Escort il complotto Laudati

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Mi ha chiamato Alfano e mi ha detto: ‘Ma noi stiamo facendo, mi raccomando, guarda’…”. L’audio è leggermente disturbato, la frase non è stata neanche trascritta negli atti depositati a Milano, ma è chiaro che l’ex procuratore di Bari, Antonio Laudati, parlando con l’inviato di Pan orama Giacomo Amadori, si sta riferendo all’attuale ministro dell’Interno che, allora, ricopriva la carica di Guardasigilli.

Alfano e Laudati dovrebbero chiarire perché l’ex ministro di Giustizia, in quell’esplosivo 2010, chiama l’ex procuratore di Bari e – soprattutto – di cosa si raccomandava con lui. Alfano in quel momento è un fedelissimo del premier Berlusconi. E Berlusconi ha un problema: il caso d’Addario è scoppiato sei mesi prima, con l’intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’Espresso ha poi pubblicato le registrazioni della notte che ha trascorso con il Cavaliere. A settembre arriva il cambio al vertice della procura di Bari, con l’insediamento di Laudati, oggi sotto processo a Lecce – ieri ha chiesto il trasferimento del procedimento a Perugia – con l’imputazione di favoreggiamento e abuso d’ufficio per aver rallentato le indagini sulle escort portate da Gianpi Tarantini a B. E proprio il tribunale di Lecce ha acquisito le registrazioni delle conversazioni tra Laudati, Giorgio Mulé e Giacomo Amadori. Eccone alcuni stralci.

Gli amici degli amici

“Lei è una persona perbene, per cui con lei parlo più tranquillamente”, dice Laudati ad Amadori, che gli risponde:

“Io son quasi parente di Cosimo Ferri (magistrato, presidente di Magistratura Indipendente, ndr), perché siamo dello stesso paese, di Pontre-moli”. Poi si parlerà del complotto ai danni di Berlusconi.

È questo il contesto, insomma, in cui Laudati riferisce del suo colloquio con Alfano.

Laudati sa bene che Pan orama è della famiglia Berlusconi che, giorni dopo, definirà come “l’azionista di riferimento” del settimanale. E all’inviato targato B. specifica: “Il mio obiettivo è spostare l’asse dal gossip e dalle scopate di Berlusconi… di spostarla su … la rilevanza penale e i reati con la pubblica amministrazione”. Poi parla di “complotto” e di reati legati all’informazione.

Il complotto

Quando Amadori gli chiede di che reato si tratti, Laudati spiega: “Associazione finalizzata alla distorsione delle notizie giudiziarie per finalità di lotta politica”. Per quanto riguarda i reati con la pubblica amministrazione, precisa che Tarantini non ha mai chiesto per sé, ma solo per personaggi del centrosinistra:

“Sono notizie giornalistiche, non le rivelo niente di nuovo. Che chiede Tarantini? Un piacere per Intini (uomo vicina a D’Alema, ndr), gli chiede a Castellaneta (avvocato d’area dalemiana) di metterlo in un consiglio (…) ma per sé non chiede nulla. Allora, se non chiede nulla per lui, probabilmente Tarantini non agisce in proprio, è un terminale”.

Un terminale del centrosinistra, par di capire. E infatti Amadori gli chiede: “Ma c’è un elemento che potrebbe farci capire che dietro c’è, per esempio, De Santis, D’Alema, Maritati?”. Laudati: “Le investigazioni su questo sono a buon punto…”. Su un punto però il procuratore è perentorio: chiede ad Amadori di scrivere un’inchiesta che provochi un “effetto annuncio”. Panorama “annuncia” l’esistenza dell’inchiesta. Ma poi Laudati smentisce. E a quel punto anche il direttore del settimanale, Giorgio Mulé, decide di incontrarlo. E parte un’altra registrazione. Da cui sembra che Laudati stia indagando sul pm titolare dell’indagine, Giuseppe Scelsi, ma non potrebbe farlo: sui magistrati baresi è competente solo la procura di Lecce.

Il caso Scelsi

“Avendo citato Scelsi”, dice Laudati a Mulé e Amadori, “questo ha scatenato all’interno dell’ufficio un meccanismo. sono stato costretto a fare un comunicato per calmierare la situazione… gli altri hanno detto:

‘Ma se c’è un’indagine a carico di un… noi non siamo più competenti dobbiamo andare a Lecce’…”.

Mulè chiede se ha trasferito gli atti a Lecce e il procuratore risponde:

“Se facessi la trasmissione perderei la titolarità di tutte le indagini”. Nel frattempo, Laudati ha creato un pool – composto dai pm Ciro Angelillis ed Eugenia Pontassuglia, coordinato da sostituto Renato Nitti – che affianca Scelsi.

“Cioè”, commenta Laudati, “lei l’informazione la conosce meglio di me, se io arrivo a Bari, noto qualcosa che non va e tolgo Scelsi, qualcuno mi dice: ‘Questo vuole favorire Berlusconi’. E invece io dico a Scelsi: ‘Vai avanti, fai tutto quello che è possibile, però ovviamente lo fai sotto una forma di controllo’, perché io ho un unico padrone, la verità, per cui a me non importa, però la cosa fondamentale è che faccio una rivisitazione…”. “Io – continua Laudati giustificando la sua smentita – le smentite le ho fatte sia per Vendola sia per Berlusconi, la strumentalizzazione c’è stata per tutti e due, e io dimostrerò la strumentalizzazione per tutti e due…”, Poi aggiunge: “Se noi questa cosa adesso la ammantiamo in una vicenda che poi non trova uno sbocco processuale, noi facciamo il richiamoIl ministro Angelino Alfano a Montecitorio Ansa al gossip. Cioè voglio dire, siccome voi siete Mondadori, cioè alla fine, al vostro azionista di riferimento gli fate un danno…”.

Il doppio fascicolo

In realtà, il fascicolo sul complotto, pare non sia mai esistito. Piuttosto, spiega Laudati, esistono due fascicoli, uno per le fughe di notizie e l’altro per le indagini patrimoniali sulla D’Addario, affidati al pm Giuseppe Dentamaro. “C’è un altro elemento che voi potete collegare, che è giornalistico… il fatto che l’indagine sulla D’Addario originaria … ce l’ha Dentamaro, e l’indagine sulla fuga di notizie ce l’ha Dentamaro. Quindi se due più due fa quattro, evidentemente…”. “Sono lo stesso fascicolo?”, chiede Amadori. “Anche se son diversi – risponde Laudati – non vuol dire niente…”. Il cronista più tardi commenta: “Massari (chi vi scrive, ndr) credo che sia parente di Dentamaro… (il che è vero, ndr)”. E Laudati replica: “Però penso che Massari, da Dentamaro, non riesce a piglia’…”. Quindi riepiloga la tesi del complotto su cui, a questo punto, Dentamaro avrebbe dovuto indagare: “Dalle dichiarazioni di Barba (l’ex compagno della D’Addario, ndr), l’ipotesi che emerge è una struttura di tipo associativo, cioè di gente che dà i soldi, di gente che scrive, di gente che manipola…”. Nell’inchiesta su Tarantini non v’è alcuna traccia del complotto ipotizzato da Laudati. Piuttosto, oggi si scopre quella telefonata che riferisce d’aver ricevuto, proprio in quei giorni, da Alfano: “Mi ha chiamato e mi ha detto: ‘Noi stiamo facendo, mi raccomando, guarda’.”.

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