Fischi a Marino: Ignazio contestato ai funerali della donna uccisa da un’auto guidata da alcuni rom

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Viene il sospetto che il vero «Cecato» della Capitale sia in realtà Ignazio Marino: un amministratore così capace e attento da non accorgersi del malaffare che gli passava a un palmo dal naso. E infatti la cricca di Buzzi e soci sperava che restasse al potere almeno altri tre anni: tanti ne sarebbero bastati per «magnarsi Roma». Ignazio – già ribattezzato Ignaro Marino in virtù della sua lungimiranza – non solo non aveva avvertito puzzo di corruzione. Ma per una decina di giorni circa pare non essersi nemmeno reso conto di un altro problema non secondario della sua città: la questione rom.

Alla fine di maggio, un’auto pirata guidata da alcuni rom ha travolto, trascinato sul selciato e dunque brutalmente ammazzato Corazon Abordo Perez, un’incolpevole colf filippina di 44 anni (oltre a ferire altre otto persone). Ieri, nella chiesa romana di Santa Maria della Presentazione, si sono tenuti i funerali della povera donna, la cui salma è stata accolta da un lancio di palloncinibianchi, a ricordare la purezza di quest’innocente falciata senza pietà nei pressi di una fermata della metropolitana. Alle esequie si è presentato anche Marino, il quale -cecato o non cecato – ha voluto dimostrare di avere gli occhi per piangere. Come prevedibile, è stato accolto da una tempesta di fischi e grida: «Vergognati, vattene, non ti vogliamo».

Può anche darsi che la contestazione sia stata, a tratti, melodrammatica e vagamente belluina. Ma la ruvida realtà è che i romani presenti al funerale hanno fatto ciò che Matteo Renzi e il Partito democratico avrebbero dovuto fare da tempo: licenziare il sindaco. Per invocarne a squarciagola le dimissioni basterebbe l’episodio di cui si è reso protagonista un paio di giorni fa.

Mentre scattavano nuovi e numerosi arresti per Mafia Capitale, mentre le condizioni delle strade piene di buche e del bilancio ancor più perforato trasmettevano chiara l’immagine del disastro, Ignaro Marino se ne stava beato in compagnia degli Inti Illimani, musicisti cileni molto amati dai fricchettoni in via di mummificazione. Il brano più famoso di costoro sostiene che «El pueblo unido jamás será vencido», e ieri el pueblo della Capitale ha nemmeno troppo gentilmente invitato il sindaco ciclista a pedalare fuori dalle balle.

Eppure il Pd continua a cincischiare, prende tempo. La verità, appunto, è che la nuova colata di sterco prodotta da Malìa Capitale ha reso solo più scandalosamente evidente la necessità di destinare Marino ad altro compito. Per quanto ci riguarda (e perché siamo di buon cuore) avrebbe dovuto salutare almeno una settimana fa. Dopo che l’auto guidata da rom ha ucciso Corazon, Ignazio è rientrato con tutta calma dagli Stati Uniti. Poi, quando finalmente si è deciso a proporre un provvedimento, ha partorito un’idea allucinante.

Ha vagheggiato di un «piano rom» in cui sia prevista la chiusura dei campi. E fin qui, tutto bene. Ma ecco la genialata: Marino ha proposto che gli zingari, sgombrati dalle baracche, non solo possano accedere all’edilizia popolare, ma debbano anche ricevere i terreni e il materiale necessario per costruirsi da soli la propria casetta. Capito? Tutto il mondo – compresa la Caritas – grida che i campi rom vanno chiusi, e il sindaco che fa? Propone di affidare le aree su cui sorgono ai rom, dotandoli di martelli e pialle per erigere piacenti dimore prefabbricate in cui stabilirsi.

Beh, se proprio ci tiene a regalare un terreno a qualcuno, il simpatico Ignazio potrebbe farne omaggio alla famiglia della signora filippina ammazzata. Costei faceva la colf, e immaginiamo che si spezzasse la schiena da mane a sera per una paga non certo milionaria. L’hanno uccisa persone che vivono in una situazione di illegalità che il Comune di Roma tollera, o che comunque non combatte come dovrebbe. Dunque la sua famiglia merita un risarcimento, o almeno un atto di compassione vera e onesta.

Invece Marino ha preferito andare al funerale per farsi im -mortalare dai fotografi mentre esibiva un coccodrillesco rammarico. Poi si è dileguato senza proferire verbo, scortato dal suo staff e dal servizio d’ordine. Non c’è da stupirsi che sia incappato nella sacrosanta furia – soltanto verbale -della folla, che talvolta si muove come un serpentone incosciente, ma talvolta non manca di motivazioni.

C’è da sperare che qualcuno – se non il diretto interessato almeno qualche dirigente del Pd – ne prenda atto, e suggerisca opportune dimissioni. Ma qui son tutti buoni a vedere soltanto quando fa comodo. Peril resto, ivirtuosi democratici, i sedicenti nemici della corruzione, si atteggiano volentieri a «cecati».

Occhio non vede, cuore non duole, dicono. Anche se qui dovrebbe dolere il sedere dopo le meritate pedate ricevute durante la defenestrazione.

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