Giorgio Tirabassi torna con Squadra Mobile su Canale 5

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« E stato come rimettersi un paio di vecchie scarpe. Strausate ma comode, che quando torni a indossarle dici sospirando: “Aaah”!». Giorgio Tirabassi parla così del suo personaggio, Roberto Ardenzi, il «vecchio» poliziotto di «Distretto di Polizia», che torna ora su Canale 5 nella nuova fiction «Squadra mobile», 16 puntate per otto serate. Dall’ultima apparizione di Ardenzi, nella settima stagione di «Distretto», sono passati otto anni. «In realtà in “Squadra mobile” ne è passato qualcuno di più» dice l’attore. «La figlia Mauretta, che gli spettatori hanno visto nascere, adesso ha 20 anni ed è una studentessa universitaria». Nel frattempo l’ex poliziotto del X Tuscolano è stato trasferito alla Dia di Palermo, si è separato dalla seconda moglie ed è appena tornato nella capitale con i gradi di commissario della Squadra mobile di Roma.

L’idea di fare un cosiddetto «spin-off» di «Distretto di polizia», ovvero una serie «derivata», non era stata pianificata fin dall’inizio. Anzi, diciamolo chiaro, dopo sette stagioni Tirabassi era piuttosto stufo di Ardenzi. «Le ultime puntate le abbiamo fatte un po’ per inerzia, un po’ perché erano impegni già presi» racconta. «Eppure, quando qualche tempo fa Pietro Valsecchi, il produttore, mi ha chiamato per offrirmi il ruolo di un commissario in una nuova serie tv sono stato io a dirgli: “Senti, scusa, ma perché non Ardenzi?

Il pubblico ha visto la nascita della figlia, la morte della moglie e l’uccisione del suo miglior amico: un trascorso del genere non può dartelo nessuno sceneggiatore…”».

E così Tirabassi ha deciso di rimettersi le vecchie scarpe. «È vero che sono vecchie e forse pure un po’ passate di moda, ma questo ritorno mi è sembrato una cosa intelligente. Anzi, forse a pensarci bene non è neanche vero che è stata una mia idea, ci siamo arrivati insieme chiacchierando, per deduzione logica». Di conseguenza Ardenzi incrocerà di tanto in tanto i personaggi della vecchia serie. Sulla sua scrivania c’è una foto con Mauro Belli (Ricky Memphis), il grande amico assassinato; di tanto in tanto parla via Internet col figlio Francesco. E in un scena al cimitero, davanti alla tomba della moglie Angela (Carlotta Natoli), rivedrà il collega Parmesan (Roberto Nobile), ormai in pensione.

Ma in «Squadra mobile» il nuovo gruppo di agenti è composto da personaggi inediti, ciascuno dei quali alle prese con questioni e drammi personali. Sandro Vitale (Antonio Catania) è un poliziotto che ha problemi con l’alcol. Mentre Giacomo Polena (Pippo Crotti) è stato lasciato dalla moglie per la propria avarizia. C’è anche mi quartetto di reclute giovani e inesperte. E la quota rosa della squadra è presidiata dall’ispet-trice Isabella D’Amato, interpretata da Valeria Bilello, in prima fila contro la violenza sulle donne. «Una ribelle» la definisce l’attrice. «Una donna ricca di istinto, capace di andare anche contro le regole pur di difendere ciò che è giusto».

Il co-protagonista della serie non fa però parte della squadra di Ardenzi. Si chiama Claudio Sabatini ed è il commissario della Squadra narcotici. I due poliziotti sono amici, collaborano alle stesse inchieste e si fidano l’uno dell’altro. Ma sarà proprio Sabatini a riservare la più amara delle sorprese ad Ardenzi.

A prestare il volto a Sabatini è Daniele Liotti, per la prima volta alle prese con un personaggio davvero infido. «Sì, faccio il cattivo, ma non tagliato con Faccetta» spiega l’attore. «Sabatini è un poliziotto a cui non basta la paga del Ministero, cede alla tentazione e si ritrova nei guai. A poco a poco si trasforma in un delinquente vero e proprio, ma deve affrontare anche i suoi sensi di colpa. Perciò prova continuamente a riscattarsi, a uscire dal girone infernale nel quale si è cacciato, stretto tra i sospetti di Ardenzi e le minacce dei suoi ex complici. Anche alla sua compagna promette più volte di cambiare vita, ma non è facile».

Il bello è che la Taodue, la casa di produzione della fiction, all’inizio aveva chiamato biotti per tutt’altro ruolo. «Mi avevano proposto quello del protagonista, che si sarebbe dovuto chiamare Cattaneo» racconta l’attore. «Quando poi venne deciso di riprendere il personaggio di Ardenzi, il regista Alexis Sweet, che mi aveva già diretto in “Il capo dei capi”, mi buttò ñ: “E se facessi il cattivo?”». E quella che è nata come mia battuta è diventata realtà. «Ormai mi ero quasi affezionato all’idea di interpretare mi integerrimo commissario. Poi ho capito che sarebbe stata una grande crescita professionale calarsi nei paiuri di Sabatini, mi personaggio complesso che la gente amerà odiare».

116 episodi di «Squadra mobile» sono tutti ispirati ai fatti di cronaca degli ultimi amii: casi di femminicidio, stalking, storie di persone scomparse e di infanzia contesa o abbandonata. «È ima serie più noir di “Distretto”. Anche se, secondo me, la parte più tosta di questo telefilm è il racconto del rapporto tra Ardenzi e Sabatini» spiega ancora Tirabassi.

I momenti d’azione certo non mancano e sono stati impegnativi per gli interpreti anche dal punto di vista fisico. «All’epoca di “Distretto” non avevo gli aimi di oggi e certe scene acrobatiche mi pesavano meno» sospira Tirabassi. Che conclude: «Per fortuna ci sono le controfigure e ormai conosciamo un po’ il mestiere. L’esperienza è importantissima per lavori come questo, in cui bisogna andare veloci e girare sette scene al giorno. E magari sono tutte scene intense. Nella stessa mattina ti può capitare una sequenza in cui muore tuo figlio, un’altra in cui sparano al tuo migliore amico e un’altra ancora in cui fai tombola.

Che vuoi farci, .. questo mestiere è fatto così…».

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