Fassina lascia il Pd verso un nuovo partito

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Ho lasciato il Pd in un circolo della periferia di Roma perché lì sono le mie radici”. Così, ieri, Stefano Fassina, tra il commosso e il felice, commentava il proprio addio a un partito in cui è estraneo da tempo.

L’addio è stato celebrato in una breve conferenza stampa accanto alla deputata democratica Monica Gregori. La fiducia sulla riforma della scuola “è stata l’ultima gocc ia”, l’ultimo episodio sopportabile di un partito che guarda più a Marchionne e all’alta finanza che ai ceti popolari. Le radici, appunto.

Fassina precisa che il suo intento è quello di costruire “una sinistra di governo” e non dichiara un repentino passaggio all’opposizione: “Valuteremo i provvedimenti uno alla volta con spirito positivo”. Ma la testa è già lanciata verso la sfida futura, quella della costruzione di un nuovo soggetto politico a sinistra senza ancora sapere se sarà di nuovo un partito o se, addirittura, conterrà nel nome la parola “sinistra”.

LA PROVA GENERALE ci sarà il 4 luglio, a Roma, nel quartiere Garba-tella, dove insieme a Sergio Cofferati ea Pippo Civati, verificherà le forze a disposizione. L’obiettivo è riunire circa 7-800 persone raccolte soprattutto nel quadro intermedio del Pd ma – e qui c’è la novità più rilevante – in quello della Cgil. I contatti con Susanna Camusso, segretario generale del sindacato più inviso a Matteo R e nz i, sono regolari quanto discreti. Del resto, Camusso che imputa a Maurizio Landini di voler fare troppa politica non può certo esporsi sul fronte della sinistra. Ma il legame c’è e non mancherà di ripercuotersi nella stessa Cgil dove ormai esiste una componente democratica che non ha nessuna voglia di abbandonare il Pd.

I numeri diranno quanta forza avrà il nuovo progetto. Che è più ampio dei nomi riferibili al solo partito democratico. Da tempo, infatti, si svolgono riunioni tra Pippo Civati, Nicola Fratoianni di Sel, Paolo Ferrero di Rifondazione comunista e la parte della Lista Tsipras che si riconosce nelle posizioni di Marco Revelli. Tutti lavorano a costruire un nuovo soggetto unitario la cui prima assise dovrebbe tenersi alla fine di settembre. Le discussioni sembrano procedere in armonia e anche il protagonismo di Civati o, da oggi, dello stesso Fassina, è visto come legittimo e necessario per rafforzare il processo di distacco dal Pd.

L’obiettivo, però, è quello di una formazione unitaria. Per la quale, ad esempio, Sel si è detta disponibile a sciogliersi: “C’è in atto un sommovimento positivo” spiega Massimiliano Smeriglio, responsabile organizzativo del partito di Nichi Vendola, e si fa formando uno spazio politico vero, ad esempio sul fronte della scuola, tra i giovani, nel mondo del lavoro”. Un partito come il Prc avrà più difficoltà a praticare la strada dello scioglimento e infatti Paolo Ferrero ha in mente soluzioni più federative.

Ma la strada sembra tracciata e la prima scadenza elettorale da affrontare potrebbero essere le elezioni amministrative della prossima primavera.

Si voterà in città come Milano, Napoli, Bologna e, forse, Roma. E sarà difficile che questo soggetto realizzi alleanze con il Pd renzia-no. Eventualità che, ad esempio, mette in difficoltà personalità come Giuliano Pisapia che vorrebbe ritagliarsi un ruolo di dialogo tra questa sinistra e il Pd. Ma di nomi e di leadership, in questo momento, nessuno ne vuole parlare. Se partisse il toto-leader è chiaro che il meccanismo potrebbe incepparsi anche se una figura autorevole come Laura Boldrini è data certamente come appartenente a questa formazione.

UN ALTRO NOME che viene fatto costantemente, anche se nessuno sa bene come integrarlo nel progetto, è quello di Maurizio Landini e della sua Coalizione sociale. Ieri Fassina ha dichiarato di guardare con attenzione in quella direzione e Landini stesso non ha mai chiuso le porte anche se la Coalizione lavora soprattutto sul piano sociale e quindi ha altre priorità e altri interlocutori. Alla festa nazionale della Fiom, che si apre domani a Bologna, non c’è nessun ospite politico a parte la Syriza greca e la Podemos spagnola. Segno di un interesse politico molto prudente sul versante italiano.

Sono lontani i tempi in cui veniva apostrofato con battute tipo “Fassina chi?” anche se tra i ren-ziani nessuno si strappa le vesti. Chi potrebbe avere più guai è la minoranza “responsabile” del Pd dalla quale, a giudicare dalle stilettate di Matteo Orfini – “si ricordi che ha fatto il viceministro di un governo con Berlusconi” – verranno gli attacchi più duri.

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