I primi 1000 giorni del bambino

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Dal concepimento ai primi due anni di vita: sono circa mille giorni, importanti non soltanto per lo sviluppo e la crescita del feto e del bambino, ma anche perla sua salute futura. Ciò che accade in questo periodo, infatti, può influenzare la predisposizione a varie malattie da adulti, da quelle cardiovascolari ad alcune malattie psichiatriche, fino a certe forme di cancro.

Per fortuna, non è difficile comportarsi bene in questo periodo: basta soprattutto tenere un corretto stile di vita. E se comunque qualcosa non dovesse andare nel migliore dei modi, niente panico: stiamo parlando di rischi e predisposizioni, non di certezze.

La vita in utero conta anche per il futuro Il primo a rendersi conto che alcune malattie dell’adulto possono affondare le radici anche nella vita prenatale è stato il medico inglese  Javid Parker. Già più di vent’anni fa, Barker aveva osserva lo u n ‘associazione tra il basso peso alla nascita e il rischio di sviluppare ipertensione, diabete o malattie delle coronarie. In altre parole, aveva osservato che chi nasce con un peso inferiore ai 2,5 kg ha qualche probabilità in più del normale di ammalarsi.

All’inizio, l’ipotesi di un’origine fetale delle malattie non era stata presa molto sul serio, ma con gli anni si sono accumulati sempre più dati a sostegno. “Oggi è riconosciuto che la vita in utero e nei primi due anni influenza il rischio di andare incontro a malattie come l’obesità, il diabete, le patologie cardiovascolari” afferma il pediatra Umberto Simeoni, responsabile del Centro ospedaliero universitario di Losanna, in Svizzera, ed esperto di questo ambito di ricerca. Non solo: anche il rischio di allergie, malattie psichiatriche come autismo e schizofrenia, malattie del sistema endocrino come la sindrome dell’ovaio policistico e alcuni tipi di tumore, per esempio quello al seno, sembrano dipendere, almeno in parte, dalla vita prenatale e perinatale. I fattori che influenzano il rischio di malattia I fattori che possono influenzare i primi mille giorni con effetti a lungo termine sulla salute sono diversi.

“Può trattarsi della presenza nell’ambiente di quantità elevate di sostanze inquinanti” dice il pediatra Simeoni. Pensiamo a diossine, pesticidi o i cosiddetti interferenti endocrini, sostanze che interferiscono con il sistema ormonale, ma anche al fumo di sigaretta.

Altri fattori hanno a che fare con l’andamento generale della gravidanza, per esempio, se arriva a termine o se c’è un parto prematuro. O, ancora, con la composizione corporea della mamma nei nove mesi di attesa (e anche prima), dal punto di vista degli ormoni circolanti o delle sostanze nutritive che introduce con l’alimentazione. E naturalmente con l’alimentazione del bambino stesso, nei suoi primi anni.

Di recente, i ricercatori hanno concentrato la loro attenzione sul basso peso alla nascita che, come aveva suggerito Barker, sembra influenzare il rischio di varie malattie. “Questa condizione può dipendere da due fattori” spiega Simeoni. “Il primo è la prematurità, il secondo è una scarsa crescita in utero, che può a sua volta dipendere da vari elementi. Per esempio, da un malfunzionamento della placenta o da una malnutrizione della mamma: se mangia poco o male, con una carenza di nutrienti importanti, come accade spesso nei Paesi in via di sviluppo (ma non solo), al bambino non arriva tutto quello che è necessario”.

Un balletto di geni regolato dall’ epigenetica Ma in che modo questi fattori possono avere conseguenze anche a distanza di tempo? Il punto è che i primi mille giorni sono una finestra temporale importantissima non solo per lo sviluppo immediato del feto e del bambino, ma anche per la programmazione delle attività fisiologiche e biochimiche che dovranno avvenire per tutta la vita nelle cellule del nuovo organismo. Programmazione che dipende anche dal modo in cui sono regolati i geni durante la vita perinatale, attraverso una serie di meccanismi che costituiscono l’oggetto di studio dell’epigenetica, una delle più avanzate frontiere di ricerca in biologia.

“Tutti nasciamo con un corredo genetico fisso, rappresentato dal Dna” spiega Irene Cetin, direttore della clinica ostetrica e ginecologica dell’Ospedale Sacco di Milano. “Anche se i geni sono fissi, però, non è il fatto che siano accesi o spenti: una condizione che varia anche a seconda della fase di vita. Alcuni geni sono accesi in certi momenti e spenti in altri e viceversa. Ecco: durante la vita fetale e nei primi anni, c’è un balletto continuo di geni che si accendono e si spengono.

Perché tutto vada bene, questo balletto deve essere ‘orchestrato’ in modo corretto ed è qui che si inserisce il contributo dell’epigenetica”. Parliamo di meccanismi che modulano l’espressione dei geni, cioè il fatto che siano accesi o spenti, senza modificare la sequenza di Dna, per esempio grazie all’aggiunta o alla rimozione di piccoli gruppi chimici. “Sono meccanismi che lasciano un’impronta duratura sulla programmazione biologica dell’organismo” continua Cetin. “Se vengono alterati, le conseguenze possono farsi sentire anche a distanza di anni e addirittura di generazioni diverse”.

Proprio a questo proposito entrano in gioco i fattori dei quali abbiamo parlato, dagli inquinanti ambientali allo stato nutrizionale della mamma, dal funzionamento della placenta alla prematurità. Infatti, sono tutti fattori che possono interferire con la regolazione epigenetica che avviene nei primi momenti di vita.

Si tratta di rischi non di certezze. Niente ansia Sapere che quello che succede nei primi mille giorni in qualche modo ‘conta’ per tutta la vita può spaventare. Simeoni, però, consiglia di non preoccuparsi troppo. “E giusto sapere come stanno le cose, perché così si può provare a ridurre certi rischi. Però bisogna sempre ricordare che, quando si tratta di salute e malattia, spesso i fattori in gioco sono tanti e quello che accade in pancia o nei primi anni di vita è solo un piccolo tassello di un puzzle complesso, nel quale rientreranno anche la predisposizione genetica individuale, il modo in cui si vive, il contatto anche da adulti con eventuali inquinanti”.

In ogni caso non va mai dimenticato che stiamo parlando di rischi e predisposizioni, non di certezze. Non è detto che un bambino, da grande, si ammalerà per forza di diabete, se è nato piccolo o se la dieta della mamma in gravidanza è stata squilibrata. E al contrario, non è detto che non si ammalerà mai di certe malattie, se nei suoi primi mille giorni è stato tutto perfetto. Semplicemente, partire bene può dare una mano in più. nei primi anni di vita è solo un piccolo tassello di un puzzle complesso, nel quale rientreranno anche la predisposizione genetica individuale, il modo in cui si vive, il contatto anche da adulti con eventuali inquinanti”. In ogni caso non va mai dimenticato che stiamo parlando di rischi e predisposizioni, non di certezze. Non è detto che un bambino, da grande, si ammalerà per forza di diabete, se è nato piccolo o se la dieta della mamma in gravidanza è stata squilibrata. E al contrario, non è detto che non si ammalerà mai di certe malattie, se nei suoi primi mille giorni è stato tutto perfetto. Semplicemente, partire bene può dare una mano in più.

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