Fiorello: tredice cose cose non sapevi dello showman

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Ho 55 anni, sono vecchio io. Sono il passato, non il futuro». Vecchio ma scatenato, Fiorello cala su paesi e città della provincia italiana e quando scocca L’ora del Rosario, titolo del suo ultimo show, li avvolge in una nube di gas esilarante. Il tour 2015 ha già allineato 40 spettacoli in 19 località da Nord a Sud.

Venti se si conta anche Dogiiani (Cuneo), dove Fiorello è arrivato per parlare del futuro della tv ma ha buttato all’aria lutto, ha scardinato lo schema tradizionale del dibattito e lo ha trasformalo nelfunica cosa che sa fare. Spettacolo. Ovunque vada conquista la piazza parlando di sé, della sua vita, della sua famiglia e del suo lavoro. Sempre fedele a un principio che non si stanca mai di ripetere: «Racconto sciocchezze, fatti miei, cose banali, ma alla fine scattaqualcosa e le persone si riconoscono in quello che dico». In un paio d’ore esce di tutto. Ossessioni, impressioni e confessioni a ciclo continuo. Condite da improvvisazioni geniali. Note di colore, raccolte con l’aiuto di un compagno inseparabile, il telefonino.

Come un gringo con la sua Colt, si rigira uno smartphone nella mano destra: «Con questo ci ho fatto di lutto», commenta, «radio, tv, spettacoli. E stato la mia salvezza». È stato lo strumento per trascinare chiunque nel meccanismo della diretta. Oggi è diventato la macchina fotografica, la videocamera, il registratore per esplorare paesi e città d’Italia che all’ora del Rosario si vedranno rappresentate come mai nessuno aveva osato fare, come se diventassero capitoli indipendenti di una lunga odissea italiana. Da ricomporre un giorno in un’unica grande narrazione del Paese da isolare in un ritratto i nedito dell’uomo, con tutto quello che ancora non sapevamo di lui, Rosario I, re della scena. A partire da come si vede davanti allo specchio.

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