I profughi fruttano il triplo dei clochard

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Le due facce della solidarietà. Nel senso: mediamente le Onlus e le Coop che ospitano i migranti ricevono, dalle patrie casse, 30 euro al giorno (a profugo, s’intende). Per i senzatetto, invece, quella cifra scende a meno di un terzo. Un esempio? A Milano, la convenzione che il Comune ha sottoscritto con la Prefettura per l’accoglienza di esuli e immigrati garantisce un contributo, appunto, di 30 euro netti: lo ammette senza troppi giri di parole anche l’assessorato alle Politiche Sociali di Palazzo Marino. Fuori dagli accordi per così dire istituzionali, quelli cioè che non vincolano il Comune, ci sono Onlus che arrivano a prendere 32,9 euro, questione di qualche spiccio in più. Eppure le stesse associazioni che hanno tra i loro servizi anche l’assistenza a clochard e indigenti di Piazza Duomo e dintorni per questo genere di soccorso hanno un rimborso giornaliero di appena 9 euro, quando va bene e solo nei mesi più critici.

Già: «L’asimmetria è di quelle gravi», racconta Andrea Mascaretti, consigliere comunale a Palazzo Marino in quota Forza Italia, «È uno scandalo che il governo di questo Paese metta a disposizione per gli immigrati una quantità di soldi che non è in grado di garantire ai suoi cittadini». E aggiunge, facendo un rapido calcolo: «Trenta euro al giorno significa 900 euro al mese, quasi il doppio rispetto alle pensione minima garantita dallo Stato. Senza contare la condizione dei poveri, che è anche più grave: 7 o 9 euro al giorno, addirittura c’è chi ne prende solo 5 e soltanto nel periodo invernale, di certo non sono un aiuto adeguato per uno Stato che si dice civile».

Ricapitolando: mentre per i profughi che sbarcano a centinaia sulle nostre coste si stanziano quote di 30 euro al giorno, il Comune di Milano, e solo durante la cosiddetta “emergenza freddo” che dura dal 15 novembre al 15 marzo, dà ai senza fissa dimora un contributo quotidiano medio di 7 euro. Ma si sa, di scandali legati al sistema accoglienza ne abbiamo i giornali pieni.

Certo, si tratta di due programmi diversi e differenti. Il primo (quello degli aiuti ai profughi) è finanziato direttamente dallo Stato; mentre il secondo (il programma di assistenza per i senzatetto), almeno nel capoluogo lombardo, è un’attività del Comune che si ripete di anno in anno. Ma a sovrapporre le righe qualche dubbio viene. Anche  perché nella diaria quotidiana del migrante sono ricompresi una serie di servizi che ad accattoni e mendicanti in genere sono negati.

Appunto. Una circolare datata luglio 2014 chiariva già un anno fa come stavano le cose. Per quanto riguarda i disperati che arrivano sui gommoni della speranza in Italia «l’importo per il servizio di accoglienza è di 30 euro oltre Iva», diceva quella paginetta scarsa firmata dalla Prefettura e «comprende il vitto (rispettoso dei principi e delle abitudini alimentari dei migranti, manco a dirlo) e l’alloggio». Poi via, con una serie di utilità garantite ai profughi e solo a loro, come: «l’assistenza alla persona, compresa la mediazione linguistica, l’informazione, l’orientamento e l’assistenza alla formalizzazione della richiesta di protezione internazionale». Ancora:

«il servizio di pulizia, la fornitura di biancheria e l’abbigliamento adeguato alla stagione”, ma anche “prodotti per l’igiene (shampoo, sapone, spazzolino e dentifricio), un pocket money di 2,50 euro al giorno e una tessera di ricarica telefonica di 15 euro all’ingresso».

Con qualche piccola differenza che varia da convenzione a convenzione (all’ombra della Madonnina, ad esempio, quei pochi spicci per le spese giornaliere non sono contemplati nella diaria per i migranti, come avevano sottolineato dai piani alti dell’assessorato alle Politiche sociali di Palazzo Marino già qualche mese fa), il succo del discorso non cambia. Clochard e senzatetto non se la passano bene. Anzi. Quest’anno nel solo capoluogo lombardo il progetto deliberato dalla giunta arancione per i più bisognosi ammontava a 1 milione e 100mila euro complessivamente, di cui solo 152mila venivano da Roma. E in quella cifra erano compresi servizi come le ronde sociali sui mezzi pubblici durante la notte, un tesserino identificativo per poter accedere ai servizi assistenziali che altrimenti sarebbero impediti visto che un senzatetto non ha una residenza riconosciuta e qualcosa come 2700 posti letto. Niente abiti pesanti per l’inverno, niente biancheria pulita, men che meno ricariche telefoniche o spicci per le esigenze quotidiane. Il kit igienico va solo a quelli più fortunati e i pasti che spettano ai poveri sono esclusivamente la colazione e la cena: a pranzo comunque devono arrangiarsi.

E finisce che le associazioni che si occupano dei senzatetto nei mesi estivi non percepiscono un centesimo, tanto che alcune di queste sono costrette a chiedere ai loro assisiti un contributo di 50 euro mensili per far fronte alle spese più banali. Non tutti possono pagare, ovvio, e quell’apporto è richiesto solo a chi è in grado di sostenere una cifra simile: ma anche il solo fatto che esista una necessità del genere la dice lunga. Il Comune di Pisapia non aiuta, o meglio aiuta poco: «Durante l’anno ci sono alcune strutture come la casa di accoglienza di viale Ortles dove garantiamo assistenza e servizi», dicono da Palazzo Marino, «mentre durante il piano freddo facciamo ricorso a molte strutture a bassa soglia con un regime di assistenza bassa: in sostanza chi ne ha bisogno resta lì solo la notte e gli diamo la colazione». «Ma il piano freddo è un’emergenza», chiariscono subito.

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