Ecco svelati gli imbrogli delle aste al centesimo

2454

I siti di aste al centesimo, chiamate anche “aste sociali*. promettono di farci ottenere smartphone, tablet, computer, viaggi, buoni acquisto per abiti o accessori e persino automobili a prezzi davvero bassissimi. I prodotti sono tutti nuovi e funzionanti e gli “sconti” spesso raggiungono il 90% del valore del bene.

Come sempre dietro un affare che sembra “troppo buono per essere vero” si nasconde una potenziale truffa o un sistema che funziona in modo poco chiaro e che pud farci buttare via un sacco di soldi. Queste aste (per ora) non sono state dichiarate ufficialmente illegali. Il motivo molto probabilmente è legato a un “buco” legislativo. In poche parole l’esistenza di queste aste non era stata prevista e neppure immaginata dalla legge. In attesa che politici e giudici facciano chiarezza. dobbiamo difenderci da soli. Scopriamo cosa sono e come funzionano le aste sociali e perché è sempre meglio evitare di partecipare.

Un fenomeno diffuso. Il numero di iscritti ai siti di aste sociali è in crescita II fenomeno. nato a cavallo tra il 2008 e il 2009 nel mondo anglosassone, si è diffuso a macchia d olio conquistando anche l’Italia. Nel momento in coscriviamo i siti attivi nel nostro Paese sono almeno 25. anche se non tutti sono tradotti in lingua italiana. Più di una quarantina invece sono stati chiusi.

In seguito al grande successo delle aste al centesimo sono nati sul web siti specializzati nella raccolta di informazioni e nel monitoraggio di queste aste. Alcuni pubblicano statistiche dettagliate su partecipanti, puntate e vittorie. Ci sono anche quelli che seguono in tempo reale o quasi le aste in corso. Uno dei più noti, in lingua inglese, è www.allpennyauctlons.com. Tra quelli in italiano c’è www.astealcentesimo.net che pubblica una lista aggiornata a maggio 2015 dei siti attivi, sconsigliati o chiusi. Attenzione però, per quanto in buona fede questi siti potrebbero comunque contenere informazioni non del tutto obiettive, ricordiamoci di usare sempre la nostra testa. In questi casi è meglio essere troppo sospettosi che troppo poco.

Asta di nomo ma non di fatto. Innanzitutto bisogna chiarire che le aste al centesimo sono diverse da quelle a cui siamo abituati, per esempio, sul sito ecommerce di eBay. Nelle aste tradizionali c’è un prezzo di partenza diverso da zero e una ¡»codeina. I poileciponli rilanciano fino a quando nessuno vuole più salire di prezzo o fino alla scadenza del tempo prestabilito. Sono loro a scegliere di quanto aumentare la cifra in gioco. Chi fa l’offerta più alta per ultimo si aggiudica l’oggetto all’asta e versa quanto ha offerto. Tutti gli altri non pagano assolutamente nulla.

Un centesimo alla volta. Le aste al centesimo funzionano drversamente. Il prezzo dell’articolo che ci piacerebbe avere parte da 0.00 euro e aumenta di un solo centesimo ad ogni puntata. Non siamo liberi di scegliere, ad esempio. di rilanciare di 1.10 o 100 euro. Il tempo a dsposizione per puntare è standard e può durare, a seconda dei siti e delle »te. da potili secondi a due minuti. Vince chi ha fatto un’offerta che non è stata rilanciata nel tempo concesso. Un’asta può durare pochi minuti in tutto se nessuno fa un’altra offerta, ma più spesso sono in molti a partecipare e si va avanti per ore o addirittura giorni, senza interruzione. Si tratta di un’ingegnosa e diabolica macchina da soldi a metà tra una comune innoqua asta e un giocc d’azza rdo. Vediamo perché.

Le puntate si pagano Per partecipare alle aste al centesimo dobbiamo acquistare un pacchetto di crediti II cui valore varia da poche decine a centinaia di euro. Di solito non basta un unico credito per puntare, ma ne servono 5. 6 o anche 10 a seconda del tipo di asta e di quanto è ambito l’articolo in palio, che può anche essere uno smartphone ultimo modello o addirittura un’automobile.

In media ogni rilancio di prezzo ci può costare tra i 10 centesimi e un euro, ma le cifre variano da un sito all’altro. Quando il prodotto viene assegnato a qualcuno, le puntate fatte per partecipare vengono “perse” tutte anche quelle di chi non ha vinto niente. E qui sta l’inganno, o se non vogliamo chiamarlo inganno quantomeno qui sta il trucco. Attenzione! Alcuni siti di aste Online, come prezzipazzi.com. non vendono direttamente i pacchetti di crediti ma li mettono « palio. In questo caso la partecipazione all’asta per aggiudicarsi i crediti è gratis ma. nel momento in cui vinciamo, per riscattare le nostre puntate e provare a conquistare un prodotto dobbiamo pagare.

Chi guadagna davvero. Abbiamo capito che nelle aste al centesimo tutti pagano, ma solo uno “porta a casa” l’oggetto messo all’asta. A guadagnarci davvero è la società che amministra il gioco, che spesso riesce a incassare cifre consistenti. Nel peggiore dei casi si ripaga ampiamente del costo del prodotto. Non crediamo mai a quei siti di aste online che sostengono di guadagnare sulla pubblicità, è una bugia.

