Europa, Lega e Pd, scontro sui migranti: il premier resta solo

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Renzi dà incentivi ai Comuni che accolgono migranti? E io premierò quelli che respingono i clandestini”. Roberto Maroni, governatore della Lombardia, primo ad introdurre le norme che introducono la ripartizione dei migranti da ministro dell’Interno, ogni giorno alza un po’ il tiro. Ieri ha scritto ai prefetti per chiedere di “sospendere le assegnazioni nei Comuni”.

La questione immigrazione diventa sempre più difficile per Matteo Renzi e per il suo governo. Che è alle prese con fronte interno, esterno ed internazionale. Oltre a un problema oggettivo sostanzialmente “insolubile” (come qualcuno nei corridoi di Palazzo Chigi ammette). Leggere quello che dice Romano Prodi al Mattino: “La Serracchiani mi ha stupito. Una cosa è sostenere l’equità nella distribuzione dei profughi, un’altra è alzare reattivamente un muro per reagire a un altro muro”. Debora Serracchiani, vice segretaria Pd, ma anche governatrice del Friuli Venezia Giulia in un’intervista al Corriere della Sera aveva detto: “No che non li prendiamo i migranti respinti da Veneto e Lombardia, devono prenderseli loro. Noi, come Friuli Venezia-Giulia, abbiamo circa 2600 profughi, a cui vanno aggiunti 200 minori non accompagnati. Abbiamo accolto oltre la quota-limite stabilita dal governo, che è di 1950”.

Hanno un bel dire i renziani doc che in realtà il Friuli ha già i profughi che arrivano dal Nord e lei voleva soltanto chiarire questo. Ci pensa Felice Casson candidato sindaco per il Pd a Venezia, a ribadire: “Non si possono accettare imposizioni nè dalla Regione nè dal ministero dell’Interno. Il comune di Venezia ha già dato”. Racconta il sindaco di Treviso, Giovanni Manildo, pure lui Pd, quello che concretamente succede: “Con una telefonata del Prefetto ho avuto notizia che in una caserma di proprietà del demanio erano stati accolti dei rifugiati e dormivano nei giardini. Ho chiesto un incontro a lui e a Zaia: c’è un problema di governo della regione: non si può affrontare la questione sempre come emergenza”.

Con il passaggio della Liguria a FI, si è saldato l’asse del Nord e Luca Zaia, presidente del Veneto, Giovanni Toti, governatore della Liguria, procedono compatti sotto la guida di Maroni. Nel frattempo, Forza Italia ha capito che deve tornare a cavalcare l’immigrazione come questione identitaria. Tanto per non farsi completamente oscurare dalla Lega. Ieri Berlusconi ha riunito i vertici del partito e subito dopo il capogruppo, Renato Brunetta ha convocato una conferenza stampa alla Camera: “Ormai è un’invasione, abbiamo il diritto a difenderci. E il Parlamento deve esprimersi”. E il capogruppo al Senato Paolo Romani si dice pronto alla “difesa” “se necessario anche militarmente”. Nel frattempo, l’Europa nicchia: martedì prossimo non deciderà sul ricollocamento dei circa 24mila profughi che dall’Italia dovevano essere distribuiti, secondo quanto invece previsto dall’Agenda sull’immigrazione presentata a metà giugno dal presidente della Commissione europea Jean Claude-Juncker. Francia, Gran Bretagna, Ungheria e Spagna hanno detto no. A fine giugno è convocato il vertice Ue, quello che avrebbe dovuto trasformare in decisioni concrete la carta di intenti del Consiglio straordinario ottenuto da Renzi dopo il naufragio al largo del Canale di Sicilia. Allo stato, che l’Italia riesca ad ottenere una diversa ripartizione dei migranti o a strappare una qualche operazione in Libia sembra veramente difficile.

AL VIMINALE vanno avanti con il loro piano ribadendo che si tratta di un accordo fatto in Conferenza Stato-Regioni del luglio 2014 e che Maroni non è in grado operativamente di fare nulla. In quella sede si decise di ripartire i richiedenti asilo secondo una percentuale dipendente da quanti soldi le Regioni prendono per la spesa sociale. Il piano prevede tre passaggi: accoglienza allo sbarco, trasferimento negli hub, che dovrebbero funzionare come una specie di cuscinetto e programma di accoglienza per richiedenti asilo. “Stiamo lavorando su meccanismi di incentivo per i Comuni. Ma non è che abbiamo la bacchetta magica”, ammettono, davanti ai numeri in aumento.

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