Coppia dell’acido: Lui è un sadico ossessivo, lei è borderline

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La sconvolgente vicenda della “coppia diabolica dell’acido” si è conclusa con una condanna molto pesante a 14 anni di reclusione (più tre anni di libertà vigilata a fine pena come misura di sicurezza) per Martina Levato e Alexander Boettcher. Il pubblico ministero Marcello Russo aveva proposto un anno in più, mentre i due imputati hanno chiesto il rito abbreviato, usufruendo così dello sconto di un terzo della pena.

Ma non è tutto. Per la vittima, Pietro Barbini, ex compagno di scuola della Levato, è stato stabilito dal collegio giudicante un risarcimento di un milione di euro, mentre per i genitori del ragazzo è stata stabilita una provvisionale complessiva da 100 mila euro. Tuttavia, i giudici hanno escluso una delle tre aggravanti contestate, ossia quella della crudeltà (accogliendo, invece, quelle dei motivi abietti e della premeditazione), generando una scia di condivisibili polemiche, proprio come era accaduto con un’altro caso, quello della morte di Melania Rea per mano del marito Salvatore Parolisi.

La vicenda risale al 28 dicembre scorso con l’aggressione di Pietro Barbini a Milano. L’uomo è stato prima attirato con uno stratagemma in via Carcano e poi sfregiato con l’acido. A gettare materialmente l’acido addosso alla vittima è stata la studentessa della Bocconi Martina Levato per sua stessa ammissione. Il  broker Alexander Boettcher è stato arrestato in flagranza subito dopo l’aggressione e dopo aver inseguito Barbini per strada brandendo un martello. Insieme con loro sulla scena anche un terzo soggetto, Andrea Magnani, bancario, che ha contribuito a chiarire alcuni aspetti della vicenda.

Sui due giovani è stato disposto un accertamento psichiatrico per vagliarne la capacità di stare in giudizio, la capacità di intendere e di volere e la pericolosità sociale. L’esito è stato molto chiaro: sia Martina Levato che Alexander Boettcher erano perfettamente capaci di intendere e di volere al momento dei fatti. Indubbiamente, dalla relazione tecnica psichiatrica emergono due personalità profondamente problematiche e fortemente caratterizzate dalla presenza di tratti “manipolativi” ed “egocentrici”. Secondo i periti, nessuno dei due avrebbe avuto un ruolo dominante sull’altro, ma la coppia avrebbe agito “in modo simmetrico e armonico nell’ambito dei propositi criminali”, partecipando attivamente in tutte le fasi dell’esecuzione del piano criminale. Per Boettcher, nella relazione tecnica si parla di “sadismo, ossessività e tendenza al controllo e al potere”: a lui, quindi, sarebbe da attribuire il ruolo chiave nella pianificazione delle aggressioni. Mentre per la Levato, il pronunciamento psichiatrico forense parla di tratti borderline caratterizzati da una spiccata propensione a ricercare figure che le garantiscano un’occasione di miglioramento della sua condizione generale, promiscuità sessuale e ambivalenza affettiva. Non dimentichiamo che, secondo gli inquirenti, proprio la Levato avrebbe svolto la parte cruciale del piano criminale, gettando l’acido contro l’ignara vittima.

I tratti emersi nell’indagine peritale sono tragicamente simili a quelli che hanno caratterizzato le più feroci coppie criminali della storia della criminologia internazionale, da Myra Hindley e Ian Brady, meglio noti come “gli assassini della brughiera di Manchester”, (tra il luglio del 1963 e l’ottobre del 1965, nella zona di Greater Manchester, in Inghilterra, si sono resi responsabili di cinque omicidi efferati di minorenni, di torture e sevizie sessuali varie, documentando attraverso dei video il loro operato criminale), a Rosemary Letts e Fred West, che, sempre in Inghilterra, hanno commesso almeno 12 omicidi nell’arco di un periodo che va tra la fine degli anni ’60 e la fine degli anni ’90. Riguardo a questo, suonano oggi ancor più fondate le parole contenute nell’ordinanza di convalida della misura cautelare del gip che, in merito alla pericolosità della Levato e di Boettcher, dice: “Chi scrive ha avuto a che fare con delinquenti di ogni livello e categoria, mafiosi, ‘ndranghetisti, rapinatori a mano armata, terroristi pronti a uccidere (…). Mai si è avvertita una percezione di così intenso pericolo».

E nelle carte del processo è emerso chiaramente il movente a dir poco sconvolgente alla base della serie di aggressioni (i due giovani sono accusati di altri agguati simili): “punire” con l’acido, ossia distruggere le vittime e le loro identità sia sotto il profilo fisico che simbolico, tutti coloro con cui la Levato “aveva avuto precedenti rapporti di tipo sessuale o anche semplici effusioni”.

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