Emergenza migranti, il bluff dei numeri e le soluzioni patacca

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L’ emergenza immigrati che domina la politica, i media e -pare – le preoccupazioni degli italiani sono duemila persone o poco più che tentano di lasciare l’Italia: 200 a Ventimiglia e qualche centinaia alle stazioni di Roma e Milano. L’emergenza immigrazione sono i 57 mila migranti sbarcati ad oggi sulle coste italiane da gennaio: nei primi sei mesi del 2014 furono 63 mila e l’emergenza immigrazione in tv non c’era.

L’emergenza immigrazione sono i richiedenti asilo, oltre la metà dei migranti sbarcati in Italia, gente che ha tutto il diritto – a stare all’articolo 10 della Costituzione – di venire accolta in Italia e peraltro in tutti i paesi che hanno firmato la Convenzione di Ginevra. L’emergenza immigrazione è la scabbia: riguarda forse il 10% dei migranti, non si attacca facilmente e va via con una pomata. L’emergenza immigrazione è “l’invasione” in un paese in cui il numero degli stranieri residenti continua a calare da quando è iniziata la crisi. L’emergenza immigrazione è l’ultima offerta a prezzi stracciati in un mercato politico asfittico: la realtà non esiste senza la sua rappresentazione, a volte la rappresentazione si mangia la realtà.

La Ue non è solidale? Non lo è mai stata: vedi “Dublino”

Alcuni Paesi europei, in questi giorni, hanno deciso di celebrare il trentennale del Trattato di Schengen disapplicandolo. La Francia blocca informalmente i migranti alla frontiera di Ventimiglia, il nuovo confine tra Europa e Africa; l’Austria e la Germania hanno sospeso ufficialmente il Trattato fino a metà giugno per via del G7. L’emergenza immigrazione è tutta qui: le frontiere sono chiuse e i migranti (rifugiati, richiedenti asilo o irregolari che siano) non riescono a lasciare l’Italia. I politici italiani se la prendono con l’Unione europea che è poco solidale, quelli di destra tipo Salvini e Maroni sottolineano che il governo Renzi non conta niente: è vero, ma la Ue è un sistema ufficialmente non solidale in materia di diritto d’asilo da dieci anni e più. Il Regolamento di Dublino data al 2003 e per l’Italia lo ha firmato il governo Berlusconi-Lega: prevede che il rifiugiato, almeno finché l’iter per il riconoscimento non sia concluso, rimanga in carico al paese in cui arriva. Ovviamente, gli stati di frontiera tipo Italia e Grecia sono più esposti.

Il bluff/1. I richiedenti asilo da distribuire in Europa

“L’accordo in Europa è fatto”. “Il governo alza la voce in Europa”. Titoli di questo genere si sono letti sui giornali e ascoltati in tv a maggio. Adesso si scopre che l’accordo non c’è: la proposta della Commissione di dividere tra i paesi dell’Unione circa 40mila migranti non ha maggioranza nel Consiglio europeo. Alle nazioni dell’Est non piace, pure Francia e Spagna hanno qualche perplessità e via così. L’emergenza immigrazione è l’unica droga che sballa il mercato elettorale anche fuori dai confini. I profughi che l’Italia potrebbe affidare ai partner Ue, peraltro, sono solo 26 mila. Nel 2014, per capirci, in tutta l’Europa le richieste di asilo sono state 626 mila: 64.600, circa un decimo, in Italia, quasi un terzo (202.000) in Germania.

Il bluff/2. Da adesso in poi rimandiamo tutti a casa

Ora nella Ue si discute di lavorare di più sui rimpatri, facendo accordi coi paesi di provenienza (niente fondi per la cooperazione se non ti riprendi i migranti). In questo caso, però, non si parla più di profughi, ma di immigrati irregolari o, se si preferisce, clandestini. La Lega accusa il governo di aver azzerato l’apposito Fondo del Viminale: nel triennio in cui Roberto Maroni fu ministro dell’Interno, però, i rimpatri furono poco più di 11 mila. In quanto tempo si svuota il mare delle migrazioni col cucchiaio dei rimpatri?

Il bluff/3. È guerra: le barche le attaccheremo nei porti

Renzi e Alfano, ad aprile, avevano la soluzione: “Affonderemo i barconi nei porti libici”. Vuoti, s’intende. Primo: non si può fare e non serve. Quelle barche vengono usate una sola volta per la tratta di esseri umani, non hanno un cartello o un colore che le distingua quando sono in porto. In secondo luogo: serve il via libera dell’Onu, che ora non c’è. Tra poco, però, per fare ammuina partirà la missione militare Ue: può affondare i barconi quando sono vuoti, ma solo in acque internazionali.

Il bluff/4. I profughi vanno gestiti in campi Onu in Libia

Maroni e altri propongono che i profughi vengano gestiti in appositi campi Onu protetti dai caschi blu in Libia. La cosa si commenta da sé: un paese in piena guerra civile che diventa il centro di smistamento dei richiedenti asilo. L’esperienza degli anni del Maroni ministro, peraltro, non è lusinghiera: i Cie finanziati in Libia dall’Europa ai tempi di Gheddafi erano dei veri lager.

Il bluff/5. Le frontiere non si possono più chiudere

Ogni tanto qualcuno propone di chiudere le frontiere per bloccare i migranti. Anche qui, non serve: la maggior parte dei clandestini non arriva col barcone, ma con l’aereo o l’autobus, in tasca un regolare visto turistico o di lavoro che poi scade. Molti ragazzi italiani vogliono andare qualche tempo a Londra e molti ragazzi tunisini o marocchini vorrebbero viaggiare in Europa, vedere com’è e se magari si vive meglio. Molti italiani cercano lavoro all’estero e molti stranieri pure. Prima che venissero aperte le frontiere con la Romania c’era chi parlava di invasione rumena: dov’è l’orda dei barbari? Costruire una fortezza di navi, radar, droni, soldati e Cie costa, non funziona e fa pure schifo.

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