Dieci dritte sull’alimentazione durante l’allattamento

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1 Ti servono 500 kcal in più al giorno La produzione di 100 mi di latte materno costa alla neomamma 90 kcal; un neonato consuma mediamente 500 mi di latte al giorno quando viene allattato in modo esclusivo, cioè solo con latte materno. Questo significa che allattare comporta un dispendio energetico supplementare di circa 500 kcal al giorno, esattamente l’equivalente di circa un’ora di corsa o di nuoto.

2 Bevi almeno due litri d’acqua

Circa l’85% della composizione del latte è rappresentato da acqua, per questo il fabbisogno idrico della madre aumenta. Chi prova l’esperienza dell’allattamento sa bene che mentre si allatta o immediatamente dopo si ha una gran sete; è un meccanismo fisiologico naturale che permette di ripristinare nell’immediato le riserve idriche necessarie per mantenere un buono stato di idratazione della madre e consentire una continua e ciclica produzione di latte. Ogni giorno è pertanto consigliato che la mamma introduca almeno 2 litri di acqua; vanno bene anche le tisane purché non zuccherate. Sconsigliato invece il consumo di succhi di frutta per l’inadeguato apporto di zuccheri semplici.

3 Mangia in modo vario e bilanciato

La produzione del latte materno comporta nella donna un maggiore dispendio energetico e un maggiore fabbisogno in alcuni nutrienti. In particolare, aumentano i fabbisogni di proteine, calcio, iodio, zinco, rame, vitamina B6, vitamina B12, vitamina C, vitamina A (Larn  2014). Mangiare in modo vario, equilibrato e bilanciato è pertanto di particolare importanza durante l’allattamento al seno sia per soddisfare il fabbisogno energetico e in nutrienti della madre, sia perché si riflette sulla composizione del latte materno. L’alimentazione della mamma che allatta deve:

– essere varia, ricca e distribuita su cinque pasti con un apporto energetico bilanciato: carboidrati 55-60%, lipidi 25-30%, proteine 15-20%;

– comprendere carboidrati soprattutto complessi (pasta, riso, cereali meglio se integrali);

– comprendere proteine non solo di origine animale ma anche vegetale (legumi, frutta secca) per modulare la concomitante assunzione di grassi saturi che si ha introducendo proteine animali;

– comprendere lipidi prevalentemente insaturi: consumare olio d’oliva come grasso di condimento e inserire settimanalmente il consumo di pesce.

4 Verdura e frutta tutti i giorni

Consumare due porzioni di frutta e due porzioni di verdura al giorno, preferibilmente crude, fresche e di stagione, garantisce un apporto ottimale di vitamine e sali minerali il cui fabbisogno in allattamento aumenta proprio perché parte di questi nutrienti diventano componenti del latte materno, caratterizzandone la qualità. Infine, ricordiamo che vitamine e sali minerali hanno una funzione bioregolatrice: un adeguato apporto pertanto favorisce un migliore stato di salute della mamma e una minore affaticabilità, aspetto non trascurabile in questo momento della vita della donna.

5 Pesce 3 volte alla settimana

È dimostrato che gli acidi grassi poiinsaturi omega 3 (Epa e Dha), di cui il pesce azzurro rappresenta la principale fonte, contribuiscono allo sviluppo del sistema nervoso del feto durante la gravidanza. Lo sviluppo del sistema nervoso nel neonato continua anche dopo la nascita e in particolare nei successivi due-quattro anni; alcuni studi hanno dimostrato che bimbi di mamme che durante l’allattamento hanno avuto una supplementa-zione in omega 3 o hanno assunto più di 340 g di pesce alla settimana hanno presentato un migliore quoziente intellettivo e migliori capacità neuromotorie nella prima Infanzia.

Limita il consumo di caffè

OLa composizione del latte materno dipende da quello che mangia la mamma. Bisogna pertanto tenere presente che il consumo di bevande quali tè e caffè comporta un passaggio nel latte materno di sostanze come teina e caffeina che hanno un effetto stimolante ed eccitante sul sistema nervoso del neonato, con possibili i leadure sul sonno. In generale, il consumo di una o due tazzine al giorno di caffè comporta un passaggio minimo ili caffeina nel latte materno (pari all’1%) che non dovrebbe causare problemi, tuttavia alcuni bambini possono essere più sensibili di altri. Meglio ricorrere al caffè decaf-lelnato se il neonato è sensibile o si desidera bere più di due tazzine di caffè al giorno.

7 Bere birra aumenta il latte? FALSO

Nel corso dei decenni si sono radicati alcuni luoghi comuni sull’allattamento che, nonostante le smentite della scienza, non sono ancora stati del tutto debellati. Potrebbe pertanto capitare di sentire che bere bin a è una buona strategia per aumentare la produzione ili latte. Niente di più falso. Non esistono alimenti o bevande specifiche che facciano aumentare la produzione. È importante introdurre liquidi perché il latte nini orno è composto per circa l’85% da acqua, ma un buon inizio e un buon mantenimento della produzione di latte ilipeiulono innanzitutto da un corretto attaccamento del imi malo al seno e dal fatto di allattarlo a richiesta, cioè i|Maiuln lo chiede. La produzione di latte è infatti regolata 11 a m i meccanismo a feedback per cui è la suzione stessa l’Ilo determina l’attivazione di ormoni che agiscono a livello centrale, innescando una produzione bilanciata i bipoli» alle richieste del bambino.

8 Così il bambino si abitua a gusti diversi Il sapore del latte materno dipende da quello che la mamma mangia. A differenza del latte artificiale, che si presenta sempre con lo stesso sapore, il latte materno può assumere sapori vari. L’allattamento al seno è quindi uno strumento attraverso cui il bambino sviluppa capacità sensoriali che lo portano a riconoscere e ad accettare fin da subito aromi e sapori diversi con ripercussioni positive sullo svezzamento. Il bambino allattato al seno sembrerebbe più propenso a sperimentare lo svezzamento rispetto al bambino allattato artificialmente.

9 Coliche? Non c’entra quello che mangi Quello delle coliche è un tema su cui arrivano commenti e consigli di ogni tipo da chi circonda la mamma. Si sente dire che per ridurre l’incidenza di coliche del neonato sarebbe bene eliminare dalla dieta della mamma i latticini oppure le verdure con semi come i pomodori. O ancora, bere tisane a base di finocchio. Sono tutti accorgimenti che in realtà non trovano un fondamento scientifico. Oggi non è possibile affermare che le coliche del neonato siano causate da quello che la mamma mangia e passa con il latte. Le coliche dei neonati rappresentano un fenomeno fisiologico legato all’immaturità dell’intestino e degli enzimi digestivi: per questo, in genere, intorno ai tre- quattro mesi si risolvono spontaneamente.

Il problema toxoplasmosi non c’è più L’infezione da Toxoplasma contratta dopo il parto non rappresenta un problema per la salute del bambino. Quindi la dònna può tornare a mangiare i cibi prima non permessi. Questo non deve però tradursi in un consumo smodato, per esempio di affettati. E bene ricordare che questi sono fonte di grassi saturi e che pertanto possono essere consumati al massimo due volte alla settimana: un consumo eccessivo di grassi saturi è infatti associato a un maggiore rischio di malattie cardiovascolari.

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