Fino alla fine del mondo – Il Cammino di Santiago de Compostela

2088

“Le strade hanno una voce, son sicuro.” scrive Paolo Rumiz: la strada verso Santiago è senz’altro una di queste. 800 chilometri di cammino dai Pirenei francesi attraverso la Cordigliera Cantabrica per arrivare al campo delle stelle, dove si trova la tomba di San Giacomo Maggiore.
La leggende vuole che la Via Lattea guidasse i pellegrini lungo la strada per condurli alle spoglie del santo, tanto che in Spagna e in Portogallo la galassia era chiamata Cammino di Santiago e a sua volta il Cammino di Santiago Via Lattea.

È nel medioevo che ha origine questa viandanza: i pellegrini, fatto testamento, si allontanavano dalla propria quotidianità e andavano incontro al sacro (in questo caso al Santo) per espiare una grave colpa o più semplicemente per devozione. Arrivavano a Santiago anche per mare, come è scritto ne La Ruta de la Costa, cioè il percorso sulla costa cantabrica, il cammino più antico. Nel Codex Calixtinus troviamo invece le tracce delle vie per terra, che oggi come allora, sono i percorsi principali per arrivare alla meta: la via Francigena dall’ Italia, la via Tolosana da Arles, la via Podense da Lione, la via Turonense da Tour. A eccezione del cammino tolosano, che attraversando i Pirenei da Somport portava al così detto Cammino Aragonese, tutte le altre vie portavano alla leggendaria cittadina cantata ne “La Chanson de Roland”, Roncisvalle e da lì,  attraversando i Pirenei da Estella, si percorreva il Cammino Francese.

La fortuna di questo cammino è andata diminuendo nel corso dei secoli fino agli anni settanta quando il pellegrinaggio è stato riscoperto ed ha assunto un importanza tale che nel 1987 il Consiglio d’Europa ha riconosciuto la via di Santiago “Itinerario culturale europeo”. Le motivazioni che spingono ad intraprendere questo cammino sono molteplici. Sicuramente il fattore religioso non è più determinante o comunque non è esclusivo: spesso il bisogno di spiritualità o di trovarsi soli con se stessi, di poter riflettere, di allontanarsi dallo stress quotidiano, di misurarsi in un’impresa ritenuta notevole sul piano fisico e ancor più su quello mentale. Altre risposte parlano di fascino derivante dalla storia del cammino, dai segni d’arte e di storia.

Il punto di partenza più popolare del cammino moderno è St Jean Pied de Port, paesino tra i Pirenei francesi, dal quale si arriva a Roncisvalle e quindi al Cammino Francese. Il vero punto di partenza però è un altro e non è geografico ma interiore. Perché il viaggio fisico abbia inizio bisogna far i conti con se stessi e con disponibili all’incontro: l’incontro con i viaggiatori, con la strada, con l’imprevisto che trasforma i programmi, con l’errore che li ribalta. Ecco perchè è necessario partir leggeri: bisogna spogliarsi dei pregiudizi, dei luoghi comuni e di tutti quei filtri che rendono miopi. Il verbo stesso “partire” impone una condizione di fine ed inizio: partire significa lasciare uno stato per cercarne un altro, lasciare qualcosa di sé alla ricerca di una rinnovata identità. Quello che rimane è poco ma essenziale ed irrinunciabile. Ma non basta.

Va tenuto conto di un altro aspetto importantissimo, anzi imprescindibile: il nutrimento. I latini lo chiamavano viaticum ed era il cibo necessario per percorrere la via, poi per estensione è passato ad indicare tutto il tragitto dando origine alla parola viaggio. In altre parole, perché il viaggio sia tale non solo bisogna spogliarsi di tutto ciò che pone delle distanze tra te e il resto ma va anche scelto bene ciò che alimenterà il percorso. Questo è il momento più importante perché da qui si vedrà poi quanto e come la scoperta dell’altrove è stata metabolizzata. Ecco perché bisogna camminare leggeri senza fretta, assimilare ogni istante ed ogni incontro, far coincidere il ritmo del cammino con il proprio ritmo interiore, far sì che sia il battito cardiaco scandire i passi e non l’ansia dell’arrivo.

Solo allora il viaggio può avere inizio.

Dai Pirenei francesi il cammino si snoda fino alla Cordigliera Cantabrica, attraverso un percorso denso di storia: un corollario di strade e sentieri, boschi, fiumi, paesi, fino a giungere al Campo delle Stelle. Il percorso è disseminato di albergues, ostelli, che offrono ristoro ai viandanti e permette loro di ricalibrare il viaggio secondo le proprie forze e possibilità. All’arrivo il pellegrino deve esibire la credencial, una sorta di carta d’identità (i latini l’avrebbero chiamata guidaticum) sulla quale l’albergatore impone il sello, un timbro, che certifica il passaggio del viandante.

Termine ultimo del viaggio però non è Santiago ma la località costiera di Finisterra, considerata dagli antichi il punto più estremo, la fine del mondo: “Il cammino finisce a queste prode”. Là sotto la pietra miliare, il “chilometro zero”, il viandante abbandona gli abiti del viaggio, raccoglie la conchiglia o concha de Santiago, simbolo del viaggio e poi si tuffa nell’oceano e dà inizio così ad una nuova vita.

Condividi