De Luca querela Rosy Bindi per non parlare dei suoi guai

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Tirano in ballo niente meno che Pier Paolo Pasolini. Come il poeta, quarant’anni fa, sfidò i dirigenti della televisione che stavano facendo “rattrappire” le facoltà intellettuali e morali degli italiani, così – sostiene con la consueta pudicizia Vincenzo De Luca -Rosy Bindi con quella lista di impresentabili presentata alla vigilia del voto per le Regionali ha “deviato e inquinato il libero convincimento degli elettori”.

Perciò ieri, alle 13.20, il neo governatore della Campania esce dal comitato elettorale ancora saturo di festeggiamenti, attraversa piazza Giovanni Amendola (“martire delle libertà”, sottolineano dallo staff, azzardando analogie con la storia) e dopo aver percorso 50 metri si infila nel portone della Procura di Salerno.

Tre reati e quattro righe di replica alle agenzie

Il discorso di De Luca al magistrato suona più o meno così: l’onorevole Rosy Bindi, in qualità di presidente della commissione Antimafia, ha compiuto un abuso d’ufficio poiché la commissione ha compiti di “monitoraggio” ma non è “autorizzata all’approvazione delle liste” in campagna elettorale. La stessa Bindi, ha insistito De Luca, “mi ha diffamato” perché “il mio nome è stato affiancato alla parola Antimafia” e vista “l’intrinseca autorevolezza della fonte” ha ingenerato negli elettori “il dubbio che io avessi a che fare con la mafia”. Infine, ha attentato ai diritti politici costituzionali: “Il mio diritto a candidarmi – sostiene De Luca – è stato inquinato da notizie che hanno condizionato gli elettori”. La Bindi lo ha snobbato con quattro righe di replica dettata alle agenzie (che vale anche per altri due pronti a querelarla, Sandra Lonardo in Mastella e Luciano Passariello): “Quella di De Luca è una denuncia priva di ogni fondamento, un atto puramente strumentale, che ha scopi diversi da quelli che persegue la giustizia e che pertanto non mi crea alcuna preoccupazione”.

Il dossier Cantone e il calendario di Sisto

L’aveva promesso, alla vigilia delle elezioni: “La querelo”, tuonò De Luca, fomentato dal coro degli esponenti del Pd che davano addosso alla Bindi. Ma francamente nessuno si aspettava che sarebbe arrivato a farlo davvero. “De Luca è De Luca”, minimizzano ora quelli che lo hanno aizzato (vedete qui sotto alcuni pareri, ndr). Ma è evidente che a De Luca, la storia della Bindi torna utile ora, soprattutto ieri che era martedì e i talk show nazionali avrebbero irrimediabilmente affrontato il suo caso parlando solo della legge Severino. Buttare nel calderone il tema degli “abusi” dell’Antimafia è tutto tempo e spazio grattato via all’annosa querelle sulla sua prossima sospensione. Come noto, infatti, appena De Luca sarà proclamato, il presidente del Consiglio dovrà firmare l’atto di sospensione della sua carica, ai sensi della legge voluta dal governo Monti sull’ineleggibilità. De Luca conta su tempi non troppo rapidi, che gli permetteranno di nominare la giunta e il vicepresidente che lo sostituirà, in attesa che il ricorso al Tribunale dica se il governatore può tornare in sella oppure no.

Detto questo, poiché l’esito di quel ricorso non è per nulla scontato, c’è da trovare soluzioni alternative. E De Luca, figurarsi, le ha studiate da tempo. Precisamente dall’ottobre del 2014, quando il suo braccio destro Fulvio Bonavitacola, deputato Pd, ha depositato alla Camera una proposta di legge che lo veste alla perfezione: via l’abuso d’ufficio dai reati che determinano già dal primo grado la sospensione dalla carica e la Severino per De Luca non è più un problema. Quella proposta di modifica non riscontrò grosse distinzioni di merito (nemmeno, per dire, dal capogruppo in commissione, il renziano Emanuele Fia-no). Si disse, piuttosto, che non era il caso di metterci mano prima delle elezioni, perché sarebbe stata una norma smaccatamente pro De Luca. Ma adesso che le urne sono chiuse, se ne può riparlare. Ieri, il neo governatore lo ha ricordato dalle colonne de II Mattino. E a Montecitorio, già da oggi, riprenderà il pressing sul presidente della commissione Affari Costituzionali Francesco Paolo Sisto affinché metta in calendario la proposta di Bonavitacola. Per la verità, Sisto, ieri ha già fatto sapere che le leggi “non si possono interpretare per gli amici e applicare per i nemici (vedi Berlusconi)”. Ma a dare manforte ai sostenitori delle modifiche alla Severino arriverà a breve un dossier con una firma d’eccezione. Già la settimana prossima, infatti, verrà depositata in Parlamento la relazione del presidente dell’Anticorru-zione Raffaele Cantone. È arrivato il momento del “tagliando” alla legge di tre anni fa.

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