Depressione Cure con la Terapia Cognitiva

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Depressione Cure con la Terapia Cognitiva – Non più solamente farmaci per curare la depressione.

Depressione Cure con la Terapia Cognitiva -La depressione è una patologia che riguarda l’umore e si manifesta con episodi di umore depresso, bassa autostima e perdita di interesse e/piacere nel compiere qualunque genere di attività: colpisce negativamente la vita sia familiare che lavorativa dell’individuo (anche nel caso dello studio), ma colpisce anche le abitudini del sonno, alimentari e salutari in generale; solitamente questo disturbo si manifesta tra i 30 e  i 40 anni di età.

Non è possibile eseguire un test per diagnosticare la depressione, ma solitamente è il paziente stesso  o le persone a lui vicine che riferiscono le sue esperienze e i suoi comportamenti.

Ad oggi, la prevenzione e il controllo della depressione e di eventuali ricadute sono effettuate con cure mediche a base di psicofarmaci antidepressivi, ma non tutti i pazienti traggono beneficio dal trattamento e spesso questa tipologia di cura presenta forti effetti collaterali.

Per questi motivi fino ad oggi si sono condotte ricerche che avevano come scopo quello di trovare una cura alternativa e, a quanto risulta, due recenti studi hanno dimostrato come una cura basata sulla terapia cognitivo-comportamentale, in diversi casi, possa avere un’efficienza pari o superiore rispetto alla cura farmacologica: i risultati sono stati pubblicati sulla rivista online JAMA Psychiatry.


Il primo studio è stato condotto a Dallas, dai ricercatori dell’Università del Texas Southwestern Medical Center e l’Università di Pittsburgh Medical Center,  che hanno studiato un campione di 241 adulti che avevano già risposto in maniera positiva alla terapia  cognitiva, ma erano comunque a rischio ricaduta.

I partecipanti sono stati divisi in 3 gruppi (non c’è stato criterio di scelta), sono stati sottoposti a terapia cognitiva e, successivamente, il primo  gruppo ha proseguito per otto mesi con la terapia alternativa, il secondo ha proseguito il trattamento assumendo il farmaco Prozac e il terzo gruppo, quello che svolge la funzione di gruppo-controllo, ha assunto un placebo.

I risultati di questo studio hanno evidenziato che tra i componenti dei primi due gruppi, il tasso di ricaduta in depressione è stato del 18%, mentre tra i componenti del gruppo-controllo, il tasso è stato del 33%.

La protezione dal rischio di essere recidivo, comunque, si è estesa solo per il periodo di durata del trattamento o poco dopo, perché dopo circa 2 anni e mezzo dallo studio, tutti i componenti avevano la stessa probabilità di ricadere in depressione.

L’autore dello studio, Dottor Robin Jarrett, Professore di Psicologia Clitica presso l’Università del Texas, spiega che

“Ognuno ha fatto meglio di quello che avrebbero potuto se non avessero avuto un trattamento . Se trattare un paziente con la terapia cognitiva fa bene, il paziente dovrebbe poter avere la possibilità di scelta: si potrebbe trattarlo sia con farmaci antidepressivi  che con la terapia cognitivo-comportamentale”.

Il secondo studio è invece stato portato avanti dai ricercatori dell’Ospedale Pediatrico di Boston, che hanno preso in esame 316 adolescenti a rischio depressione (genitori che hanno sofferto del disturbo, rimostranza sintomi, presenza di episodi precedenti), sottoponendoli ad un programma di terapia cognitivo-comportamentale di gruppo per un periodo della durata di 8 sessioni della durata di 90 minuti a settimana.

Al termine di questa prima fase, gli adolescenti hanno proseguito il percorso con incontri mensili di mantenimento per 33 mesi: durante questo periodo, i partecipanti hanno mostrato una significativa diminuzione degli episodi di depressione rispetto a coloro che avevano seguito la terapia farmacologica tradizionale.

Le conclusioni che si possono trarre da questi studi dimostrano che la terapia cognitivo-comportamentale risulti molto efficiente nel caso della prevenzione del disturbo depressivo, anche se risultano necessari ulteriori approfondimenti e interventi a sostegno delle persone a rischio.

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