Germanwings, misteri e incredibili destini della tragedia

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La domanda che tutti si pongono, ma della quale nessuno vorrebbe in realtà conoscere la risposta è una sola: negli otto minuti che, dalle 10.30 di martedì 24 marzo, il volo Germanwings 9525 ha impiegato per scendere dagli oltre 11 mila metri della rotta Barcellona-Dusseldorf ai 2 mila metri del massiccio des Trois Évcchés, al confine tra Francia e Italia, le 150 persone che erano a bordo si sono accorte che stavano volando a 700 chilometri orari contro una montagna? Che quel viaggio si sarebbe concluso con la morte? La sola speranza cui avvinghiarsi è che a bordo tutti siano svenuti prima dell’impatto. Che non abbiano visto le pendici delle montagne avvicinarsi minacciose. Lo sperano i coniugi spagnoli che avevano ospitato uno dei 16 liceali quindicenni del Joscph-König-Gymnasium di Haltern am Sce, una sessantina di chilometri da Düsseldorf, volati in Spagna per una settimana di studio: quando si sono accorti che la studentessa tedesca aveva dimenticato i documenti nella loro casa e che per questo rischiava di non potersi imbarcare c rientrare, sono corsi a portarglieli in aeroporto. E ora non si danno pace.

France Plane Crash

In quei maledetti otto minuti i centri di controllo del traffico aereo della Francia meridionale non hanno raccolto nessuna comunicazione: né per segnalare un’emergenza a bordo, né per avvertire dei cambi di quota. E questo fa sperare nella perdita di coscienza. Dei piloti e dei passeggeri.

Altrimenti non resta che inveire contro il destino. Che si è voluto accanire su Mohamcd Tchrioui, 24 anni, e Asmac Ouahoud El Allaoui, 23, “fuggiti” dal Marocco per sposarsi a Barcellona prima di iniziare il loro viaggio di nozze da Düsseldorf. Il destino vigliacco che ha reso orfano un piccolo ancor prima di nascere: Joscp Sabaté Cascllas, dirigente di una famosa catena di abbigliamento, lavorava in Germania ed era tornato nella natia Barcellona per andare a trovare la moglie, che tra qualche

giorno darà alla luce il quarto figlio. O quello impietoso che non ha avuto misericordia neppure dei due neonati a bordo. Uno era il figlio del soprano Maria Radner: non aveva voluto separarsi da lui mentre era a Barcellona per cantare nel Sigfrido.

Ma è quello stesso destino che ha salvato la squadra di calcio svedese del Dalkurd Borlängc: all’ultimo momento hanno trovato posto su altri voli che li avrebbero fatti arrivare in Svezia molto prima e hanno rinunciato allo scalo a Düsseldorf. O quello che ha convinto Manuel Blasco ad accettare il consiglio della moglie per non rimandare la partenza per la Germania: era su quello  stesso volo, però il giorno precedente.

Ma non è al destino che si stanno rivolgendo gli ingegneri impegnati a trovare le risposte nella dozzina di grossi rottami dell’aereo e tra i mille frantumi dispersi in un’arca di circa un ettaro. «Ci vorranno settimane», hanno dichiarato gli investigatori della francese Bea, l’Ufficio inchiesta e analisi che sta ricostruendo l’incidente. Si cercano analogie con casi precedenti.

Nel 2010 su un altro Airbus della Gcrmanwings si sfiorò la tragedia: i due piloti persero conoscenza per qualche secondo poco prima dell’atterraggio, intossicati da un gas penetrato nella cabina di pilotaggio.

Solo pochi mesi fa, a novembre, un A319 della Lufthansa, in volo con pilota automatico da Bilbao (Portogallo) a Monaco, perse improvvisamente e inspiegabilmente quota, si disse poi a causa del ghiaccio (l’aereo atterrò regolarmente). Una cosa sembra certa. L’ha precisata il ministro della Difesa tedesco Thomas De Maiziere: «Non ci sono indizi di peso per ritenere che l’incidente sia stato provocato intenzionalmente da terzi». Escludendo quindi l’ipotesi dell’attentato terroristico.

Per Lufthansa, la compagnia di bandiera tedesca proprietaria di Germanwings, «l’incidente è inspiegabile». I vertici di entrambe respingono al mittente le accuse che la compagnia, una low cost, non avesse adeguati pro grammi di manutenzione. Il 9525 il giorno prima aveva avuto problemi al portcllonc del carrello anteriore, ma la compagnia ha ribadito che tutto sarebbe stato risolto.

Certo è che Germanwings dal giorno della tragedia ha avuto difficoltà a formare gli equipaggi da imbarcare sui suoi velivoli: stato di choc dopo l’incidente. E la compagnia si è dimostrata comprensiva, affermando che i piloti si sentono «una grande famiglia» e che per far fronte alle defezioni sarebbero arrivati “in soccorso” aerei ed equipaggi di altre compagnie del gruppo tedesco. Ma nessuno ricorda casi di piloti o assistenti di volo talmente colpiti dalla tragedia accaduta a colleglli da sentirsi costretti a dare forfait.

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