De Luca è già sotto ricatto dei trasformisti

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Biagio Iacolare è il nome dell’esponente dell’Udc campana che ha messo a disposizione la sua casa di Marano, nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio scorsi, per l’accordo segreto in extremis tra Vincenzo De Luca e Ciriaco De Mita. Marano è in provincia di Napoli e il racconto di quella notte è possibile ascoltarlo grazie a due praticanti della scuola di giornalismo del Suor Orsola Benincasa di Napoli, diretta da Paolo Mieli (www.unisob.it). A parlare è lo stesso Iacolare che rivela anche come è maturato il patto, nell’ultimo giorno utile per chiudere liste e coalizioni: “Abbiamo atteso per tutto il giorno una telefonata del governatore Caldoro che non è arrivata”.

IL TRASFORMISMO express è una delle categorie più grasse dei cosiddetti impresentabili di queste elezioni regionali. Il Partito della Nazione agognato da Matteo Renzi nella declinazione deluchiana in Campania ha portato a una coalizione democristiana tout court che si è rivelata decisiva per la vittoria sul presidente uscente Stefano Caldoro, per appena 66.694 voti. Di conseguenza, un pacchetto di 33mila voti circa è sufficiente per dichiararsi “decisivo” e mettere sotto scacco lo Sceriffo Condannato. I numeri prima.

Nella classifica del centrosinistra, il risultato del Pd è stato disastroso, meno del 20 per cento (19,49 per cento). Poi la civica per “De Luca Presidente” (4,90 per cento) e la schiera delle liste di centro, che hanno portato pezzi del centrodestra nel Partito della Nazione: Campania Libera (4,78) di Tommaso Barbato, ex Udeur che quando cadde Prodi sputò in faccia a un senatore mastelliano rimasto fedele al Professore; Centro democratico-Scelta Civica (2,76) che ha triplicato i voti grazie a Michele Pisacane, ex del Pid di Saverio Romano e primo dei non eletti del Pdl nel collegio di Campania 2 alle Politiche del 2013; l’Udc della famiglia De Mita, lo zio Ciriaco e il nipote Giuseppe (2,35); Campania in rete di Vincenzo D’Anna e Arturo Iannaccone, etichettati come ex cosentiniani del Pdl con l’1,35 pari a 34.316 voti. In pratica, il Pd è circondato dai cespugli dc che già rivendicano il loro peso decisivo. Il citato Iacolare, per esempio, è un caso. L’anfitrione dell’accordo tra De Luca e De Mita è rimasto fuori dal consiglio regionale pur avendo preso oltre 5mila preferenze. Sarà risarcito? Ma il pezzo forte del trasformismo express dell’Udc è stato spiattellato da Pasquale Sommese, centrista rieletto e rimasto con Caldoro in Ncd: “De Mita voleva la figlia Antonia assessore, se è andato da De Luca significa che Caldoro gli ha detto no e qualcun altro sì”.

IL CONSIGLIO regionale della Campania ha 50 seggi, divisi tra i 30 della maggioranza e i 20 dell’opposizione (grillini e centrodestra). Tra i 30 di De Luca, solo 15 sono del Pd e ben otto sono della pattuglia neodc: 2 dell’Udc, 2 del Centro democratico-Sc, 3 di Campania Libera, uno di Campania in Rete. Sono circa 260mila voti e incidono per un quarto nella nuova maggioranza. E tre dei loro leader usano già il fatidico aggettivo: “decisivo”. Lo dice Ciriaco De Mita: “Siamo stati determinanti nella vittoria di De Luca”. Lo dice Michele Pisacane, nell’intervista qui sotto: “Senza il Centro democratico De Luca avrebbe perso”. Lo dice, infine, e a modo suo, Vincenzo D’Anna, ribattendo alle accuse di Caldoro (“De Luca vince grazie a demitiani e cosentiniani”): “Concordo con Caldoro, i nostri voti sono stati decisivi per determinare lo scarto a favore di De Luca. Rifiuto solo, per l’ennesima volta, l’etichetta di cosentiniani. I voti li abbiamo presi noi, non Cosentino”. “Campania in rete” è stata la lista più bersagliata nella querelle degli impresentabili. Alla fine, nel giudizio dell’Antimafia, se n’è ritrovato uno solo. In ogni caso nelle sue liste nelle cinque province campane hanno trovato posto alcune facce che hanno fatto discutere: dai fascisti Aveta e De Leo al casalese Enricomaria Natale, figlio di un avvocato assolto due volte dall’accusa di essere un prestanome del clan Schiavo-ne. L’unico consigliere eletto è il sindaco di Santa Maria a Vico, il paese di D’Anna nel Casertano, e si chiama Alfonso Piscitelli: ha raccolto 3.667 preferenze. Grande successo, ma senza elezione, per un altro for-zista di rango della lista per Napoli: Antonio Amente con ben 2.893 voti. Rosalia Santoro, la moglie di Nicola Turco, editore indagato per concorso esterno, si è fermata a 1.482 voti. Ad Avellino, non ce l’ha fatta Arturo Iannaccone che nella scorsa legislatura fu uno dei Responsabili che sostenne il governo Berlusconi. Dice D’Anna: “È sicuro che incontrerò De Luca nei prossimi giorni. Posti in giunta? Non ci penso. Io voglio un accordo sul programma della sanità, voglio una rivoluzione legata al finanziamento delle strutture, deciso dal gradimento dagli utenti e dalla qualità delle prestazioni. Io al Senato? Continuerò a fare l’opposizione a Renzi”.

UNO DEI PIÙ votati, con oltre 7mila preferenze, nella lista di Campania Libera è stato il socialista Tommaso Casillo, ex sottosegretario del governo Prodi. Anche in questa civica ci sono alcuni fedelissimi di De Luca, che in così ha finito per svuotare il Pd. Tommaso Barbato, indagato per voto di scambio, con circa 4mila non è stato eletto e può essere un’altra mina vagante per la tenuta della maggioranza. Non bastasse il garbuglio della Severino, De Luca parte circondato dagli insidiosi cespugli democri-stian-trasformisti. Fondamentali per la sua vittoria.

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