Fiction Gomorra, “De Laurentiis informò il clan”

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Niente riprese e una nuova grana giudiziaria. Non c’è pace per la produzione della fiction Gomorra, serie di successo che affronta il tema del potere criminale. È in produzione la seconda stagione dopo il clamoroso exploit della prima serie. Domenico Tuccillo, sindaco di Afragola, comune in provincia di Napoli, si è opposto all’idea della produzione di utilizzare il quartiere Salicelle per le ambientazioni della fiction: “Dico no alle riprese perché si tratta di una zona difficile, attraversata già da una profonda sofferenza sociale e vittima di uno stereotipo già diffuso e veicolato dai mass media”. La produzione è riuscita a girare alcune scene in una parrocchia del paese ricevendo il benservito dal primo cittadino.

“Apprezzo la fiction e la narrazione che veicola, ma tutelo l’immagine e le persone della mia città e del quartiere Sali-celle”.

OLTRE al rifiuto opposto dal sindaco, la produzione della fiction si trova ad affrontare anche la grana giudiziaria relativa alle riprese della prima stagione. I fatti sono noti, raccontati per primo proprio dal Fatto Quotidiano. La casa di Savastano, il boss della serie, era in realtà la villa di Francesco Gallo, ritenuto dalla Procura di Napoli, il capo del clan omonimo, egemone a Torre Annunziata. Una vicenda emersa dopo il sequestro dell’immobile nell’ambito dell’inchiesta a carico dei Gallo per associazione camorristica finalizzata al traffico di stupefacenti.

A seguito del sequestro gli uomini del clan hanno preteso dalla produzione che le somme per l’affitto della villa venissero pagate comunque. Estorsione aggravata per la quale, nel dicembre scorso, sono stati condannati Francesco Gallo, il padre Raffaele e la madre, a 8 anni di reclusione, processo nel quale Cattleya, la società di produzione, non si è neanche costituita parte civile.

Un altro filone di indagine riguarda proprio alcuni dirigenti della società di produzione, indagati per favoreggiamento personale aggravato dall’aver agevolato un clan di camorra perché avrebbero aiutato i malavitosi a eludere le investigazioni. Ai Gallo sarebbero andati 6 mila euro nonostante il sequestro dell’immobile.

TRA GLI INDAGATI anche l’organizzatore generale di Cattleya, Matteo De Laurentiis che, come risulta dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, avrebbe svelato a Raffaele Gallo l’esistenza di indagini a carico suo e dei suoi familiari in ordine all’estorsione. Per De Laurentiis la Procura di Napoli – pm Pierpaolo Filippelli – aveva chiesto la misura cautelare del divieto di dimora, in quattro regioni, respinta dal gip e dal Riesame.

Così la pubblica accusa ha presentato ricorso in Cassazione. “La spericolata sortita – scriveva nell’appello la Procura di Napoli – del De Laurentiis palesava confermandola in termini clamorosi, la precisa scelta di campo dei destinatari delle pretese estorsive di ostacolare in ogni modo le indagini e l’accertamento della verità, ricercando viceversa accordi e accomodamenti con i referenti dell’organizzazione camorristica”. Lo scorso marzo la Cassazione ha accolto il ricorso della Procura proprio in merito alla posizione di De Laurentiis annullando l’ordinanza impugnata e inviando nuovamente gli atti al Tribunale per un nuovo esame. Nei giorni scorsi sono state depositate le motivazioni della sentenza con la quale, la seconda sezione penale, presidente Antonio Esposito, ha ritenuto fondato il ricorso della Procura di Napoli in merito alla posizione di De Laurentiis, rigettandolo nel resto. “Il De Laurentiis – si legge nella sentenza della Suprema Corte – per quel che si desume dall’ordinanza impugnata, non si era limitato a negare dinanzi al pm le richieste estorsive di cui invece dalle conversazioni intercettate risultava ben consapevole, ma era giunto a rivelare al Gallo l’esistenza delle indagini in corso per l’estorsione”.

LA CASSAZIONE non condivide in particolare un punto dell’ordinanza del Riesame: l’esclusione del dolo in merito al reato di favoreggiamento personale definendo “priva di adeguata motivazione” la tesi che De Laurentiis fosse “animato solo dal dichiarato intento di far cessare le richieste estorsive nello svelare a Raffaele Gallo le investigazioni sul suo conto”. La società di produzione si è sempre difesa affermando “la totale estraneità di Cattleya identificata come parte offesa nei reati contestati e che si costituirà pertanto parte civile nel corso del processo”. Ora si attende la nuova decisione del Tribunale del Riesame.

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