Dirigenti illegittimi del fisco ondata di cartelle annullate

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ROMA Lecce, Campobasso, Reggio Emilia, Fresinone, Brescia. Ma soprattutto Milano. Gli accertamenti fiscali firmati dai dirigenti dell’Agenzia delle Entrate dichiarati illegittimi da una sentenza della Corte Costituzionale perché assunti ai loro ruoli di responsabilità senza un concorso pubblico, continuano ad essere falcidiati dai giudici tributari in giro per l’Italia.

Secondo il Codacons, l’associazione dei consumatori, «una vera e propria valanga di ricorsi sta per abbattersi sull’Agenzia delle Entrate, che rischia di vedere paralizzata la propria attività». La sentenza più pesante è sicuramente quella della Commissione tributaria regionale della Lombardia. Il motivo è che si tratta di un giudice di «appello», un secondo grado di giudizio, che ha smontato una delle tesi che il Fisco aveva utilizzato per difendere l’operato dei propri dirigenti decaduti: quella del funzionario di fatto.

Significa, banalizzando, che l’atto fosse valido anche se sottoscritto da chi non ne aveva l’autorità, perché il suo contenuto sarebbe comunque conforme alla volontà dell’amministrazione. Dopo la sentenza dei giudici tributari lombardi, chiunque e in qualsiasi grado del giudizio potrà impungnare gli atti di accertamento del Fisco firmati dai dirigenti illegittimi, i cui elenchi sono ormai facilmente rintracciabili on line. A questo punto l’unica strada che è rimasta all’Agenzia delle Entrate è quella di impugnare in Corte di Cassazione la decisione dei magistrati Lombardi. Ma nel frattempo che arrivi una sentenza definitiva, è probabile che a muovere sia direttamente il governo.

LEMOSSE

Dopo uno stallo iniziale, dovuto anche all’impegno dell’esecutivo con la tornata elettorale di domenica scorsa, Palazzo Chigi ha deciso di prendere in mano il dossier. Ad occuparsi della pratica sono direttamente i consiglieri economici del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Incontri con i tecnici del Tesoro sono previsti già in settimana e una prima bozza di decreto legge potrebbe arrivare sul tavolo del prossimo consiglio dei ministri o in quello successivo. L’intenzione sarebbe quella di affrontare non solo l’emergenza creata dalla sentenza della Corte Costituzionale, ma rimettere mano ad una riforma più ampia del sistema delle Agenzie fiscali, riportando alcuni compiti e alcune prerogative direttamente al ministero dell’Economia.

Innanzitutto sarà effettuata una ricognizione delle posizioni dirigenziali che effettivamente servono al funzionamento dell’Agenzia delle Entrate, che saranno sicuramente meno delle attuali 1.200 posizioni circa (800 delle quali dichiarate illegittime dalla sentenza della Consulta). I dirigenti, come stabilito dalla Corte, potranno entrare soltanto per concorso pubblico. Corcorso che dovrà essere bandito e concluso entro il 2016. Resta ancora in forse la soluzione per le posizioni intermedie, quelle ricoperte dai facenti funzione di dirigente dichiarati illegittimi dai giudici supremi. Fino a poco tempo fa sembrava che la strada maestra per risolvere il problema fosse quella delle cosiddette Pos, delle posizioni organizzative speciali, attraverso le quali riconoscere posizioni di responsabilità e stipendi maggiorati. Ma i meccanismi discrezionali di assegnazione delle posizioni non avrebbero convinto i tecnici di Palazzo Chigi.

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