Il boia Jihadi John è in Libia L’Isis minaccia: Roma arriviamo

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Jihadi John, il boia mascherato dell’Isis, è scappato in Libia. Per sottrarlo dai riflettori in Siria, dopo che l’analisi dei suoi video da decapitatore aveva rivelato sotto il cappuccio l’identità del 26enne Mohammed Emwazi, nato in Kuwait, cresciuto in una famiglia borghese a Londra e laureato in informatica alla University of Westminster?

Oppure perché, al contrario, la Libia per l’Isis sta diventando un fronte sempre più importante come trampolino per l’annunciato assalto a Roma, e dunque si prevede la possibilità di un intenso impiego delle sue competenze di carnefice? Le fonti dei Servizi Usa che hanno lasciato filtrare l’informazione ai tabloid inglesi Sunday Express e Daily Mail sembrano in effetti orientate soprattutto sulla prima ipotesi.

Dopo la sua identificazione la zona in cui si presumeva la sua presenza era stata innaffiata di missili, dal filmato della decapitazione dell’ostaggio giapponese Kenji Goto lo scorso gennaio non si era più visto, e per questo si era pensato a una sua morte. Invece si sarebbe trattato di una strategia di protezione: ma i servizi Usa sono molto prudenti, e non escludono che Jihadi John abbia intanto lasciato anche la Libia. «La sua identificazione da parte della stampa ha tolto alone di mistero alla sua immagine di “uomo nero” e sebbene sia stato preso di mira con missili convenzionali, non abbiamo avuto conferma di averlo colpito», ha spiegato la fonte.

«Abbiamo intercettato una comunicazione in cui si affermava che Emwazi era in Libia e che era rimasto lì per giorni». Prima del giapponese Emwazi si era fatto filmare durante le uccisioni dei giornalisti James Foley e Steven Sotloff, del cooperante David Haines e del tassista Alan Henning. Il soprannome di Jihadi John gli era stato dato da un gruppo di ostaggi, che colpiti dagli inconfondibili accenti britannici di quattro jihadisti li avevano ribattezzati “The Beatles”.

La Libia, d’altra parte, questo momento è in effervescenza, si parla in continuazione della possibilità di un intervento multinazionale, e l’Ue ha infine dato via libera a una missione navale contro il traffico di migranti nel Mediterraneo. Davanti alle coste libiche c’è stato anche un attacco con armi da fuoco contro un gommone carico dimigranti diretti verso la Sicilia uno dei quali è stato ucciso mentre un altro è stato ferito.

Nel frattempo, in un video di circa 15 minuti il Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi rivolge l’ennesimo messaggio all’Italia. Significativo titolo: «La Libia è nostra prendiamoci Roma». Il video ricorda infatti che la Libia non è lontana da Roma, e che l’espansione dello Stato islamico è solo una tappa prima di entrare nella Capitale. Inoltre minacciando un’invasione a breve; dicendo che il lavoro della diplomazia internazionale non fermerà l’espansione dell’I-sis, che ha già inviato i suoi emissari in Italia. In effetti fonti interne alla comunità islamica italiana hanno segnalato che in moschee periferiche, in occasione del Ramadan, sono giunti alcuni imam itineranti tra cui un libico dalla dubbia reputazione. Un personaggio che che durante il sermone parla in un modo tranquillo, ma in privato usa dei toni decisamente più accesi. Dopo di lui, ci ritroveremo in casa anche Jihadi John?

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