Giustizia: l’Italia terzultima in Europa nel 2013

206

La Giustizia italiana risulta terzultima in Europa nel 2013, cui seguono le ultime in classifica, Cipro e Malta.L’Ue raccomanda riforme strutturali. Il grande handicap nel nostro Paese è un sistema giudiziario troppo lento secondo il rapporto annuale della Commissione europea riguardo allo stato della giustizia nei vari Paesi membri.

I dati riportati per l’Italia registrano un peggioramento negli ultimi anni. Mediamente, nell’anno 2013, sono stati impiegati 608 giorni (quasi due anni) per definire una controversia civile o commerciale (ad es. la chiusura di un contratto). I Tribunali in Italia soffrono d’inefficienza cronica. La burocrazia rallenta pesantemente i tempi e ci pone al terzultimo posto per la lungaggine dei processi di prima istanza civili e commerciali.image

 I tempi processuali nella Giustizia italiana si sono allungati gradualmente, parallelamente a ciò che potrebbe sembrare positivo come la presenza aumentata del 15% di donne tra i giudici di Cassazione negli anni tra il 2007 e il 2014. La media nel 2010 era di 493 giorni, nel 2012 di 590. Tempi processuali troppo lunghi che ovviamente coinvolgono e danneggiano l’economia.

 La Giustizia tedesca registra, tanto per fare alcuni confronti, una media di 192 giorni, quella francese di 308 e quella austriaca una media di 135. Un abisso se paragoniamo questi dati a quelli italiani. I dati emersi riguardanti la situazione della Giustizia in Italia porteranno la Commissione europea, secondo quanto si legge in una nota dell’Esecutivo dell’Unione Europea, a tenerne conto in fase di raccomandazioni economiche che verranno presentate a maggio prossimo nell’ambito del semestre europeo, mese in cui insisterà sulla necessità da parte della Giustizia civile italiana di attuare riforme strutturali per rendere il sistema giudiziario più efficiente.

 Le raccomandazioni della Commissione europea sul tema della Giustizia saranno particolarmente forti su questo argomento a maggio e la Commissaria Ue Vera Jourova ha spiegato anche il perché nei dettagli: “La velocità dei processi è uno dei fattori chiave per rendere efficace la giustizia. Le procedure in Italia sono estremamente lunghe e ciò significa anche che il sistema giudiziario non è ‘business friendly’ (a vantaggio delle attività economiche)”.

 Riguardo alla Giustizia italiana è emersa ‘fortunatamente’ solo la media dei tempi processuali: nella realtà, per chiudere un processo penale ci vogliono anche 3 anni e una media di 5 anni per determinare se la condotta di un cittadino rappresenta o no un crimine. La soluzione potrà essere trovata soltanto in una rivoluzione digitale dei fascicoli e in un aggiornamento tecnologico considerando oltretutto che il processo telematico deve puntare anche al risparmio di tempi e costi.

Condividi