Grillo alla marcia della legalità: fuori la mafia dallo Stato

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«E’ fantastico vedervi qui, ora, insieme a noi e riempire questa piazza per ribadire fuori la mafia da Roma! Fuori la mafia dallo Stato». Beppe Grillo ha accolto così i cinquemila che ieri sera a Ostia hanno dato vita alla Fiaccolata dell’onestà.In piazza dei Ravennati, davanti al monumento-simbolo del Pontile, il leader del Movimento 5 Stelle ha lanciato l’assalto alla conquista di Roma, travolta dallo scandalo di Mafia Capitale. E lo ha fatto da un municipio che da marzo si è liquefatto per le dimissioni del suo presidente, il piddino Andrea Tassone, finito in manette due mesi dopo nella seconda ondata di arresti per la corruzione manovrata da Carminati e Buzzi. «Ci credevo una volta nella sinistra – ha spiegato Grillo – però mi chiedevo come mai non parlassero di alcune battaglie come il voto di preferenza o di mandare via i condannati dal Parlamento. Per poterne parlare a un congresso mi sono dovuto iscrivere al Pd ma non è servito a niente, non mi hanno dato retta». Grillo ha poi incalzato il Partito democratico. «Il vero falso ideologico, oggi, è il Pd», ha specificato puntando il dito verso Roma.

La processione si è mossa dal porto al Pontile, quattro chilometri di Ostia Ponente, centro di disagio sociale, di emarginazione ma anche del dominio dei clan autoctoni del mare di Roma. Il serpentone di uomini e donne, bambini e anziani, ha toccato come in una via Crucis alcuni delle ”stazioni” caposaldo della malavita dura da sradicare: due camion bar totalmente illegali, lo stabilimento confiscato al clan Fasciani, la ex colonia occupata da oltre cento senzatetto a spese del Campidoglio.

L’EPICENTRO Ostia è uno degli epicentri delle scosse telluriche di Mafia Capitale. Il presidente del Municipio è finito agli arresti per l’accusa di aver intascato una tangente di 30mila euro per un appalto da un milione sulla manutenzione del verde e della spiaggia libera assegnato alla cooperativa 29 Giugno. «Salvato’ c’ho un problema» è la frase rivolta a Salvatore Buzzi dal mini-sindaco, emersa dalle intercettazioni e diventata lo slogan di uno dei tanti striscioni che hanno sfilato a Ostia. Dove «l’onestà andrà di moda» e nasce «la lobby delle persone oneste» che vuole «la mafia fori dallo Stato», per restare alle frasi urlate dai manifestanti.

Ed è pure il posto dove il Ministero della Giustizia ha smantellato due presidi di legalità nel giro di due anni: prima la sezione distaccata del tribunale di Roma, poi ad aprile scorso il Giudice di Pace. «Nonostante la sentenza del Tar lo vietasse» sottolinea l’ultimo giudice, Claudio Fiorentino. «Siamo pronti per governare – avverte il deputato Alessandro Di Battista – Dobbiamo liberare Roma dal malaffare, dagli inetti che non si accorgono dei delinquenti e soprattutto dal Pd che è diventato il punto di riferimento del malaffare. Marino non è in grado di governare, perché sta cercando ancora di capire chi all’interno del suo partito è delinquente e chi no».

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