Cosi il PD romano si è lasciato corrompere dai capibastone

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La nascita di quel sistema criminale che intreccia politica, cooperative e amministratori corrotti noto come “Mafia Capitale” è da ricercare nella natura del Partito democratico di Roma.

È QUESTA una delle idee centrali del “Rapporto conclusivo -Mappa il Pd di Roma”, il documento che l’ex ministro Fabrizio Barca ha presentato ieri sera alla Festa dell’Unità romana e di cui il Fatto Quotidiano ha ottenuto tutti i dati. Nell’analisi di Barca e del suo gruppo di lavoro si legge che “sebbene la ramificazione del disegno criminale e corruttivo parta dalla giunta Alemanno, il Pd deve comunque farsi carico di una degenerazione nel rapporto con cooperative, consorzi di auto-recupero e aziende cresciute negli ultimi anni al fianco delle amministrazioni di centrosinistra, e diventate strumento di interessi privati e di collocamento, implacabili nell’accaparrarsi appalti grandi e piccoli”. E questo “è collegato al decadimento della vita interna al partito, i cui equilibri non si formano più sulla dialettica politica ma su rapporti di potere ”.

ALL’INDOMANI degli arresti di Mafia Capitale a dicembre, il presidente del Pd Matteo Orfini che è anche commissario del partito romano per conto del segretario Matteo Renzi, affida a Barca il compito di map-pare i circoli della capitale. L’ex ministro della Coesione nel governo Monti affronta il compito con le sue competenze da economista e statistico. Sottopone agli iscritti un questionario di 213 domande, i suoi ricercatori hanno lunghi colloqui con i responsabili dei circoli. All’inizio i militanti erano scettici – “venite ad indagare noi invece che i vertici del partito”-poi hanno collaborato. Fin dal livello delle impressioni è chiaro che qualcosa non va: “Non sono mancate situazioni in cui è apparso chiaro che la bandiera del Pd era stata appesa al muro e aveva ancora i segni della piegatura, che le iniziative che ci venivano descritte erano “fresche di inchiostro” e che i membri del coordinamento non si vedevano da mesi o in un caso paradossale si presentavano davanti ai nostri occhi con tanto di cordiale stretta di mano: piacere lei è?”.

BARCA ANALIZZA I DATI e arriva alla conclusione che il partito non è tutto da buttare, ma come minimo da rifondare. Su 110 circoli analizzati, 108 hanno collaborato all’analisi. Soltanto nove fanno quello che, secondo la classificazione di Barca, un circolo di partito dovrebbe essere: “Aperto ai cittadini, interprete dei loro bisogni e idee, non strumento dell’amministrazione o proprietà di un capo-bastone, dove l’interesse collettivo prevale sugli interessi particolari”. Il resto, quindi il 92 per cento del partito, non è così. Si va da circoli puramente identitari (25), dove gli iscritti vogliono avere la tessera ma non producono alcuna attività utile per la comunità, ai tanti (28) che fanno da “ponte tra società e Stato”, buoni ma poco reattivi, una “una terra instabile, che grazie alle risorse attivabili può evolversi in un partito ponte, ma che può anche scivolare nella tutela di interessi particolari”. Poi ci sono i 17 circoli dalla “inerzia catturabile”: si attivano soltanto quando si vota, serbatoi di consensi, passivi rispetto alla vita della città. Due circoli di periferia (Versante Prenestino e Ostia Nuova) fanno politica con vecchi schemi poco efficaci, sono “presidi chiusi”. Segue il lungo eìenco dei 26 circoli catalogati come “potere per il potere”. Che si caratterizzano così: “Nelle azioni del circolo gli interessi particolari prevalgono, sovrastano o annullano gli interessi generali dei cittadini del territorio di responsabilità. Il circolo è ‘di qualcuno’ (monopolio) o è l’arena di uno scontro di poteri. Il partito è dannoso perché blocca il confronto sui contenuti, premia la fedeltà di filiera, emargina gli innovatori”.

SONO QUESTI CIRCOLI la base per i fenomeni emersi nell’inchiesta Mafia Capitale: in questa dimensione feudale, politici privi di particolari virtù se non il controllo di pacchetti di voti clientelari riescono ad abbarbicarsi a posizioni chiave dell’amministrazione per le quali non hanno alcuna competenza. Da lì distribuiscono assunzioni clientelari, prebende e, soprattutto, appalti milionari a chi remunera con gratitudine e, secondo le accuse della Procura, regolari mazzette. Risultato: “I romani finalmente capiscono perché le strade sono sporche, la raccolta dei rifiuti costa cifre spropositate, gli immigrati vengono gestiti come pacchi postali, le aree verdi sono lasciate nel degrado, le strade sono piene di buche, i tombini sono ostruiti dalle foglie e provocano inondazioni appena piove”. E questa logica ha portato alla “deriva criminale si è fatta strada seguendo i soldi di un’emergenza creata ad arte per ogni fenomeno”, tipo quella dei Rom che è costata 24 milioni in un anno senza migliorare le situazioni di degrado.

VISTO CHE NELL’ANALISI di Barca sostiene che il malaffare è frutto e causa della degenerazione del partito, bisogna cambiare il Pd per salvare Roma.

Barca ha quindi raccolto molte proposte su come migliorare l’organizzazione, il suo lavoro vuole essere la base per ricostruire il Pd dopo il disastro di Mafia Capitale. Anche se l’ottimismo si scontra con una situazione che pare difficile da correggere: “In sede di interviste il ‘no al correntismo’ emerge, ma solo in alcuni casi e in modo poco vigoroso (a volte voci isolate, fuori da questionario), fatto che lascia spazio a qualche perplessità”.

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