I 5 Stelle crescono e adesso tutti gli altri li corteggiano

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Da Nord a Sud, da sinistra a destra. Tutti a rincorrere i Cinque Stelle, a corteggiarli, a offrirgli voti, assessorati, alleanze. Matteo Renzi continua ostentatamente a snobbarli, ma i grillini che appena sei mesi fa sembravano moribondi ora sono una forza che pesa.

Con cui fare i conti e magari sedersi al tavolo. Perché le cifre di regionali e comunali raccontano che il Movimento comincia ad avere radici solide, ovunque. E che può pure vincere, in quei ballottaggi locali che sono anche la prova generale del ballottaggio per eccellenza, quello dell’Italicum ren-zianissimo. Ieri Umberto Bossi, appena arrivato a Pontida, l’ha buttata lì: “Con questa legge elettorale Renzi farà vincere Grillo”. Nell’attesa, i sondaggi assicurano che il M5s continua a crescere, fino al 26 per cento attestato ieri da Demos&Pi su Re pubblico. Mentre loro, i 5 Stelle, tornati da settimane su tutte le tv (buona idea) si guardano attorno. Incredibile a dirsi, stringono qualche accordo. E sperano nelle Politiche, che Gianroberto Casaleggio fiuta come prossime.

Si sono fiutati a lungo con reciproca simpatia, il Carroccio e il M5S. Grillo lo ripeteva spesso: “La Lega degli inizi stava sul territorio”. Poi furono le Europee, la competizione diretta, la battaglia per accaparrarsi alleati a Bruxelles. Ma il Carroccio a guida Matteo Salvini guarda ai Cinque Stelle, con cui condivide l’ostilità all’euro e molti punti sull’immigrazione, a partire dalla revisione del trattato di Dublino.

E lancia loro segnali: dai territori, innanzitutto. Ha cominciato il governatore lombardo Roberto Maroni aprendo al reddito di cittadinanza, e ha continuato quello veneto Luca Zaia, con plurimi abboccamenti con i Cinque Stelle locali. E nel frattempo è arrivato pure un accordo. A Laives, nell’Alto Adige, il M5s ha sottoscritto un documento di appoggio esterno al sindaco della Lega Christian Bianchi, che si è impegnato a realizzare i 14 punti di programma del Movimento. Operazione definita dal deputato Riccardo Fraccaro, con il mandato di Casaleggio. Parlare di intese nazionali ora pare irreale, anche perché i 5 Stelle sono convinti di potersela davvero giocare da soli con l’Italicum. Ma ieri Salvini sul Corsero ha lasciato aperto uno spiraglio: “Ho chiesto più volte di incontrare Grillo, e mi hanno risposto sempre ‘Non ci interessa’. Ma mai dire mai”.

Emiliano, il dem che sogna l’alleanza con il Movimento Venerdì ha rilanciato: “In giunta potrebbe esserci posto anche per più di un assessore del M5s”. Dalla sera in cui ha (stra)vinto le elezioni, il governatore della Puglia Michele Emiliano offre l’assessorato all’Ambiente al Movimento. Ed è disposto anche a fare di più, pur di lavorare “su punti programmatici” con i grillini, con cui avrebbe voluto l’alleanza in Parlamento già nel 2013. Dal M5s hanno sempre risposto picche. “Ci dia la presidenza del Consiglio” invocano, seguendo la rotta indicata dal blog di Grillo per tutti i gruppi nelle Regioni. Ma Emiliano insiste e insisterà. Perché la sua linea è chiara: rompere ogni ponte con il centrodestra e allearsi con il M5s, anche a livello nazionale. Un progetto alternativo a quello renziano del Partito della Nazione. Proprio come Emiliano è sempre più alternativo all’ex Rottamatore.

Gela val bene uno strappo: l’intesa col centrodestra Ufficialmente non c’è stato nessun patto. Ma certe dichiarazioni e soprattutto i numeri riflettono un’altra verità. A Gela il centrodestra ha votato a ranghi completi per Domenico Messinese, eletto sindaco con quasi il 65 per cento nella città del governatore Rosario Crocetta. Proprio come aveva promesso il coordinatore forzista siciliano, Vincenzo Gibbino, che in cambio aveva chiesto una mano ad Enna, contro il dem Vladimiro Crisafulli. E Crisafulli ha perso. “Nessuna alleanza, solo invenzioni giornalistiche” ha assicurato Casa-leggio. Ma in Sicilia lo scambio ufficioso c’è stato, eccome. Anche se ora, a Gela, Messinese è in discreti guai, visto che non ha la maggioranza in Consiglio, potendo contare solo su 5 eletti del M5s. Lucio Greco (Ncd), che al ballottaggio ha votato pubblicamente il neo sindaco (si fecero assieme un selfie p rima del voto, e i vertici dei 5 Stelle non gradirono) assicura “un’opposizione non preconcetta”. Nel Pd litigano da giorni sulla linea da tenere in Consiglio. Mentre Messinese promette “un’alleanza con i cittadini”. Augurandosi che basti.

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