De Luca ritorna sul trono, caccia grossa alla Severino

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Congelato” Vincenzo De Luca, grazie alla sentenza del presidente della prima sezione civile del Tribunale di Napoli, Gabriele Cioffi, adesso parte ufficialmente l’attacco alla legge Severino. Che ha una data di scadenza quasi certa: il 24 ottobre, quando si pronuncerà la Corte Costituzionale sulla sospensione delle condanne per abuso d’ufficio. L’occasione è il ricorso presentato dalla Corte di Appello di Bari su un caso simile a quello di De Luca. Il governo si fida della Corte, che anche in questi giorni ha ricevuto pressioni per modificare la legge. Ci sono questioni tecniche, visto che – per dirla con il renzianissimo responsabile Giustizia del Pd, David Ermini – “i magistrati di ogni ordine e grado ci stanno dicendo che è scritta male”. Ma anche politiche: se per caso la Consulta dovesse respingere le questioni di costituzionalità, De Luca sarebbe nuovamente sospeso e la Campania rimarrebbe senza governatore. E poi, c’è Silvio Berlusconi, con tutta Forza Italia che protesta sulla sua decadenza da senatore avvenuta proprio in nome di quella legge. Lo dice l’avvocato Gianluigi Pellegrino: “La decisione riabilita Berlusconi. Che aveva posto la stessa questione sanzionatoria sulla Severino a cui fa riferimento Cioffi”.

LA LEGGE dunque, ha i giorni contati. Prima della Consulta non si tocca. Ma “appena ho la sentenza ci ragiono”, lo dice chiaramente ancora Ermini. E ieri lo stesso presidente de ll’Anac, Raffaele Cantone ha ribadito che va cambiata.

Intanto, ieri De Luca non è andato in Tribunale ad aspettare la decisione. Ci ha mandato il fido avvocato Fulvio Bonavitacola, mentre lui era al Nazareno, per una riunione con i neo governatori. Lì ha appreso che secondo il decreto la Severino “non può tradursi in una abnorme revoca delle elezioni o in una estemporanea rottamazione degli organi della Regione”. Al Nazareno ha avuto un colloquio a quattr’occhi con il vicesegretario, Lorenzo Guerini. I due hanno parlato soprattutto della Giunta: il governatore si sente più forte, non accetta interferenze e vuole pure pesare sulla scelta del candidato sindaco di Napoli. Poi hanno commentato il decreto. Che alla fine ha dato ragione della partita a poker condotta dal premier e dallo stesso De Luca.

Perché Renzi ha deciso di sospendere il governatore senza fare nessun decreto interpretativo ad personam che gli consentisse prima di nominare la Giunta solo dopo la decisione del Tribunale ordinario su De Magi-stris, che non ha sospeso il sindaco di Napoli. Un rischio calcolato. Ma a dimostrare che i rapporti tra premier e governatore della Campania sono sempre all’insegna del braccio di ferro, ieri De Luca a Palazzo Chigi non ci è nemmeno passato. E i renziani hanno evitato di commentare il passaggio in cui Cioffi definiva “disinvolto” il decreto di sospensione del governo. Sullo sfondo del colloquio al Nazareno, la Severino. Perché l’ingovernabilità della Campania Renzi non se la può permettere. Neanche il governatore si aspetta una modifica prima della Consulta. È convinto che l’udienza collegiale del 17 luglio confermerà la decisione di Cioffi.

E prova a vendere come ideologica la battaglia contro la Severino: perché il trattamento diverso della legge per amministratori locali e parlamentari? Cantone, a decisione appena presa dal Tribunale di Napoli, ha chiarito : “A meno di 3 anni dall’entrata in vigore della legge 190 si riscontrano problematiche e dubbi applicativi. La legge Severino e le norme attuative sono strumenti centrali di prevenzione, ma servono interventi legislativi per consentire una loro reale efficacia ed utilità”. Nella commissione Affari costituzionali della Camera ci sono i suoi 25 punti per le regole su inconferibilità e incompatibilità, sul non funzionamento ela difficile applicabilità delle sanzioni e lo scarso potere di vigilanza. Riguardano il decreto 39 e non il 235, quello in cui rientra il caso De Luca. Ma dopo la Consulta starà allo stesso Cantone scrivere una nuova legge, pronta per le Comunali.

PROPRIO per evitare altre patate bollenti politiche, la Corte probabilmente farà un ragionamento sistemico, nel quale più che dichiarare incostituzionali l’applicazione ad alcuni reati specifici insisterà proprio sul fatto che c’è una disparità tra parlamentari e amministratori locali.

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