De Luca, il processo fantasma e la prescrizione che non c’è

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La Commissione Antimafia di Rosy Bindi è stata imprecisa (e non solo in questo caso), Vincenzo De Luca un poco ci ha marciato. Nel processo Sea Park l’ex sindaco di Salerno non ha rinunciato alla prescrizione dell’accusa di concussione. È il reato costato al candidato Pd in Campania l’inserimento nella black list degli impresentabili.

Il 22 maggio 2012, il pm di Salerno Vincenzo Montemurro ha dichiarato l’intervenuta prescrizione soltanto per le contestazioni di truffa e abuso d’ufficio. Il 25 giugno De Luca e altri tra i 40 imputati vi hanno rinunciato, comunicandolo al Tribunale. Vogliono un’assoluzione nel merito. Spiega un avvocato coinvolto nel dibattimento: “Non possiamo rinunciare alla prescrizione dei reati per i quali non è ancora maturata.

Ma è un processo dove Riesame e Cassazione hanno demolito l’intero impianto accusatorio e dove siamo assolutamente certi di ottenere l’assoluzione, a cominciare dalla concussione, che riguarderebbe la richiesta degli oneri di urbanizzazione per il Comune: una configurazione giuridica allucinante”. Il processo però si trascinerà almeno per un altro annetto prima della sentenza. Che dovrebbe arrivare prima dell’Appello per la condanna a un anno per abuso d’ufficio nel processo per la nomina del project manager del termovalorizza-tore, il macigno che in base alla legge Severino lo costringerebbe a 18 mesi di sospensione. Salvo accoglimento del ricorso, e in attesa della pronuncia della Consulta. Un garbuglio da capogiro.

UN ALTRO mal di testa viene nel raccontarla, questa dimenticata inchiesta. Furono i giorni in cui l’Italia scoprì il peso e la potenza di De Luca nel partito. Per lui, semplice deputato con due mandati da sindaco alle spalle, i Ds fecero quadrato e rinnegarono una prassi di cauto ma convinto sostegno al lavoro della magistratura inquirente.

Tra il dicembre 2004 e il luglio 2005 il pm Gabriella Nuzzi chiede per tre volte gli arresti domiciliari di De Luca, all’epoca parlamentare e dominus di Salerno dove ha piazzato a fare il sindaco l’ex capo staff Mario De Biase. Il Gip Gaetano Sgroia, pur confermando i gravi indizi di colpevolezza, le rigetta tutte. La Procura ricorre al Riesame e chiede alla Camera l’autorizzazione a utilizzare contro De Luca circa 250 intercettazioni indirette: le sue conversazioni con altri indagati col telefono sotto controllo. De Luca si batte forsennatamente per impedirlo.

LA GIUNTA per le autorizzazioni è presieduta da uno dei suoi avvocati, il Ds Vincenzo Maria Siniscalchi, che correttamente si fa da parte. Il 1° febbraio 2006 la giunta boccia la richiesta con un voto bipartisan. Le intercettazioni vengono distrutte. Nei Ds l’unico a votare sì all’utilizzo è un magistrato, Giovanni Kessler.

Luciano Violante lo rimprovera in malo modo. Kessler non verrà ricandidato. “Sì, ricordo – dice oggi Kessler – da pochi mesi era in vigore la Boato, e noi Ds prima del caso De Luca avevamo sempre votato a favore dell’utilizzo delle prove processuali…”. Curiosità: quando nel dicembre 2008 le intercettazioni del sistema Romeo a Napoli vanno in pasto ai giornali, De Luca proclama fiero che lui, al posto degli assessori coinvolti, avrebbe chiesto scusa ai napoletani.

Il sociologo Isaia Sales sul Corriere del Mezzogiorno lo coglie in castagna sulla contraddizione e si spinge a scrivere qualcosa che fa intuire che ne conosce per sommi capi il contenuto: erano, dice, “piene di volgarità da fare impallidire anche i più scafati uomini di potere”. Era una grossa inchiesta, quella sulla mancata riconversione dell’Ideal Standard in Sea Park. Ventimila pagine di atti per vicende che iniziano nel 1998.

La Procura ha indagato sulle procedure seguite dal Comune per l’assegnazione di alcuni suoli industriali, riservati alla realizzazione di una centrale termoelettrica da 780 megawatt. I terreni svincolati dal precedente uso industriale in seguito alla dismissione Ideal Standard dovevano essere destinati, grazie a un’apposita variante urbanistica, alla costruzione del parco acquatico Sea Park – che secondo alcuni accordi presi con Ideal Standard avrebbe dovuto assumere gli operai destinati al licenziamento – e infine trasferiti nella disponibilità della società Energy Plus, concessionaria della centrale termoelettrica. Si ipotizzò l’indebito utilizzo di finanziamenti pubblici, compresi quelli relativi alla cassa integrazione prevista per le maestranze dell’azienda. Il 12 dicembre 2008 il Gup Anita Mele ha disposto il rinvio a giudizio. Il processo è lento. Il politico De Luca non può aspettare.

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