Elisabetta Canalis ed altri Vip spiati: “Cosi mi controllavano”

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Spiata. Secondo un’indagine della Procura della Repubblica di Milano, tra il 2010 e il 2011 la posta elettronica e la vita di Elisabetta Canalis sono state spiate attraverso un’attività di hackeraggio. Ed Eli non era la sola: nelle carte, i nomi di oltre 30 vip il cui privato sarebbe stato illecitamente violato. Tra questi, Mara Venier, Federica Fontana, Felice Rusconi, Melita Toniolo, Paola Perego, Paolo Virzì, Stefano Bettarini, Emanuele Filiberto di Savoia, Scarlett Johannson, Aaron Sorkin, Sandra Bullock, Blake Lively. Il pubblico ministero Grazia Colacicco ha ottenuto il rinvio a giudizio delle giornaliste Selvaggia Lucarelli, Guia Soncini e del blogger Gianluca Neri.

I reati contestati, a vario titolo, sono l’accesso abusivo a sistema informatico, la violazione della corrispondenza, il trattamento illecito di dati personali, la detenzione abusiva di codici di accesso. In soldoni: leggendo i contenuti della posta elettronica dei vip, gli inquisiti avrebbero ottenuto notizie e fotografie che, in almeno un caso, sarebbero stati oggetto di una trattativa con un giornale. Il processo inizierà il 19 giugno e somiglierà ad altri processi-spettacolo celebrati in passato a Milano.

CLOONEY FURIOSO

L’indagine è nata da una denuncia presentata da Elisabetta Canalis, avvertita da un giornalista del tentativo di vendita di 191 foto private del settembre 2010, scattate alla festa per i suoi 32 anni che l’allora fidanzato George Clooney aveva dato a Laglio. Le aveva scattate Felice Rusconi, marito di Federica Fontana, che poi aveva inviato via mail a tutti i presenti un link da cui scaricarle. Con modalità che il processo dovrà definire, quel link finisce sui due Pc di Gianluca Neri, che sostiene di averlo preso da 4chan.org, sito sul quale gli hacker di tutto il mondo riversano ciò che sottraggono illecitamente a posta e cloud (la “nuvola” su cui si archiviano i dati) dei famosi. A questo punto le versioni delle persone coinvolte si fanno divergenti. L’unica cosa certa è che le foto arrivano a Selvaggia Lucarelli e diventano oggetto di un tentativo di acquisto da parte di Chi. La vendita alla fine non c’è, ma il settimanale avverte la Canalis, Clooney si imbufalisce, Eli pure e denuncia (siamo a ottobre 2010). Federica Fontana e il marito li emulano a stretto giro.

«MI SENTO VIOLATA»

Quando il 28 maggio il sito giustizia-Mi.it diffonde la notizia dell’inchiesta, la Canalis si rifugia nel silenzio: vive da anni in California, ha una nuova vita e col marito Brian Perri è in attesa della sua prima bimba. Di rivangare quell’episodio non ha voglia. Poi legge le autodifese dei tre imputati in Rete, si morde la lingua mille volte, riesce a non rispondere pubblicamente. Infine decide di consegnare a Oggi, in esclusiva, il suo sfogo.

Signora Canalis, come è andata?

«Sono stata avvisata che ignoti avevano provato a proporre in vendita a una rivista patinata numerose fotografie scattate al mio compleanno durante una festa privata tenutasi nell’abitazione del mio compagno dell’epoca. A quel punto mi sono rivolta alla Polizia e grazie al loro intervento sono venuta a sapere che la mia casella di posta elettronica e gli account di condivisione cloud erano tenuti sotto controllo da persone estranee ai fatti ed evidentemente non autorizzate e ho iniziato a temere per la mia riservatezza perché qualcuno aveva violato un mio spazio privato». A quel punto cosa ha fatto? «Quando ho presentato denuncia e ne ho dato avviso ai miei contatti via email, con l’intento di arginare la diffusione dei miei dati personali, gli autori dei reati ne hanno preso conoscenza e ne hanno fatto circolare una copia, dimostrando di avere ancora il controllo della mia casella di posta elettronica». Qual era il suo stato d’animo? «Mi sono sentita spiata nella mia vita personale e privata, perché non avevo più la certezza di cosa fosse pubblico e cosa no. Anche nei mesi successivi non ero più sicura nell’utilizzare la mail per comunicare con gli altri e sentivo di non potermi fidare di nessuno. Immaginate le trattative economiche di lavoro, i contenuti di vita privata e tanti altri dati sensibili. Temevo ad ogni Click ed Invio che qualcuno potesse leggere e vedere tutto. Pertanto ho ritenuto corretto tutelarmi a livello legale, al fine di venire a capo di questa vicenda. Confido nella giustizia italiana e sono sicura che verranno accertate le responsabilità di quanto accaduto». E da tempo un personaggio pubblico. Non è abituata a una privacy in qualche modo “attenuata”? «Il fatto che io sia un personaggio dello spettacolo non significa che io non debba essere tutelata come ogni cittadino e che le mie foto ed i dati personali, che non intendevo né intendo condividere pubblicamente, possano essere acquisiti, diffusi o, peggio ancora, posti in vendita a mia insaputa».

