Google e i filmati a 360gradi con GoPro, Apple e i visori per iPhone, Facebook e il programma per pc che vede come i nostri occhi

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Un mercato vero e proprio ancora non c’è. Non ci sarà neanche nei prossimi anni: il giro d’affari complessivo di realtà virtuale e aumentata arriverà a superare il tetto del miliardo di dollari a livello globale solo nel 2018. Segnando una percentuale di crescita del 15% rispetto al 2013, come evidenzia uno studio della società di analisi MarketsandMarkets. Ma il potenziale per puntare sul settore c’è, soprattutto se si considera che i due principali segmenti che traineranno la crescita saranno quelli della salute e dellecommerce via mobile. Due settori che tutti indicano come le tendenze del futuro e che, quindi, a saperle cavalcare, potranno regalare percentuali di crescita interessanti.

L’ultimo big a scendere in campo è Google, che nei giorni scorsi ha annunciato l’alleanza con GoPro per il progetto Jump. Alla conferenza degli sviluppatori di San Francisco ha svelato il nuovo gioiellino, una struttura circolare per girare filmati a 360 gradi utilizzando 16 videocamere.

L’obiettivo? Rendere più semplice la registrazione e il montaggio di video basati sulla realtà virtuale da inserire poi su YouTube. Perché lo scopo finale è questo, in attesa che i Google Glass facciano il boom: arricchire la piattaforma video di casa. Ma anche raggiungere nuovi bacini di utenza puntando su progetti educativi. Tra le novità di Mountain View in tema di realtà aumentata c’è anche l’aggiornamento di Cardboard, i visori low cost (in cartone, da 20 dollari) che funzionano inserendoci lo smartphone e che ora sono compatibili anche con gli iPhone. Google fornisce infatti set di visori alle classi per permettere agli studenti di fare gite scolastiche «virtuali», guidati via tablet dall’insegnante.

Mentre Big G guarda a scuole e YouTube, anche Apple e Facebook pensano a come rendersi competitivi. Entrambi i colossi, in realtà, hanno già messo un piede nel nuovo mercato: Cupertino iniziando a progettare un visore per iPhone, MenloPark acquisendo (per due miliardi di dollari) la startup che produce caschi per la realtà virtuale Oculus VR. Entrambi, nelle ultime settimane, hanno completato due nuove acquisizioni per arricchire la loro offerta nel settore. Apple ha scelto la tedesca Metaio. La società, lanciata nel 2003 come «costola» di un progetto Volkswagen, ha dalla sua un bacino di un migliaio di clienti e 150mila utenti in 30 Paesi. Il suo obiettivo è realizzare progetti che trasformino la superficie reale in un screen touch virtuale. E questo, ad Apple, servirebbe per migliorare le sue mappe. Ma anche per entrare in competizione con i Google Glass producendo uno strumento proprio.

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Facebook, invece, ha stupito ancora una volta portandosi a casa la startup inglese Surreal Vision. Fondata otto mesi fa, ha attirato l’attenzione di Mark Zuckerberg con la sua tecnologia che prova a rendere i pc capaci di ricostruire la realtà bene quanto l’occhio umano. Una caratteristica che, integrata ai sistemi già sviluppati da Oculus Vr, li renderebbe davvero competitivi. Perché in effetti, anche se il settore è appena agli albori e di soldi non ne girano ancora moltissimi, anche altri big sono scesi in campo con progetti relativi a realtà virtuale o aumentata. Così Facebook, come Apple e Google, se la deve vedere anche con Sony, Microsoft e Samsung. La società giapponese è al lavoro sul Progetto Morpheus, una tecnologia da integrare alla PlayStation per migliorare l’esperienza di gioco. La sudcoreana, invece, sta aggiornando e migliorando il suo visore Gear Vr con l’obiettivo di introdurre gli utenti alla realtà virtuale.

Mentre Redmont, dal canto suo, punta sul progetto HoloLens per rivoluzionare a 360 gradi il modo in cui ci rapportiamo all’ambiente che ci circonda, sviluppando quindi un progetto che sta a metà strada tra la realtà virtuale e l’aumentata.

Apparentemente nessuno dei big rischia di pestare i piedi agli altri: da Google a Microsoft hanno tutti scelto strade diverse per entrare nel mondo della realtà aumentata e virtuale. Ma, come dimostrano anche le previsioni degli analisti, siamo solo all’inizio. Mano a mano che il giro d’affari aumenterà la competizione si concentrerà intorno ad ambiti più definiti. Ed è probabile che nessuno dei big si tirerà indietro nella nuova corsa alloro.

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