettuati senza le opportune autorizzazioni. Per il comitato di quartiere è una vittoria ed è la prova che «il centro per i migranti non si deve fare». Ma il prefetto Gabrielli non è dello stesso avviso. E le telecamere de La Gabbia hanno filmato l’interno: bagni con docce nuove, letti a castello perfettamente posizionati, ampi spazi.

Fuori, a una manciata di passi, le tende dei “profughi” italiani.

Condividi