«La signora Canalis si è rivolta alle autorità per tutelare la propria riservatezza. Il processo inizierà il 19 di giugno e in quella sede verranno accertate le responsabilità degli autori delle condotte denunciate», le fanno eco i suoi legali Marco Tullio Giordano e Giuseppe Va-ciago, specializzati in reati informatici.

GLI IMPUTATI SI DIFENDONO

I tre imputati si sono difesi usando il loro principale strumento di lavoro: il Web. Selvaggia Lucarelli ha consegnato a Facebook un lungo post in cui nega ogni addebito («Mai violato un account di posta elettronica in vita mia (…) e da miei telefoni e computer non è risultato alcun accesso abusivo su altri computer o telefoni»); Guia Soncini ha detto di non conoscere «la Lucarelli, e Neri ha solo il mio indirizzo di posta. L’unico messaggio che hanno trovato è quello in cui chiedo “chi può essere così stupido da cercare di vendere foto private che per legge non si possono pubblicare?”». Gianluca Neri ha scritto un lunghissimo post sul suo blog (potete leggerlo su Macchianera.net), così dettagliato da aver fatto infuriare la sua legale, l’avvocato Barbara Indovina (insomma, Neri avrebbe spoilerato, cioè svelato, la strategia difensiva, come la Venier all’Isola). Ad aver potenzialmente peggiorato le cose, poi, ci sono attacchi di Neri alla pm titolare dell’indagine e al maresciallo che ha condotto gli accertamenti: a molti, quelle invettive sono parse una versione, più raffinata, della spavalderia strafottente con cui Fabrizio Corona attaccava chi indagava su di lui. Ma giudizi di “metodo” a parte, la posizione dei tre è: non abbiamo violato alcun accesso, non abbiamo fatto compravendite di foto, non c’entriamo nulla. Con i dovuti distinguo, le tesi in campo al processo saranno quindi due: la Procura sosterrà che, a vario titolo, i tre hanno violato indirizzi email di famosi per trarne informazioni, in alcuni casi con lo scopo di lucrarci; i tre sosterranno, invece, che quelle mail venivano violate da ignoti che poi riversavano tutto su 4chan e siti simili, e che loro tre si sono limitati a commentare tra loro quello che sbirciavano lì.

COSA DICONO LE CARTE

Nelle 600 pagine di atti dell’inchiesta c’è molto più di questo. La storia delle foto di Clooney sarebbe solo uno degli aspetti dell’indagine: dalle carte risulterebbe che molte mail vip erano già sotto controllo tempo prima (risalirebbe al 24 agosto 2010 l’inizio del “monitoraggio” di quella della Fontana). E le attività sarebbero proseguite per mesi dopo la mancata vendita delle foto. Non solo. Agli atti, ci sono centinaia di messaggi (recuperati dai cellulari sequestrati ai tre durante l’indagine) tra Neri e Soncini e tra Neri e Lucarelli; mai tra le due giornaliste, che non si conoscono (Soncini era all’oscuro anche del contatto con Chi per la vendita delle foto). In quegli sms ci sono riferimenti alle mail degli “spiati” che i tre a processo dovranno chiarire. Come quando la Soncini scrive a Neri che la domanda di sicurezza per risalire alla password della mail di George Clooney è Worst habit? (la peggiore abitudine?), e Neri propone di tentare con «Canalis». O come quando (ancora Soncini) gli scrive: «Come si chiama il coniglio della Canalis?» (domanda di sicurezza per la mail di Elisabetta). La Lucarelli sostiene di non aver mai hackerato alcunché. E non c’è motivo per non crederle. Ma nelle carte ci sarebbe uno scambio di sms con Neri (12 settembre 2010) in cui la giornalista chiede a Neri: «Ma la Venier la monitoriamo? Ha chiesto la mia testa a Signorini». Neri risponde «Ancora no»; poi tra i due comincia uno scambio di sms finalizzato a individuare la squadra del cuore della Venier, necessaria per il recupero della password della mail. Provano col Venezia (la Venier è di Mestre) poi con la Lazio. Qualche giorno dopo Neri comunica: «Habemus Mara», e lei: «Voglio tutti i suoi scheletri in fila»; ma il monitoraggio non deve essere stato esaltante se, a stretto giro, scrive alla Lucarelli «Noiosa, parla solo con suo marito e Signorini».

