“Fatti i cazzi tuoi” Mafia Capitale continua ancora

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Quando Salvatore Buzzi sedeva al tavolo della cena di finanziamento di Matteo Renzi dello scorso / novembre, con lui c’era anche Claudio Bolla, suo “fidato collaboratore” che operato nella 29 giugno anche dopo che il ras delle coop era finito in carcere nella retata dello scorso 2 dicembre. A distanza di sei mesi, anche Claudio Bolla è stato arrestato con l’accusa di corruzione con l’a g-gravante di aver favorito l’associazione mafiosa guidata, secondo i pm, dall’ex nar Massimo Carminati.

Gli arresti precedenti non devono aver spaventato molto. Perché solo a marzo scorso, i magistrati sospettano che ci sia anche lui dietro le “minacce” nei confronti di un imprenditore che aveva iniziato ad avere “un atteggiamento collaborativo” con la procura di Roma, facendo ricostruire “le vicende corruttive relative ad una convenzione per gli stranieri a Borgo del Grillo, a Castelnuovo di Porto”, non lontano dalla capitale. Sospetti della procura, tutti da verificare.

I diecimila euro per finanziare i democratici Quello di Borgo del Grillo è l’affare che mette nei guai Claudio Bolla, tante volte intercettato in quelle riunioni che si tenevano nella sede della 29 giugno. La corruzione contestata a Bolla e altri per questa vicenda risale al marzo 2014. Nonostante ciò quando Roma viene scossa dagli arresti di dicembre, Bolla non ha disdegnato televisioni e giornali. Al Fatto ha raccontato la partecipazione alla cena di finanziamento del Pd che è costata 10 mila euro, “presumo pagati dalla coop 29 giugno”: qui intorno al tavolo oltre lui e Salvatore Buzzi, c’erano altri due soci della cooperativa e Carlo Maria Guarany, collaboratore di Buzzi arrestato anche lui nell’indagine Mafia Capitale.

Bolla, nel periodo post-retata quindi, rivela al Fatto anche che “Massimo Carminati era socio della coop 29 giugno” e soprattutto scarica Buzzi: “Voglio capire fino a che punto può averci raccontato balle”, diceva all’epoca. Eppure – sei mesi dopo – viene arrestato anche lui per “il concreto pericolo di inquinamento probatorio” dopo che un imprenditore ha denunciato le minacce subite intorno al 13 marzo scorso. Nell’ordinanza di custodia cautelare, scrive il gip che c’è il “rischio che vengano poste in essere iniziative volte a indurre Flavio Ciambella (imprenditore, ndr) a ritrattare le dichiarazioni accusatorie, nei confronti degli indagati Buzzi, Bolla e Stefoni (sindaco del comune di Castelnuovo, ai domiciliari, ndr) in considerazione della minaccia che gli è già stata indirizzata, tra l’ 11 marzo 2015 e il 13 marzo 2015”. Sono i giorni in cui l’imprenditore Flavio Ciambella (indagato anche lui) trova nella cassetta della posta di casa sua una busta gialla, con un proiettile e un foglio con scritto in stampatello “Fatti i cazzi tuoi”.

L’imprenditore sporge denuncia ai Carabinieri di Bracciano e come scrive poi il gip “manifesta la convinzione: ‘che l’evento sia riconducibile’ alle ‘dichiarazioni fornite al pubblico ministero’nell’ambito dell’indagine Mafia Capitale”.

Chi fa queste affermazioni – che il legale di Bolla, l’avvocato Filippo Monastero ha definito “diffamatorie” annunciando anche una querela, è quindi Flavio Ciambella, l’imprenditore indagato per aver fatto da “intermediario tra il duo Buzzi-Bolla e il sindaco Stefo-ni”.

Il grande affareda 50 centesimi a migrante La vicenda di questo appalto è un affare ghiotto per le coop di Buzzi ma anche per l’imprenditore che in caso potrebbe fare per il centro vari lavori, dalla pulizia al trasloco. Bastano otto mesi all procura per fotografare, grazie alle intercettazioni, la chiusura dell’affare. I magistrati scoprono che in cambio della possibilità di aprire il centro, il sindaco Stefoni ottiene un contributo elettorale: “Sponsorizziamo sulla campagna elettorale… 10 mila euro… nemmeno tanto… in cambio lui poi è disponibile… insomma a venirci incontro”, diceva Buzzi. Non solo. Il primo cittadino otteneva anche la promessa della dazione di 50 centesimi al giorno per immigrato.

Vicende queste che Claudio Bolla, sentito ieri durante l’interrogatorio di garanzia ha cercato di spiegare ai pm dicendo che lui era solo “un amministrativo, che eseguiva gli ordini che gli venivano dati”. Ha negato qualsiasi forma di responsabilità per quanto riguarda le denunce: “Questo imprenditore che denuncia – spiega il legale di Bolla – è lo stesso che ha continuato a chiamarlo per mesi. Forniremo anche alcune mail da parte sua”. Bolla deve quindi chiarire la sua posizione soprattutto dopo le dure parole che hanno usato i pm romani nella richiesta di misura cautelare: “il corruttore, Claudio Bolla – scrivono – diviene elemento trainante per veicolare, tramite Flavio Ciambella, la promessa, accettata da Stefoni, della corresponsione della somma di 50 centesimi per immigrato al giorno e che risulta seguire le fasi della turbativa della gara”. “Un simile agire – aggiungono – appare allarmante e denota una significativa attitudine a delinquere”. Stefoni e Bolla quindi, “sono concretamente nelle condizioni di perpetrare il loro agire, sebbene Buzzi si trovi in stato di detenzione”. Intanto, ieri il suo avvocato ha fatto istanza di scarcerazione e nei prossimi giorni si deciderà se potrà tornare libero. E magari, partecipare ancora alle cene politiche.

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