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Non ci voleva. Ma era largamente prevedibile. Come si poteva pensare che solo la Ferrari progredisse e la Mercedes stesse ferma ad aspettarla? Probabilmente erano semplici ipotesi augurali quelle che lanciavano gli uomini della Ferrari, parlando di possibile ricongiungimento. Uno di questi era Sebastian Vettel, eccitato dagli aggiornamenti aerodinamici portati a Montmelò e che promettevano un miglioramento di 3 decimi al giro. Non si era considerato che la Mercedes avrebbe reagito. La doccia fredda è arrivata ieri, quando Rosberg non solo ha battuto il record (coi V6 ibridi) della pista e ha messo k.o. il compagno di squadra Hamilton (distanziato di 3 decimi), ma ha inflitto un margine a Vettel, terzo classificato, di ben 8 decimi. Un abisso, se consideriamo che in Bahrain il divario tra Mercedes e Ferrari in griglia era di 4 decimi. E allora? Due cose: la Mercedes ha allungato decisamente il passo sotto l’incalzare delle «rosse», mentre la SF15-T modificata è rimasta al palo. Ossia dove si trovava prima. E forse anche più indietro. Il «forse» è semplicemente dovuto al fatto che l’asfalto rovente di Montmelò (quasi 50 gradi) e tante folate di vento non hanno permesso agli ingegneri della Ferrari di mettere a punto la macchina come sarebbe stato necessario.

CAUSE Questione di tempo o anche soluzioni che sono andate bene al simulatore e male sulla pista? E’ tutto da capire. La gara di oggi potrà aiutare. Perché Raikkonen prenderà il via con una macchina identica nell’aerodinamica (salvo l’ala nuova dietro) a quella che ha disputato le prime 4 gare, per cui assisteremo a un confronto in diretta tra le due versioni. Una scelta cui la Ferrari è stata costretta, dopo che Vettel, venerdì sera, aveva detto di trovarsi bene col nuovo pacchetto aerodinamico mentre Raikkonen si era trovato a disagio. Per cui i piloti hanno preso stradediverse, senza alcun «lancio della monetina», equivoco generato da una battuta male interpretata o da uno scherzo bello e buono, come quello del cuoco del Cavallino che sarebbe stato licenziato perché non sapeva cuocere a puntino i wurstel di Vettel. Meno male che ogni tanto si ride…

GIORNATA NO Comunque, a giudicare dall’esito delle qualifiche, la Ferrari è incocciata nella vigilia più difficile del 2015, anche se la seconda fila di Vettel autorizza qualche squarcio di ottimismo di maniera, perché pure nella simulazione di gara la Mercedes è andata meglio della Ferrari. Vedremo poi che cosa potrà fare Raikkonen scattando dalla settima posizione, dopo un giro di qualifica tutt’altro che veloce nel quale ha rimediato un secondo di distacco da Vettel: troppo. Con la scarsa aderenza evidenziata già nelle prime prove libere, Kimi — come dicevamo—ha preferito andare sul vecchio sicuro mentre Sebastian ha optato per le novità anche in chiave futura. La Ferrari ha fatto bene a diversificare, non avendo certezze sulle ultime innovazioni. La gara, a questo punto, diventa — sulla carta — un fatto privato fra Rosberg e Hamilton, agevolati da una W06 che sulla pista insidiosa di Barcellona ha avuto un comportamento migliore delle rivali. Rosberg conta su una partenza a razzo con la quale controllare poi la corsa, con una sosta per passare ad altre Pirelli «medie» e poi concludere con le «dure» più lente. Accanto a Vettel, in seconda fila, ci sarà Bottas con la Williams, pronto a rinnovare il duello di Sakhir. La terza fila è dei giovani terribili della Toro Rosso, con l’ottimo Sainz (quinto) che ha preceduto di poco il compagno Verstappen. A pari motori Renault, le Toro Rosso hanno surclassato le Red Bull di Kvyat (8°) e Ricciardo (10°) più che mai in difficoltà. Tra loro si è inserito Massa con l’altra Williams, distanziato da un errore alla curva 3. Possono arrivare problemi per la Ferrari da chi parte nelle retrovie? Solo dalla Williams, in cui c’è Bottas che scalpita: «Abbiamo compiuto dei piccoli passi avanti, la macchina va meglio, spero di riuscire a mettermi alle spalle una Ferrari». E ovviamente pensa a quella di Vettel…

Ci sono giornate che cominciano con il piede sbagliato fin da quando ci si sveglia. Nel caso della Ferrari ne sono capitate due di fila. Venerdì i problemi di messa a punto del nuovo pacchetto aerodinamico sulla SF15-T hanno mandato in ebollizione i cervelloni di Maranello. E ieri la rossa ha fatto una mossa abbastanza disperata, utilizzando nelle qualifiche due monoposto diverse: su quella di Sebastian Vettel erano stati lasciati gli aggiornamenti, mentre sulla macchina di Kimi Raikkonen si è tornati ai vecchi particolari. Ma il risultato non è cambiato. Semmai è peggiorato, perché le Mercedes hanno preso il largo rispetto alle ultime gare, grazie a novità (le loro sì) che hanno funzionato.

PIU’ LONTANI Mentre in Malesia il caldo infernale aveva permesso a Vettel di costruire la sua prima, storica vittoria con la rossa, ieri al Montmelò le temperature sopra la media sono costate una bella insolazione agli uomini del Cavallino. La confusione emergeva chiara dalle parole di Vettel, scontento nonostante il 3o posto dietro Rosberg e Hamilton. «Sia io sia Kimi (Raikkonen; n.d.r.) non eravamo soddisfatti della vettura dopo le prove di venerdì né sicuri di dove eravamo, così abbiamo deciso di usare soluzioni diverse – ha detto il tedesco -. Certo, avrei voluto essere più vicino alle Mercedes, mentre il divario rispetto alle ultime gare sembra aumentato. Forse soffriamo di più queste condizioni rispetto a loro, che utilizzano meglio entrambe le mescole di gomme».