Guadagnano sui pacchetti di crediti necessari per partecipare all’asta, venduti direttamente o attraverso altre aste. Facciamo l’esempio di un ¡Pad retina ‘conquistato* per 38.99 euro dal Sig. Rossi. Ricordiamoci sempre che chi si aggiudica un prodotto con un’asta al centesimo ha investito dei soldi sotto forma di puntate. Nel caso del Slg. Rossi l’iPad retina è costato 38.99 più 73.40 euro di crediti In totale 112.39 euro, un affare rispetto al prezzo medio di mercato di 649. Ma quanto ha guadagnato il sito? Per arrivare al prezzo di 38.99 euro cl sono volute 3899 puntate per un costo medio di 40 centesimi ciascuna. Arriviamo cosi a 1.559.60 euro a cui dobbiamo aggiungere i 38.99 euro finali del Sig. Rossi. La società che gestisce il gioco si è portata a casa 1.598.59 euro, più del doppio del costo di mercato del tablet. 11.486 euro che non ha messo il Slg.Rossi qualcuno li ha persi senza avere nulla in cambio.

Attenti ai costi nascosti .Alcuni siti che organizzano le aste online non solo non sottolineano il fatto che ciascun prodotto costa, oltre al prezzo finale d’asta, un certo numero di crediti, ma ’dimenticano” di sottolineare che c’è da aggiungere l’IVA e in molti casi pure i costi di spedizione. Poche tra le società di aste sociali spediscono a casa nostra l’articolo che abbamo vinto gratuitamente. Nd caso del nostro esempio i 38.99 euro più iva diventano 47.57. sommati a 25 euro di spedizione dall’estero e 73.40 di spesa crediti. Ecco che finalmente sappiamo quanto ha sborsato davvero il Sig. Rossi: 146 euro. Ci ha comunque guadagnato rispetto al prezzo di mercato del prodotto, ma avrebbe potuto non vincere e spendere lo stesso più di 70 euro in crediti. Inoltre è un nostro diritto quello di poter capire sempre quanto rischiamo di spendere. prima di iniziare una qualunque asta o gioco online.

Una fregatura dietro l’altra. Le insidie delle aste al centesimo non finiscono qui. Alcuni siti utilizzano dei timer per contare il tempo a disposizione di ogni puntata che “funzionano male” o in modo molto sospetto. Sembra che il tempo sia scaduto, pensiamo di aver vinto, ma dopo qualche secondo veniamo informati che il timer ha ripreso a girare, anche se non è chiaro chi ha rilanciato la nostra offerta e quando.

Altri usano dei timer che durano solo pochissimi secondi per spingerci a puntare continuamente senza riflettere. In certi casi invece sembra di avere vinto ma l’asta viene annullata senza un motivo apparente. Questo si verifica soprattutto quando si chiude a prezzi bassissimi dopo pochi secondi, perché hanno partecipato in pochi.

Leggiamo con attenzione il regolamento. Tutti i siti di aste onlme sono obbligati a pubblicare un regolamento che dobbiamo firmare per partecipare. Molto spesso sono poco chiari ma m alcuni casi già dal regolamento si può capire che la società non ha intenzione di comportai si in iiidiiieia li ¿spaiente e corretta. Se capitiamo su uno di questi siti perché spinti da curiosità, leggiamo le regole “del gioco* con attenzione. Quello di MadBid. uno dei siti di aste al centesimo tra i più conosciuti e anche tra i più pericolosi quando si tratta di buttare via i nostri soldi senza neppure accorgercene, recita così: «L’azienda Ira il diritto di recedere dal presente accordo in qualsiasi momento (…) e ha il diritto di modificare il tempo di esecuzione di un’Asta in qualsiasi momento. La Società può aumentare / tempi dell’Asta. m modo che venga eseguita per un periodo prò lungo, o diminuire, in modo che venga eseguita per un periodo più breve. L’Azienda pub cambiare il tempo d’Asta. interromperle e programmarle senza il bisogno di comunicarlo all’Utente Registrato». In questo modo chiaramente la società può manipolare le aste per guadagnarci sempre il più possibile.

Cosa dice la legge. Il  30 luglio 2014 il deputato della Lega Nord Massimiliano Fedrga ha presentato al Ministro dello Sviluppo Economico un’interrogazione parlamentare chiedendo di indagate ptuptiu iu MadBil. it. Il motivo è semplice: i siti di aste sociali propongono un tipo di gioco, o come lo chiamano loro di ‘affare* molto simile al gioco d’azzardo, che in Italia è illegale per chi non ha una regolare licenza. Inoltre non tutti gii operatori commerciali sono autorizzati a organizzare aste. Il ministro ha risposto, m sintesi, che una decisione vera e propria non può essere presa dal Ministero dello Svluppo Economico ma ha anche sottolineato che le indagini dovrebbero continuare. Purtroppo i siti in questione operano in Rete e sono quindi accessibili anche agli italiani ma sono gestiti da società di altri Paesi dove il gioco d’azzardo e questo tipo di aste possono essere legali. Se però verrà provato che ai partecipanti non vengono fornite tutte le informazioni per capire quali sono i costi effettivi di un’asta, i siti che offrono aste al centesimo potrebbero essere finalmente oscurati. Nel frattempo, non fidiamoci e stiamone alla larga!

Non giocare è la scolta più sicura

I siti di aste al centesimo non sono tutti uguali. Alcuni utilizzano politiche meno disoneste di altri, quindi è possibile che ad una persona normale, proprio come noi. capiti di vincere un prodotto molto interessante. Il problema di fondo è il principio stesso che sta dietro alle aste sociali. Spendere dei soldi nella speranza di vincere qualcosa per puro caso è quello che facciamo quando compriamo un gratta e vinci o un biglietto della lotteria. Con la differenza che in quel caso sappiamo cosa stiamo facendo: tentiamo la fortuna. Le aste sociali invece ci danno l’illusione di poter mettere in atto delle strategie. Ci dicono che vincere è facile. Non è vero. É vero invece che giocando perderemmo con facilità un bel po’ dei nostri soldi.

Condividi