Frode fiscale e truffe in Regione Assessore del Pd in manette

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Il segretario del Pd Matteo Renzi deve aggiungere l’ennesima figurina all’album degli arrestati del Partito democratico. L’ultima faccina da incollare è quella dell’assessore regionale molisano Massimiliano Scarabeo, quarantottenne di Venafro. Apertamente renziano dal 2012, è stato subito sospeso dal Pd ma è difeso dal deputato dem Danilo Leva, membro della Commissione Giustizia.

Scarabeo e il fratello Gabriele sono finiti ai domiciliari con l’accusa di frode fiscale e truffa aggravata ai danni della Regione Molise. L’indagine della procura di Isernia inizia nel 2014 con una verifica fiscale presso la Elcom elettrocommerciale spa, società del gruppo Scarabeo. Il controllo porta ifinanzie-ri del nucleo di Polizia tributaria diretto dal tenente colonel-lo Catello Esposito a scoprire un giro di false fatturazioni per un importo di 5 milioni di euro. La documentazione sarebbe stata utilizzata per iscrivere a bilancio costi inesistenti e consentire l’accumulo di un indebito credito Iva di 1,2 milioni. Le Fiamme gialle hanno constatato anche un mancato versamento di 1,4 milioni di Ires e di 200mila euro di Irap, dovuti proprio alla Regione Molise. Grazie alla truffa gli Scarabeo, nel triennio 2011-2013, avrebbero risparmiato circa 2,8 milioni di euro di imposte.

L’inchiesta, che potrebbe presto arrivare in Regione, si sta estendendo ad altre società del gruppo. Infatti, per gli investigatori, i due fratelli, «privi di remore di fronte all’Autorità», starebbero continuando a schermarle con teste di legno, trasferimenti di sede e cessioni fittizie di rami aziendali. Lo schema criminoso è considerato consolidato e prevede l’intestazione di fatture false a società in liquidazione o in fallimento, i cui titolari sono quasi sempre all’oscuro delle operazioni illecite. Tra i beneficiari di presunte sponsorizza-zioniper untotale di circa 330mila euro risultano anche tre piccole società di calcio: i Boys di Roccara-vindola (frazione di 1.200 abitanti), l’Aurora di Pizzone (340 abitanti) e la squadra di Macchia Valfortore (640 abitanti). I dirigenti hanno ammesso contributi in linea con il bacino d’utenza: 2.700 euro in tutto. Scarabeo nel 2006 e nel 2012 è stato eletto consigliere regionale e dal 2103 è assessore alle Politiche dello sviluppo economico, politiche del credito, società partecipate e marketing territoriale. Il suo motto è «Il futuro è di chi fa» e nel suo sito ci spiega che la sua è la politica «dell’onestà e della trasparenza, quella dei valori morali, umani e sociali». Nella sua memoria difensiva Scarabeo ha spiegato di non sapere nulla di quello di cui è accusato e ha scaricato le responsabilità sul fratello, asserendo di essere stato sino al 2014 un semplice dipendente a progetto di una società del gruppo.

Le indagini hanno contraddetto queste affermazioni e hanno dimostrato come Scarabeo utilizzasse un ufficio con sopra la targa «Presidente» e avesse a disposizione un computer con accesso ai server del gruppo. Ma sono state soprattutto le intercettazioni telefoniche a confermare, secondo gli inquirenti, il ruolo decisionale dei due fratelli. Per i magistrati l’assessore impartiva «direttive precise», anche con «metodi autoritari». Un ex dipendente ha dichiarato che di fronte a una richiesta di un permesso per motivi famigliari venne preso per il collo e a pugni in faccia dal politico-presidente.

Per il gip Antonio Ruscito i fratelli Scarabeo si sono accaparrati, e continuerebbero a farlo, «contributi pubblici», sottraendoli ad altri onesti aspiranti e «la correlazione dell’attività politica svolta da Massimiliano Scarabeo con la natura dei rea-tiè (…) sconcertante». Non basta: le accuse nei suoi confronti dimostrano «l’ambivalenza e la falsità della sua personalità che, lungi dall’essere dedita alla cura dell’interesse pubblico, tende invece a perseguire l’arricchimento del proprio patrimonio».

Per esempio tra il 2102 e il 2014 la Elcom elettrocommerciale ha ricevuto 122mila euro di fondi regionali e li ha giustificati con l’acquisto di attrezzature nel 2013. Però quando i finanzieri si sono presentati nell’azienda degli Scarabeo hanno scoperto che i macchinari, sebbene fossero stati riverniciati per apparire nuovi di fabbrica, in realtà erano stati acquistati molto prima (un montacarichi risale al 1997). Su di essi, con un certo sense of humor, era stato apposto un cartello con il simbolo della Regione e la scritta: «Questa attrezzatura ha beneficiato del fondo europeo di sviluppo regionale». Ma l’operazione era così posticcia che gli inquirenti stanno verificando se ci sia stato un «ammorbidimento dei controlli» e se il gruppo Scarabeo abbia goduto «di connivenze all’interno della Regione».

In questa inchiesta non pote -va mancare la classica cooperativa trasformata in cartiera: è stata la Pentria services a vendere fittiziamente le attrezzature ai fratelli Scarabeo. In un interrogatorio l’amministratore Mario Caruso, pure lui indagato, ha ammesso di aver ricevuto bonifici e di aver restituito i soldi tramite assegni, simulando acquisti presso la Elcom. Ha dichiarato che «Massimiliano Scarabeo gli aveva chiesto di costituire la cooperativa per un suo tornaconto politico» e che egli che era stato «costretto ad assumere le persone indicate dai due fratelli» e dalla moglie dell’assessore. Caruso ha aggiunto che «Massimiliano lo aveva ripagato della sua sua disponibilità collocandolo al vertice di una società partecipata dalla Funivie Molise spa». L’ennesimo esempio di saccheggio della cosa pubblica.

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