TERMOCOPERTA Lascia perplessi che la Ferrari debba fare raffronti in pista in un fine settimana di gara, per cercare conferme che invece dovrebbero arrivare in fabbrica dai dati del simulatore. E in prospettiva è un segnale allarmante, pensando che la lotta per il Mondiale si combatterà a colpi di sviluppi contro Stoccarda. Come se non bastasse, a Raikkonen è toccato ancora una volta il destino del Calimero. Una termocoperta andata in cortocircuito ha infatti «bruciato» un set di gomme medie che avrebbe dovuto usare nella sessione di qualifica decisiva. Così il finlandese ha dovuto uscire per il primo assalto con quelle usate. Facendo poi un errore all’inizio del secondo tentativo, cosa che lo ha relegato al 7o posto con 1” di ritardo da Vettel. Difficile quindi stabilire se la nuova configurazione (ali, fondo, diffusore, deflettori e fiancate) alla fine sia davvero più veloce della vecchia. «Realisticamente sarà difficile battere le Mercedes», avverte Vettel.

MISTERO MONETINA Ma in base a quale criterio è stata assegnata una vettura a Seb e una a Kimi? Ieri in tv è venuta fuori la storia che a decidere sarebbe stato addirittura il lancio di una monetina. «Non confermiamo né smentiamo», ha risposto all’inizio la Ferrari. La quale poi ha chiarito l’infondatezza dell’episodio, che sarebbe risultato gravissimo e grottesco. Si può pensare, in un affare da miliardi come la F.1, che le decisioni tecniche siano prese a sorteggio? Col rischio di scontentare entrambi i piloti. Invece la scelta non è stata casuale né imposta. «No, è stata mia e del team — spiega Raikkonen, che venerdì si era lamentato più di Vettel —. Sapevamo di correre un rischio ma sono contento di averlo fatto perché dovevamo capire. Non credo che il risultato sarebbe stato migliore: avevo scarso feeling e la macchina scivolava. In ogni caso, si potrà cambiare dalla prossima gara».

Il cappellino rosso, visto da lontano, lo fa sembrare ancora un uomo della Ferrari. Invece Niki Lauda è da cima a fondo un simbolo Mercedes. Il più pericoloso, quello con più esperienza, con più conoscenza di ciò che accade in casa altrui. Bravissimo — al pari di Toto Wolff che gestisce operativamente il team — a non far trapelare la minima preferenza tra i due piloti, tanto che l’equidistanza diventa un equilibrio perpetuo e un pochino forzato. «Rosberg è stato bravissimo nel giro in cui ha ottenuto la pole position — commenta Niki —. Non è facile spingere al massimo su un circuito insidioso come quello di Montmelò che tutti conoscono ma che tutti temono perché è scivoloso e implacabile con errori anche da poco». Poi passa direttamente alla gara: «Se Rosberg vuole vincere deve cercare di partire bene e non farsi superare da nessuno. E’ indietro in classifica, ha bisogno di recuperare. Altrettanto, se Hamilton punta al successo, deve cercare di scavalcare subito Nico e allungare. La Ferrari? Lo chiedo a lei: come va?»

ROSSA Lauda sorride nel ribaltamento dei ruoli e subito aggiunge: «Vettel che parte in seconda fila è comunque un pericolo, considerando che il suo ritmo di gara può essere alto.

Però penso che la nostra macchina possa mantenere un certo margine sulla Ferrari. Sinora è andato tutto bene…».

FIDUCIA A due passi da Lauda c’è un altro ferrarista di ieri, Aldo Costa, l’ingegnere parmense responsabile dello sviluppo Mercedes, quindi direttamente coinvolto nei passi avanti fatti qui dalle frecce d’argento: «Sì,la nostra macchina è piena di cose nuove che hanno funzionato e ci hanno permesso di stare davanti a tutti. L’importante è rimanerci anche in corsa. Siamo fiduciosi».

RISCOSSA I piloti stanno già discutendo con i relativi ingegneri le tattiche dei pit stop di oggi, presumibilmente due per entrambi. Rosberg è finalmente raggiante per la conquista della prima «pole» del 2015. L’ultima era stata quella di Abu Dhabi, nella gara di chiusura della stagione 2014: gli era servita a poco, perché Hamilton lo aveva passato al via, dopo pochi metri, volando verso vittoria e mondiale.

SPINTA «La pole mi serviva e mi mancava — dice Rosberg —. Considerando quanto sia difficile superare su questo circuito, è la condizione essenziale per puntare al successo. Sì, ci conto, devo…». C’è poi l’impatto psicologico dell’ottima prestazione che ha ottenuto e Rosberg lo riconosce: «Sì, la pole position ti spinge a far meglio anche in gara. L’ideale sarebbe prendere il largo subito, se sarà possibile».

BATTUTO Hamilton è sembrato sorpreso dall’exploit di Rosberg, ma si guarda bene dal-l’ammetterlo e ne fa una questione puramente tecnica: «Mi è mancato il passo. Questione di assetto? Non lo so, non sentivo la macchina come volevo io. Ma non significa che sia rassegnato per la gara. Anzi, ho ancora un sacco di margine su cui operare per puntare alla vittoria…».

SPERANZA C’è poi chi al primo posto non pensa affatto, ma ci soffre, sapendo che sulle tribune ci sono tutti i suoi tifosi: è Fernando Alonso, 13°. «Però in corsa sia io sia Button possiamo andare a punti».

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