I becchini che trovarono Marilyn morta: sembrava un’anziana

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«Aveva il viso livido, pieno di chiazze viola. Il collo era gonfio, i capelli crespi. Non li tingeva da tempo». Macabre risuonano le voci di Allan Abbott e Ron Hast, becchini della Hollywood anni Sessanta, mentre al Daily Mail confessano cosa videro quel 5 agosto 1962, quando i telefoni squillarono per comunicare loro l’indirizzo del prossimo lavoro. Fifth Helena Drive, casa di Marilyn Monroe, deceduta, si dice, per un’overdose di Nembutal.

«Quando sollevammo il lenzuolo che ne copriva il corpo, facemmo fatica a credere che fosse proprio Marilyn Monroe. Era irriconoscibile, quasi che fosse un’anziana signora poco avvezza a prendersi cura di sé». Il racconto dei due, gli uomini da chiamare per rimettere in sesto i corpi inermi delle star, fa accapponare la pelle, squarciando in via definitiva il velo di rispetto reverenziale che dovrebbe proteggere la morte da qualsiasi sciacallaggio.

«Le gambe non le depilava da almeno una settimana. Non faceva manicure né pedicure, le labbra le aveva screpolate». Scorrendo l’interminabile articolo comparso ieri sul tabloid britannico, i dettagli si rincorrono. Raccapriccianti quanto numerosi. Abbott e Hast, oggi fiumi in piena, paiono non avere alcuna intenzione di mantenere il riserbo su quanto accaduto quella maledetta mattina, quando si assunsero il compito di vestire la diva ormai morta. «Cominciammo a discutere tranoiper capire come risolvere il problema relativo al gonfiore del collo», raccontano i due, dopo aver precisato che il corpo di Marilyn rimase in mano al medico legale per circa tre ore. «Alla fine decidemmo di praticare un’incisione, così da rimuovere quanta più pelle possibile e poi cucire il tutto. Uno di noi la tenne girata su un fianco, l’altro si occupò della chirurgia. Non fu piacevole da fare né tantomeno da guardare, ma il risultato finale fu piuttosto efficace». Marilyn, da diva qual era, potè portare con sé nella bara i propri gioielli. Ma per i vestiti fu tutto un altro paio di maniche. «L’attrice non indossava mai le mutande e in casa sua non ne trovammo – continuano i becchini – La sua assistente ci consegnò solo qualche vestito e un reggiseno, ma i seni erano troppo piccoli perché potesse andar bene. Dovemmo riempirlo con del cotone».

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