QUEI DUE INDIRIZZI MAIL

L’inchiesta poggia sul materiale trovato su cellulari e computer sequestrati a Neri, Soncini e Lucarelli e ruota (anche) attorno a due indirizzi email: giorgioclone61@gmail.com e copycat@ gmail.com. A quanto risulta a Oggi, il primo viene aperto l’8 ottobre e chiuso il 12 del 2010, con operazioni su server stranieri dai quali non si può risalire al computer da cui sono state svolte. In quei quattro giorni di vita, su quella mail si effettuano una quindicina di accessi, tutti da utenze riconducibili, secondo la Procura, a Neri, che nega ogni addebito. Nelle carte, però, ci sarebbe almeno un sms diretto alla Lucarelli (dell’8 ottobre) in cui Neri fa riferimento a quell’indirizzo. Su gior-gioclone61 avviene una trattativa con Chi per le foto scattate a casa Clooney. Il secondo indirizzo di posta elettronica (copycat@gmail.com) serviva invece ai tre, sempre secondo la Procura, a scambiare materiale proveniente dalle mail vip cui avevano accesso. Stando alle carte, la sola Soncini avrebbe avuto accesso a Copycat circa 6 mila volte. Su questa mail erano archiviate rubriche telefoniche di personaggi noti (come Paolo Guzzanti), mail, password, foto e dati personali di altri vip e in alcuni casi, come quello di Emanuele Filiberto, persino gli estremi delle carte di credito. A legare i due indirizzi mail anche un dettaglio che dettaglio non è e ha il sapore della nemesi: hanno la stessa password (Autogrill).

COSA SUCCEDERÀ ORA?

La prima udienza è, lo abbiamo detto, il 19 giugno prossimo. Ma già il 10, quando le parti consegneranno l’elenco dei testi che intendono chiamare a deporre, si capirà la piega che il processo potrà prendere. Gli imputati, infatti, non hanno chiesto il rito abbreviato (con conseguente eventuale sconto di pena), ci sarà un giudizio ordinario. Se, quindi, decideranno di chiamare a deporre tutti i personaggi a vario titolo tirati in ballo (compresi gli imprendibili Clooney, Bullock, Johan-nson) i tempi del dibattimento potrebbero farsi biblici, rendendo concreto il rischio prescrizione: i reati “scadono” a metà del 2018, data entro la quale diventerebbe arduo celebrare tutti e tre i gradi di giudizio. Nel caso in cui, però, si dovesse arrivare a un giudizio e quello fosse di colpevolezza, cosa rischiano i tre imputati? Sulla carta, sommate le pene minime e massime dei quattro reati contestati (a vario titolo) si andrebbe dai 3 ai 14 anni. Ma è solo matematica: in caso di condanna, si terrebbe conto del fatto che i reati sono stati compiuti “in continuazione”, e cioè che sono l’uno concatenato all’altro, se così si può dire. In questo caso, la pena arriverebbe a un anno e sarebbe sospesa. Lasciando solo una macchia (nera) sulla fedina penale e fiumi di inchiostro sui giornali. Perché la vera beffa è che, indipendentemente dall’esito del procedimento, ad avere la peggio saranno i vip le cui mail e le cui foto — cioè le cui vite – finiranno agli atti e in pasto ai giornali. Al solito, a uscirne peggio, è la giustizia.

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