Docenti, assunzioni a metà ma Renzi mette la fiducia

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Alla fine si fa come voleva Renzi: le 100 mila assunzioni ci saranno tutte, già a settembre. I “super presidi”, la valutazione dei docenti, l’autonomia solo a partire dall’anno prossimo. In cambio il premier avrà la sua riforma, che sarà votata domani in aula. Forse con la fiducia, che l’esecutivo ha già autorizzato. “Poi vedremo se servirà”.

Probabile. Il maxi-emendamento del governo propone qualche piccola modifica sui poteri dei dirigenti (leggermente limitati e vincolati temporalmente), o sul comitato che dovrà giudicare gli insegnanti (arriva un membro esterno scelto tra docenti, presidi e tecnici). Soprattutto, c’è la promessa di una cattedra a tutti i precari storici. Non basta, però, a convincere le opposizioni a ritirare gli emendamenti: l’impianto sostanziale della riforma resta. E qualche novità, come l’indicazione di preferenza della provincia per l’assunzione, potrebbe creare qualche problema ai docenti.

I PARTITI CONTRARI (e la minoranza del Pd) avevano chiesto a lungo lo stralcio delle assunzioni, per permettere ai 100 mila docenti di entrare in ruolo già a settembre.

Il compromesso escogitato dai relatori Francesca Puglisi e Franco Conte è un meccanismo piuttosto complesso che suddividerà le immissioni in due fasi. Entro il 15 settembre verranno effettuate circa 27 mila assunzioni da turnover, che sarebbero avvenute in ogni caso. Verranno coperti anche i posti disponibili, o quelli che possono essere considerati “stabili” a tutti gli effetti, così da colmare le vacanze negli organici di diritto: sono altre 25 mila cattedre, in totale 50 mila assunzioni, che spetteranno agli iscritti nelle graduatorie di merito dell’ultimo concorso (idonei compresi) e nelle graduatorie ad esaurimento.

I DOCENTI che non rientrano in questa tranche saranno assunti con “decorrenza giuridica” al primo settembre 2015 ma entreranno in cattedra (e percepiranno lo stipendio) solo nel 2016, anche se il posto fisso è già loro. Ed è questo che permette al ministro di Stefania Giannini di parlare di “fattibilità assoluta e concreta del piano assunzionale”.

Opposizioni e sindacati , in realtà, sono un po’meno soddisfatti. “Il risultato dei continui ritardi del Pd è che gli insegnanti per il potenziamento, di fatto, verranno assunti solo fra un anno”, afferma Elena Centemero, responsabile scuola di Forza Italia. “Il governo promette un posto, ma nel 2016 questi nuovi docenti saranno scelti dai presidi. La sostanza non è affatto cambiata”, dichiara Marcello Pacifico, del sindacato Anief. Anche il Movimento 5 Stelle conferma la linea dura: “Ness una modifica reale: il testo rimane non accettabile, non ritireremo gli emendamenti”.

DOMANDE E TRASFERIMENTI rappresentano l’altra incognita del maxi-emendamento. Il governo ha infatti introdotto la scelta di 5 (o più) province di preferenza, rispetto al testo precedente che chiedeva l’inserimento di tutte le province. Con una clausola perentoria: “In caso di indisponibilità sui posti per le province indicate, non si procede a ll ‘assunzione”. Chi sbaglia qualcosa nella domanda, insomma, resta fuori e perde il treno. Un meccanismo pensato per ridurre il numero delle combinazioni possibili e accelerare il processo di assegnazione. “Non vorremmo si trattasse di una mossa per sfrondare i numeri degli assunti”, attacca Rino Di Meglio del sindacato Gilda. Di certo i precari dovranno essere pronti anche a spostarsi per lavorare. E la girandola di trasferimenti potrebbe intensificarsi l’anno prossimo, con la finestra straordinaria di mobilità concessa ai docenti già assunti.

PICCOLE NOVITÀ, infine, per accontentare le richieste delle opposizioni. I “presidi sceriffi” avranno un mandato di 7 anni (non rinnovabile) con valutazione a cadenza triennale. La possibilità di adibire gli insegnanti a classi di concorso non loro sarà subordinata all’assenza di docenti specializzati negli albi territoriale. Nel comitato per la valutazione dei docenti arriva un membro esterno, per limitare i poteri dei dirigenti e dei componenti interni. Viene introdotto un tetto di 100 mila euro al contestato “school bonus” per le erogazioni liberali agli istituti. E salta all’ultimo la quota riservata nel prossimo concorso: il bando slitta a dicembre 2015 e conterrà solo una “valorizzazione” del titolo di abilitazione e del servizio. Sono gli ultimi compromessi concessi da Renzi. Giovedì si vota, probabilmente con la fiducia. Prendere o lasciare. “Altrimenti le assunzioni saranno solo 20-25 mila”, ribadisce Renzi.

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