Fabio e Mingo, la Procura di Bari, e Antonio Ricci li ha allontanati dal suo programma e denunciati per truffa

831

Sorpresa: i grandi allevamenti di bufale non sono in Campania, ma nelle redazioni. Le bufale nascono sulle scrivanie di giornalisti ansiosi di trovare, magari sul web, una notizia accattivante, pascolano sulle pagine dei giornali, in tv e sui siti, crescono rimbalzando di testata in testata, fino a quando qualcuno non comincia a fare dei controlli. Sì, esatto, quelli che andavano fatti subito, prima di pubblicare una notizia che non era una notizia. A questo punto usciamo dalla metafora ed entriamo nella cronaca.

Con un paio di casi eclatanti stanno riempiendo le pagine di cronache: Fabio e Mingo, gli inviati pugliesi di Striscia la notizia, si sarebbero inventati di sana pianta alcuni scoop mandati poi in onda dal tg satirico. Su di loro indaga per simulazione di reato la Procura di Bari, e Antonio Ricci li ha allontanati dal suo programma e denunciati per truffa. Moreno Morello, un altro inviato della scuderia di Striscia, ha invece intervistato un uomo che sostiene di essere stato pagato per dire, coperto dall’anonimato, in due diversi servizi, di essere un estremista islamico e un truffatore rom. Fulvio Benelli, il giornalista autore di questi due servizi, immediatamente licenziato, è furibondo: «Mi hanno cacciato 13 ore dopo la messa in onda del servizio di Striscia, senza nessun contraddittorio: si sono fidati delle parole di un truffatore e non mi hanno ascoltato. Striscia non dice il vero e non ha nemmeno provato a contattarmi. Non ho mai pagalo nessuno per raccontare il falso, di più non posso dire perché i miei legali stanno studiando tutti gli aspetti di questa vicenda».

Come sia andata veramente la vicenda del “rom polivalente” noi non lo sappiamo, ma di certo la bufala non nasce solo dalla necessità di dimostrare un assunto. Esempio: voglio lanciare una campagna contro le carote, pago cinque persone per farmi dire che dopo essere entrate in contatto con le carote hanno avuto eritemi, giramenti di testa e pruriti. No, le bufale, sono di tante razze e esistono da quando esistono i giornali. Uno dei tarocchi più diffusi è quello che riguarda statistiche e cifre farlocche su argomenti stuzzicanti come diete e sesso. Queste ricerche hanno delle caratteristiche che le accomunano: arrivano da organizzazioni ed enti con nomi altisonanti, tipo «Istituto superiore di…» o «Associazione scientifica per la…», ma che in realtà oltre al nome non hanno null’altro. Un’altra caratteristica è che i dati forniti sono al limite dell’incredibile, e proprio per questo vengono pubblicati dai giornali. Luca Sofri, nel suo recente saggio Notizie che non lo erario, ha tenuto una puntigliosa contabilità delle ricerche- bufala pubblicate dai più prestigiosi quotidiani. Ne è venuto fuori un elenco spassoso: 3 milioni di italiani fingono di partire per le vacanze ma si nascondono in cantina come talpe, ricomparendo a fine ferie con qualche risparmio da parte; per il 41 per cento delle donne gli arbitri di calcio sono sexy; la metà dei gay avrebbe voluto avere un flirt con il povero Pietro Taricone e 8 milioni di Italiani ricorrerebbero all’ipnosi. Ora un dato lo diamo noi: il 100 per cento di queste statistiche è tarocco. Fidatevi.

Luca Sofri spiega: «Spesso la malafede non c’entra nulla: abbiamo più a che fare con una certa, tollerala, imprecisione e con la sciatteria. Capita che chi seleziona la notizia non si ponga come prima domanda: “Ma sarà vero?” Piuttosto: “E una storia divertente?”. Io però la penso come l’Uomo Ragno: “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Chi sbaglia non ha scuse, dobbiamo controllare le fonti e non abituare

i lettori a leggere notizie paizialmenle o integralmente false». Anche perché una panzana scritta oggi resterà a galla sul web per sempre, inquinando ogni ricerca su quell’argomento. Un esempio, tra i 100 mila che si possono fare, è quello della Lyubov (Mova. Una piccola nave passeggeri costruita nella ex Jugoslavia. Successe che nel 2013, mentre veniva trainata verso la demolizione, il cavo del rimorchiatole si ruppe e la Orlova finì alla deriva. Dopo un paio di avvistamenti, di lei non si seppe più nulla, finché il tabloid Sun (le bufale non sono un’esclusiva italiana) disse che la Orlova stava per incagliarsi lungo le coste irlandesi, ed era piena di grossi ratti feroci, sopravvissuti mangiandosi l’un l’altro. La guardia costiera irlandese smentì subito il Sun, ma la notizia della nave fantasma infestata da topi cannibali continuò a galleggiare, approdando sui nostri quotidiani, che ne parlarono a lungo».

Lo abbiamo detto, le bufale non sono una specialità italiana. Una delle più clamorose riguarda una ricostruzione della morte di Osama Bin Laden che cambierebbe completamente la versione fornita dal governo Usa. A parlarne, in un lungo articolo sulla London Revieiv Of Books è il premio Pulitzer Seymour Hersh. Ci dobbiamo credere? Per Luca Sofri: «Hersh ultimamente non è più mollo affidabile. Sulla cattura di Bin Laden di sicuro ci sono delle ombre, ma non credo che la ricostruzione di Hersh sia affidabile. Ecco, forse l’unico modo per difendersi dalle bufale è leggere molto, possedere un solido bagaglio di informazioni, che ci permettano di valutare subito quanto ci si può fidare di ciò che si sta leggendo». Insomma, come al solito, leggere crea indipendenza. Anche dalle bufale.

Condividi